Bossetti, nuova lettera a Feltri: “Non mi permettono di difendermi”

Massimo Bossetti scrive ancora a Vittorio Feltri dopo il parziale dietrofront della Procura sui reperti: non accetta che non gli sia perfetto di difendersi

Massimo Bossetti il giorno dell'arresto, avvenuto il 16 giugno 2014

Sono ben tre le condanne all’ergastolo nei suoi confronti, ma lui continua a proclamare la sua innocenza. La sentenza è ormai passata in giudicato, ma il team difensivo di Massimo Bossetti continua a lavorare alla ricerca di nuovi indizi che possano portare alla revisione del processo e a mutare una situazione che per ora è definitiva. Anzi, la moglie Marita sarebbe arrivata addittura a ingaggiare “un pool parallelo” che sta operando con lo stesso obiettivo e che è già riuscito a entrare in possesso dei dati grezzi del DNA.

Il carpentiere di Mapello ha più volte ribadito, sia nel corso delle udienze sia dal carcere, di non avere ucciso Yara Gambirasio e ha contribuito (anche se questo ovviamente per lui è pochissimo) a smuovere l’opinione pubblica, che si divide su uno dei casi giudiziari più discussi degli ultimi anni.

Ora l’uomo ha deciso di rivolgersi nuovamente al direttore di Libero, Vittorio Feltri, a cui ha inviato una nuova lettera, dopo quella di qualche settimana fa, per chiedere aiuto.

Bossetti si professa ancora innocente

Difendersi dall’accusa di omicidio di una ragazzina non è mai semplice, ma Massimo Bossetti lo sta facendo sin dal giorno del suo arresto, datato 16 giugno 2014. L’uomo ha sempre sostenuto di non avere mai incontrato Yara Gambirasio, ma di avere conosciuto solo di vista il papà della giovane, Fulvio, cosa del resto piuttosto normale visto che abitavano non molto distanti.

Questo però non è servito e soprattutto il DNA si è rivelato la prova decisiva per arrivare alla condanna all’ergastolo in tutti i gradi di giudizio.

Non manca comunque chi continua a credere all’estraneità dell’uomo. Tra questi c’è Vittorio Feltri, che recentemente aveva sottolineato come ritenesse ingiusto non concedere la ripetizione del test del DNA, idea sempre respinta nel corso delle udienze. Pochi giorni fa sembrava però essere arrivata la svolta: la difesa avrebbe potuto esaminare i reperti, richiesta fatta per provare ad arrivare a una revisione. Ma poi ecco il dietrofront: si può eseguire solo una ricognizione e non un’analisi vera e propria. Una mazzata vera e propria per lui, che ha chiesto a più riprese ai suoi avvocati di non abbandonarlo.

Il grido di dolore di un uomo

Ora Bossetti si appella nuovamente al giornalista, a cui ha scritto una nuova lettera dopo quella di poche settimane fa.

Le chiedo gentilmente di non tralasciar nulla di quanto continuo a dover subire dalla giustizia italiana. Com’è possibile che venga trasmessa alla mia difesa l’autorizzazione da parte della Corte, successiva all’istanza depositata dall’avvocato Salvagni qualche giorno fa, di poter accedere ai reperti, ad indagare sui reperti di Dna ancora disponibili, e ad esaminarli con i miei consulenti; conservandoli per i futuri esami. E dopo 48 ore la procura di Bergamo mi nega di fare ulteriori accertamenti e le dovute indagini sui reperti consentiti, non solo nel fare una ‘ricognizione’ senza poterci mettere mano” – ha scritto il carpentiere.

Proprio l’impossibilità anche solo di provare a dimostrare la sua innocenza è l’aspetto che Bossetti non riesce ad accettare: Scandaloso tutto questo!! Io mi chiedo, come posso difendermi nel provare la mia estraneità, se non mi permettono di difendermi a dovere indagando sui reperti nell’accertare l’assoluta granitica certezza, che quel Dna non mi appartiene. – continua Bossetti – Per favore Dott. Feltri, mi aiuti nel gridare facendosi sentire quanto d’inumano continuo a dover subire, e per quanto tutti noi cittadini “purtroppo” restiamo nelle loro mani. I miei figli soffrono e hanno bisogno del loro padre “.