Il lavoro non si ferma: smart working per contenere il virus

Armani al personale dichiara: "Coinvolto dalla misura, presa per fronteggiare l’emergenza coronavirus, non saranno trattenute le ferie".

Banca Unicredit (Ph. by Jeff Tumale on Unsplash)
Banca Unicredit (Ph. by Jeff Tumale on Unsplash)

Moltissime sono le aziende dell’hinterland milanese che, laddove sia possibile, hanno deciso di optare per una politica di massimo incentivo allo smart working (lavoro da casa).  Nel giorno in cui le istituzioni decidono misure drastiche per limitare la diffusione della malattia nelle Regioni del Nord, anche il tessuto economico milanese risponde. Contribuisce alla linea guida di limitare il più possibile la mobilità e l’aggregazione delle persone.

Smart working: Heineken e Luxottica lo adottano mentre Armani chiude gli uffici

Heineken (Sesto San Giovanni) chiede a tutti di i dipendenti, per quanto possibile, di lavorare da casa. La stessa cosa accade a Luxottica e Zambon (casa farmaceutica a Bresso, alle porte di Milano). È una sorta di onda di senso civico da parte di chi guida le grandi aziende. In città sale l’allaerta per il primo contagio accertato: un medico dermatologo del Policlinico è risultato positivo al coronavirus.

Giorgio Armani ha deciso di chiudere per una settimana gli uffici di Milano e le sedi di produzione in Lombardia, Emilia-Romagna, Veneto, Trentino Alto Adige e Piemonte. Al personale dichiara: “Coinvolto dalla misura, presa per fronteggiare l’emergenza coronavirus, non saranno trattenute le ferie”. Dirigenti e responsabili dovranno restare reperibili. Armani ha anche presentato la collezione della linea con una sfilata a porte chiuse, scelta seguita anche da Laura Biagiotti.

Le istituzioni vogliono ridurre gli spostamenti e l’affollamento

Con la sospensione delle lezioni, degli esami e delle lauree nelle università, le istituzioni hanno lavorato sull’idea di ridurre gli spostamenti e l’affollamento. Le aziende si sono adeguate. Nella nota interna inviata ai propri lavoratori Unicredit spiega: “Abbiamo chiesto ai dipendenti che lavorano, vivono o hanno visitato zone interessate dal fenomeno nelle ultime due settimane di rimanere a casa per almeno 14 giorni (lavoro da remoto o permesso retribuito)”.

Lo stesso vale per chi ha situazioni di salute già complesse o per i pendolari che viaggiano in zone vicine ai focolai dell’epidemia. “Incoraggiamo tutti questi dipendenti insieme a quanti lavorano negli uffici centrali delle città dove è stata annunciata la chiusura delle principali istituzioni pubbliche (scuole, università), a utilizzare ove possibile sistemi di lavoro alternativi, previa autorizzazione del proprio manager, come il lavoro da remoto“.

Elena Siotti
Sono Elena, ho 22 anni e frequento il terzo anno della facoltà di scienze della comunicazione presso l'Università degli Studi dell'Insubria. Poter scrivere per Ci Siamo.info rappresenta per me un grande traguardo e spero che sia il primo di tanti altri.