Veronica Panarello, la Cassazione: “era lucida e cosciente”

Rese note le motivazioni della sentenza della Suprema Corte, che ha confermato la condanna a 30 anni di reclusione senza alcuna attenuante

Veronica Panarello

La vicenda giudiziaria di Veronica Panarello, che sta scontando una condanna a 30 anni di reclusione per avere ucciso il figlio Loris quando aveva solo 8 anni nel novembre 2014, può ormai considerarsi conclusa. La Cassazione ha infatti confermato poche settimane fa quanto era già stato deciso nei due precedenti gradi di giudizio e non ha voluto concedere alcuna attenuante alla donna. Solo ora veniamo a conoscenza delle ragioni di questa scelta da parte della Suprema Corte: la sua condotta, secondo i giudici, è infatti stata “lucida e cosciente.

Un omicidio gravissimo

Sono state rese note le motivazioni della condanna inflitta a Veronica Panarello, ritenuta colpevole dell’omicidio del suo bambino, oltre ad averlo abbandonato in un canalone poco distante da casa. Il quadro che emergerebbe dalla sentenza della Suprema Corte fa emergere il quadro di un’assassina che ha agito senza particolari scrupoli. Un modo di agire che farebbe rabbrividire chiunque, ma ancora di più se si è tolto la vita in modo crudele a chi si aveva generato.

La condotta posta in essere dall’imputata subito dopo l’omicidio del figlio – si legge nella sentenza – risulta lucidamente finalizzata al depistaggio delle indagini che sarebbero inevitabilmente seguite una volta scoperta la morte del bambino, con la immediata – si legge ancora nella sentenza – risoluzione di disfarsi del cadavere del figlio buttandolo in un canale in una contrada periferica, con la simulazione di una violenza sessuale ai danni del piccolo, con il disfacimento degli oggetti adoperati per commettere il delitto o comunque a esso riconducibili”.

Nessuno stato confusionale

Nemmeno il tentativo del suo difensore, l’avvocato Villardita, di sostenere che la donna non fosse completamente capace di intendere e di volere al momento dell’omicidio è quindi andato a buon fine. Solo un’eventuale revisione, ipotesi al momento remota, potrebbe quindi permetterle di ottenere uno sconto di pena.

Veronica Panarello, – conclude la Cassazione – non versava in stato confusionale, come la stessa ha cercato di far credere mal contrario era perfettamente cosciente e orientata nell’attività di eliminazione delle tracce del commesso reato e di depistaggio delle indagini“.