Caso Yara, nuovo pool difensivo al lavoro: svolta possibile in arrivo?

Yara Gambirasio e Massimo Bossetti

Nonostante tre sentenze all’ergastolo e una condanna ormai passata in giudicato, Massimo Bossetti non si arrende e continua a professare la sua innocenza. Il muratore di Mapello vuole fare il possibile per dimostrare di non essere stato lui a uccidere Yara Gambirasio e si appella ai suoi avvocati che sono pronti a fare il possibile per trovare nuovi elementi che possano portare alla revisione del processo.

A sorpresa, però, la situazione potrebbe essere effettivamente stravolta, ma in una modalità che in pochi si sarebbero aspettati. Come rivelato da Quarto Grado nella puntata andata in onda ieri sera, infatti, Marita Comi, la moglie dell’uomo sarebbe arrivata ad assoldare ormai da qualche mese un nuovo pool difensivo con l’obiettivo di ribaltare uno scenario che, almeno sul piano giuridico appare granitico. Il gruppo di lavoro sarebbe composto addirittura da tredici persone, tra cui due legali, ma fino ad ora preferiscono non uscire allo scoperto, probabilmente almeno finché non avranno nuove carte da poter giocare. Pressoché certa invece la collaborazione di Carlo Infanti, autore del testo “In nome del popolo italiano” uscito poco più di un anno fa e incentrato su uno dei casi giudiziari che ha fatto maggiormente discutere negli ultimi anni. “So di aver trovato molti elementi che, se presentati in aula durante i processi, forse Bossetti non sarebbe in galera…“, scriveva nel libro. Si profila veramente un colpo di scena clamoroso?

Una donna pronta a tutto

Non è semplice uscire allo scoperto quando l’opinione pubblica sembra contro di te e difendere quello che è l’uomo della tua vita e padre dei tuoi tre figli. Ancora di più se l’accusa mossa nei suoi confronti è quella di omicidio nei confronti di una ragazzina. Marita Comi, moglie di Massimo Bossetti, dopo qualche dubbio iniziale (comunque chiarito con il diretto interessato nei colloqui in carcere) sembra invece essere decisa a proseguire su questa strada nonostante siano passati ormai cinque anni e mezzo da quella giornata che ha cambiato il destino della sua famiglia.

La donna continua a fare visita al carpentiere ogni settimana e non sembra intenzionata a mollare. Anzi, ora sarebbe pronta a giocare una carta in più: un nuovo team pronto a fare il possibile per aiutarla a dimostrare l’estraneità ai fatti del coniuge.

Ormai da tempo la donna non rilascia dichiarazioni, ma sarebbe pronta a chiarire la sua posizione con i fatti nella speranza che davvero, quanto possa emergere, possa davvero mutare tutto. Nonostante una sentenza ormai passata in giudicato.

Nuovi DNA porteranno alla svolta?

In attesa di mosse ufficiali, ora è stato Marzio Capra, genetista della difesa, a dare qualche anticipazione sul lavoro che stanno portando avanti in attesa di poter visionare i reperti (nonostante il via libera della Procura di qualche giorno fa, ora sarà possibile solo una ricognizione e non un vero e proprio riesame): “Ci aspettiamo che ci vengano fatti visionare e riesaminare – ha detto ai microfoni di Quarto Grado -. Dalle tracce che troveremo decideremo come muoverci. Ricordiamo che sul corpo di questa ragazza sono stati trovati numerosissimi altri Dna. Da genetisa le dico che due strutture pilifere di un altro soggetto, sotto i vestiti della ragazza, sono importanti quanto il Dna sulle mutandine, però questo non è stato valorizzato”. Il riferimento è ai peli trovati sul corpo di Yara e ai due Dna, uno maschile e uno femminile, repertati in un guanto che la ragazza teneva piegato in una tasca del giubbotto: “Ignoto 1 non è Bossetti? Io dico che ci sono dei dubbi clamorosi che non sono mai stati risolti”.

Il nuovo pool, nel frattempo, si sarebbe comunque già messo al lavoro per scardinare le poche certezze della Procura. Innanzitutto un’analisi che durerà tre mesi, partita lo scorso 26 novembre e che terminerà il 26 febbraio (data di scomparsa e di ritrovo del cadavere) per capire come possa cambiare un campo in un arco di tempo così lungo e verificare quindi se questo possa avere qualche similitudine con la situazione di Yara.

E non è finita qui. Un componente del team avrebbe infatti anche acquistato il furgone da lavoro di Bossetti per effettuare la stessa traiettoria che Bossetti avrebbe fatto quella sera e capire quindi se ci siano incongruenze con il filmato diffuso dagli inquirenti.

Insomma, potrebbe non essere detta davvero l’ultima parola.