Migranti, padre Zanotelli protesta per le loro condizioni: “Razzismo di Stato”

Padre Alex Zanotelli rimane molto preoccupato per le condizioni in cui vivono i migranti in Italia, per questo ha indetto un nuovo sciopero della fame.

Padre Zanotelli
Padre Zanotelli

Padre Alex Zanotelli rimane molto preoccupato per le condizioni in cui vivono i migranti in Italia, per questo ha indetto un nuovo sciopero della fame. “Dopo tre mesi non vediamo segnali forti di discontinuità con le politiche migratorie del precedente governo – dice Zanotelli -. Infatti, il Pd aveva promesso di azzerare i due decreti sicurezza. Purtroppo dopo tre mesi, non vediamo segnali di forti discontinuità.”, lamenta il missionario, chiamando tutti a riprendere con quella forma di protesta ben nota e già utilizzata nel recente passato“.

Migranti, padre Zanotelli protesta per loro condizioni

“Per un anno intero abbiamo digiunato ogni primo mercoledì del mese davanti al Parlamento. Contro i decreti sicurezza di Salvini e contro la sua politica dei porti chiusi”, continua padre Zanotelli all’AdnKronos“Quando lo scorso agosto cadde il governo gialloverde, abbiamo pensato di sospendere il digiuno per vedere se il nuovo governo giallorosso desse segni di discontinuità con le politiche migratorie del precedente governo”.

Dunque il missionario protesta anche contro questo Governo: “Il nuovo ministro degli Interni Lamorgese è stato disponibile a un incontro con le Ong salva-vite. Ma finora le navi con i migranti a bordo hanno dovuto aspettare oltre una settimana, prima che fosse loro assegnato un porto. Come è successo alla Ocean Viking e alla Alan Kurdi. Per i decreti sicurezza, il Pd, a parole, vuole abrogarli, mentre i Cinque Stelle sono spaccati. Eppure è una legge non costituzionale e immorale, perché sancisce che salvare vite umane in mare è reato! Siamo davanti a un vero e proprio razzismo di Stato“.

Poi conclude: “Ritengo che sia importante riprendere il ‘Digiuno di Giustizia in solidarietà con i migranti’ una volta al mese davanti al Parlamento per spingere il governo ad abolire sia i decreti sicurezza che il memorandum perché oggi la Libia è un paese in guerra civile e dove non ci sono ‘porti sicuri’. Dobbiamo decidere insieme se ripartire e farlo con nuova energia e anche con nuove adesioni, soprattutto da parte dei missionari e missionarie operanti in Italia”.

Mattia Pirola
Nato il 18 luglio del 1990, vivo da sempre nella tranquilla Cassina de' Pecchi, alle porte della ben più caotica Milano. Con una laurea in Storia ho soddisfatto la mia voglia di conoscere il passato e con l'attività giornalistica la necessità di analizzare il presente, ben consapevole che questa epoca sarà ricordata per le sue innumerevoli contraddizioni.