San Vittore nel caos: tra rivolta, violenza e le rivendicazioni dei detenuti

Scontri e violenza. Dentro e fuori dal carcere di San Vittore. La protesta è legata alle limitazioni dovute alla diffusione del Coronavirus, ma potrebbe esserci di più: da tempo i detenuti chiedono più tutele e un sistema sanitario più idoneo.

La protesta di San Vittore. Lo scatto è preso da IlMessaggero.it

Questa mattina un gruppo di detenuti ha dato vita ad una vera e propria rivolta nella casa circondariale di San Vittore a Milano. Secondo le informazioni disponibili, i danni provocati all’interno della struttura sarebbero abbastanza gravi. Oltre a salire sul tetto come segno di protesta, i reclusi avrebbero danneggiato gravemente diverse celle del terzo e del quinto braccio, ferito due infermerie e distrutto arredi. In aggiunta, i detenuti avrebbero anche acceso roghi dando fuoco a coperte, materassi e tutto quello a cui potevano appiccare le fiamme.

La protesta arriva a seguito delle restrizioni dovute alla diffusione del Coronavirus, ma potrebbe esserci di più: i detenuti chiedono più tutele e migliori condizioni sanitarie.

Rivolta a San Vittore: la ricostruzione

Secondo le prime ricostruzioni sembra che la rivolta sia partita da alcuni detenuti del terzo raggio, a cui si sarebbero aggiunti quelli del quinto, mentre i reclusi delle altre sezioni avrebbero partecipato alla protesta esclusivamente con la cosiddetta “battitura” contro le inferriate e le porte delle celle, o esponendo stracci in fiamme dalle finestre. 

Fortunatamente non si registra nessun ferito, ma le autorità stanno valutando l’eventualità di trasferire diverse persone in altri penitenziari. Su questo però non ci sono notizie certe.

Dopo i fatti, a San Vittore è arrivato, scortato dalla polizia, il pm Alberto Nobili, coordinatore della sezione distrettuale antiterrorismo della procura, che ha incontrato i vertici della casa circondariale.

La solidarietà da parte degli anarchici

C’è stata anche solidarietà per i rivoltosi. Fuori dal carcere, mentre era in corso la protesta, si è radunato un gruppo di anarchici che ha scandito slogan e ha cercato di interloquire con i detenuti sul tetto, controllati a vista da poliziotti e carabinieri in assetto antisommossa.

Fuori da San Vittore quest’oggi c’era anche il fotoreporter Gabriele Micalizzi che ha ripostato sulle sue storie Instagram alcuni scatti fatti durante la protesta.

“Gli anarchici dei centri sociali sono venuti fuori da San Vittore – ci ha raccontato Micalizzi – per supportare la protesta dei detenuti. Non volevano far passare un pulmino della polizia penitenziaria che era arrivato per aiutare a gestire la situazione. Ci sono stati un po’ di scontri”.

Gli sconti. La foto è una schermata presa da una storia IG di Gabriele Micalizzi
I detenuti sul tetto fotografati da Gabriele Micalizzi.

Proteste nelle carceri di tutta Italia. Perché?

La protesta sembra essere nata a seguito delle limitazioni dei colloqui con i familiari dopo la diffusione del Coronavirus. I detenuti hanno contestato tutte le ultime misure restrittive contenute nel decreto approvato dal governo lo scorso sabato 7 marzo: isolamento per i detenuti sintomatici e obbligo di svolgere i colloqui in modalità telefonica o video. Il decreto, inoltre, ha limitato i permessi e la libertà vigilata.

Nella giornata di oggi la rivolta ha coinvolto quasi trenta istituti di pena italiani (come CiSiamo.info ne abbiamo parlato qui). I detenuti di tutta Italia chiedono più tutele, una gestione migliore del “sovraffollamento” e un trattamento sanitario più idoneo per i soggetti tossicodipendenti, che rappresentano un quarto della popolazione detenuta.

Da tempo, anche le associazioni che si occupano di carcere, come ad esempio Antigone, chiedono di adottare “provvedimenti capaci di ridurre il flusso in ingresso e di aumentare quello in uscita”.