Coronavirus, c’è il primo caso in Africa: Oms preoccupata

Solo sette laboratori in tutto il Continente sono in grado di eseguire i test in caso di sintomi ritenuti sospetti

Coronavirus
Foto: Pixabay

Il Coronavirus è arrivato anche in Africa. Ufficializzato il primo caso, in Egitto, come rivelato dal Ministro della Salute egiziano. Al momento si conoscono ancora pochi dettagli sull’identità della persona interessata: si sa solo che si tratta di uno straniero, che sta ricevendo tutta l’assistenza necessaria grazie a un ricovero in isolamento.

Il ministro, in una nota, ha spiegato di aver immediatamente informato l’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) e di aver preso tutte le misure necessarie per prevenire la diffusione del virus. 

La preoccupazione dell’Oms

Pur trattandosi al momento di un solo contagiato, la situazione non deve essere sottovalutata. A sottolinearlo è Michel Yao, responsabile Oms delle operazioni di emergenza in Africa, che già nei giorni aveva invitato a essere cauti e a non escludere il rischio (gran parte dei Paesi del Continente sono partner della Cina): “Casi di contagi potrebbero verificarsi in qualunque momento, e la maggior parte degli ospedali non sarebbe in grado di far fronte a un numero elevato di pazienti bisognosi di cure intensive”.

Si continua comunque a vigilare, in attesa di capire come possa evolvere la situazione: su 45 casi sospetti segnalati all’Oms da Etiopia, Costa d’Avorio, Ghana, Botswana e Burkina Faso, 35 sono risultati negativi e una decina di persone sono tutt’ora in quarantena, in attesa dell’esito dei test.

Ma il timore che il problema possa allargarsi in tempi brevi è forte. “È la mancanza di reagenti per testare il virus che sta ritardando la capacità dei Paesi africani a confermare casi, per questo stiamo lavorando tutto il giorno per assicurarci che li ricevano e per dispensare corsi di formazione” – ha sottolineato Yao.

Al momento sono solo sette i laboratori presenti in tutto il Continente africano a poter eseguire i test in caso di sintomi sospetti; il rischio concreto è che possano avvicinarsi a noi persone che non sanno di avere contratto il morbo.