Igor il russo, arriva la condanna per i due tentati omicidi in Spagna

Lʼaccusa per Igor il russo aveva chiesto 22 anni e 10 mesi, per il tentato omicidio di due persone, un agricoltore e un fabbro, nel 2017.

Igor il russo
Igor il russo

È arrivata la condanna per Norbert Feher, meglio conosciuto come ‘Igor il russo’. Per il tentato omicidio di due persone, un agricoltore e un fabbro, dovrà passare i prossimi 21 anni in carcere. Il reato contestato risale al 5 dicembre 2017 ed era stato commesso Albalate del Arzobispo (Aragona). L’accusa aveva chiesto per il killer serbo 22 anni e 10 mesi.

Igor il russo, arriva la condanna per i due tentati omicidi in Spagna

Non si sa ancora se il suo avvocato spagnolo, Manuel Zapater, deciderà di presentare appello. Spera in un ulteriore sconto di pena visto che Igor ammise le sue responsabilità fin dal momento dell’arresto, avvenuto il 15 dicembre del 2017, dopo aver ucciso tre persone, un agricoltore e due agenti della della Guardia civil. Come riporta il Corriere della Sera, il processo per i tre omicidi comincerà in primavera.

Igor il russo è atteso a processo anche in Italia. Nel nostro Paese dovrà rispondere di tre rapine, commesse nell’estate del 2015, con la banda composta insieme ad Ivan Pajdek e Patrick Ruszo. Lo attende anche il processo d’Appello a Bologna, per gli omicidi dell’aprile 2017 della guardia volontaria Valerio Verri e del barista Davide Fabbri. In primo grado Igor è stato già condannato all’ergastolo.

La testimonianza di Alessandro Colombani

Per le rapine del 2015, Igor ha parlato quest’oggi, lunedì 3 gennaio, in videoconferenza dal penitenziario di Texera. “Sì è la sua voce. L’ho riconosciuta dalle poche parole. Ricordo quel tono di voce sulle mie orecchie, 5 anni fa, quando venni aggredito e bastonato”. Queste le parole di Alessandro Colombani, che a Villanova di Denore venne rapinato, bastonato e massacrato di botte per il bancomat e 70 euro in contanti. “Sono un sopravvissuto e oggi in questa aula sono tornato indietro nel tempo, a 5 anni fa, perché quella cicatrice è sempre aperta. Sono i fantasmi che ricompaiono. Una cosa che ti rimane tutta dentro che ha cambiato il corso della mia vita e da sopravvissuto oggi sono qui per testimoniare e chiedere giustizia per quelli che non ci sono più”.

Mattia Pirola
Nato il 18 luglio del 1990, vivo da sempre nella tranquilla Cassina de' Pecchi, alle porte della ben più caotica Milano. Con una laurea in Storia ho soddisfatto la mia voglia di conoscere il passato e con l'attività giornalistica la necessità di analizzare il presente, ben consapevole che questa epoca sarà ricordata per le sue innumerevoli contraddizioni.