Maresciallo causa incidente mortale: condannato all’ergastolo della patente

È la prima volta in Italia che viene emessa una sentenza come questa per un reato stradale

Carabiniere
Carabiniere incriminato per la morte di un 15enne

Un maresciallo dei carabinieri accusato di aver causato un incidente mortale è stato condannato all’ergastolo della patente. Si tratta del primo caso in Italia in cui la pena è stata applicata a un omicidio stradale.

Maresciallo causa incidente mortale: la dinamica

Ha patteggiato a un anno e sei mesi, il maresciallo dei carabinieri che ha causato un incidente mortale ed è stato condannato all’ergastolo della patente. Secondo la ricostruzione delle indagini del pm Mauro Clerici, fatta da La Repubblica, la tragedia sarebbe stata causata proprio dall’agente.

Il fatto risale al 18 dicembre del 2017, mentre l’indagato, un maresciallo di 55 anni, era alla guida di una “autovettura di servizio” del ministero dell’Interno. Il carabiniere era lungo viale Tibaldi a Milano, e avrebbe fatto una “svolta a sinistra”, nonostante ci fosse l’obbligo di procedere diritto. La mossa costrinse il giovane sulla moto, che viaggiava in senso opposto, a frenare bruscamente. Il ragazzo perse subito il controllo della moto e cadde a terra. Immediato il ricovero in ospedale, dove però morì a causa delle lesioni riportate durante l’impatto. Il ragazzo si chiamava Nicolò Luckenbach, aveva 32 anni ed era un videomaker e fotografo milanese.

Ergastolo della patente: la sentenza storica

All’inizio era iniziato con l’accusa di omicidio colposo, ma nelle ultime udienze davanti al gup, il pm aveva cambiato strategia e posto il focus sull’omicidio stradale. Una mossa che ha portato a chiudere il processo con un patteggiamento e la condanna all’ergastolo della patente, per la prima volta in Italia. “Lergastolo della patente è una sentenza storica“, ha commentato a Repubblica Domenico Musicco, presidente dell’Avisl (Associazione vittime incidenti stradali).

È un caso che fa scuola e che se non altro fa giustizia, anche se i suoi cari non potranno mai più riabbracciare Nicolò“, ha concluso Musicco, che è anche avvocato della famiglia del giovane. Durante il processo è rimasto al fianco del padre, che si è detto “commosso” alla lettura della sentenza.

Redazione CiSiamo
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