Omicidio di Desirée, il pusher dà la colpa ai genitori

Desirée Mariottini, la notte tra il 18 e il 19 ottobre del 2018, è stata violentata e uccisa senza pietà a soli 16 anni da quattro immigrati.

Desirée Mariottini, la notte tra il 18 e il 19 ottobre del 2018, è stata violentata e uccisa senza pietà a soli 16 anni da quattro immigrati. Uno degli imputati, il ghanese Yusef Salia, per bocca del suo avvocato, ha dato la colpo di tutto ai genitori della giovane. Secondo quanto ha riportato il Secolo d’Italia, infatti, quest’ultimo ha presentato una denuncia per abbandono di minore nei confronti dei genitori. Senza vergogna, senza pentimento, almeno uno degli imputati, quindi, dice, in pratica, che i genitori dalla 16enne “se la sono cercata”.

Omicidio di Desirée

Il tutto è successo ieri, martedì 8 ottobre, nel corso dell’udienza di fronte al gup. “Gli imputati – ha dichiarato un testimone – ci impedirono di chiamare i soccorsi per aiutare Desirée“. A questo punto, però, il legale difensore di uno degli imputati ha provato a barare, giocandosi una carta spregevole dalla mano. Appena dopo la deposizione del testimone ha depositato la denuncia contro i genitori di Desiree: abbandono di minore e omessa vigilanza.

I quattro imputati devono rispondere delle accuse di avere drogato e poi stuprato a turno la ragazzina. Gli immigrati avrebbero poi continuato ad abusare di lei mentre stava per morire, agonizzante, per colpa del mix di droghe. Tutti gli imputati sono stati inchiodati da tracce del loro Dna trovato sul corpo della ragazza.

Redazione CiSiamo
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