Caso Cucchi, il pm cita il teste: “Era gonfio come una zampogna”

Si è tenuta oggi la requisitoria sul caso Cucchi del pm Giovanni Musarò, che ha citato in aula le parole del teste chiave Luigi Lainà

Caso Cucchi, la requisitoria del Pm
Caso Cucchi, la requisitoria del Pm
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Il caso Cucchi è entrato nuovamente in aula, questa mattina alle 10.30, per la requisitoria del pm Giovanni Musarò. L’udienza per la morte del 31enne Stefano Cucchi, morto nell’ottobre 2009 dopo essere stato arrestato una settimana prima per droga, si è tenuta nell’aula Bunker di Rebibbia, dove il pm ha citato le parole di uno dei teste chiave, Luigi Lainà.

La requisitoria del pm sul caso Cucchi

Stava proprio acciaccato de brutto, era gonfio come una zampogna sulla parte destra del volto”, cita Musarò ricordando le parole del detenuto Luigi Lainà, che incontrò Cucchi il giorno dopo il suo arresto. Il pm ha poi sottolineato un fatto legato alla notevole perdita di peso del giovane durante il periodo intercorso tra l’arresto e la morte. Quando venne arrestato, infatti, il giovane pesava 43 chili e quando morì ne pesava 37. “Questo notevole calo ponderale è riconducibile al trauma dovuto al violento pestaggio, non certo a una caduta come si disse all’epoca. Cucchi perse 6 chili in 6 giorni. Non mangiava per il dolore, non riusciva neppure a parlare bene”, spiega.

Questo sulla morte di Stefano Cucchi è stato un processo kafkiano. Perché c’è stato un depistaggio, in cui si è giocata tutta un’altra partita”, ha detto ancora il pm, davanti al banco degli imputati. Dove sedevano 5 carabinieri, di cui uno, Francesco Tedesco, è il supertestimone. A nove anni di distanza,infatti, ha rivelato che il geometra 31enne venne ‘pestato’ da due suoi colleghi. Proprio questo ribadisce ancora una volta Musarò: “Stefano Cucchi non è caduto accidentalmente, è stato pestato. “Non è semplice sintetizzare due anni di un processo così complicato, dopo la morte di Stefano Cucchi è iniziata una seconda storia, nel frattempo ci sono stati altri processi con imputati diversi, per il pestaggio furono accusati prima tre agenti della penitenziaria e poi i medici dell’ospedale Pertini”, ha concluso.

Elisabetta Riboldi
Nata il 15 luglio 1992, ho seguito il tipico cursus honorum della letterata milanese: diploma al liceo classico G. Berchet, laurea triennale in Lettere Moderne e magistrale in Filologia Romanza presso l'Università degli Studi di Milano. Fervente appassionata di tutte le arti, curioso nelle librerie, alle mostre, nei musei; per quasi dieci anni ho seguito corsi di teatro e, in seguito, di danza ottocentesca. Ma quella stessa curiosità che mi porta a indagare l'arte e la storia mi àncora fortemente all'attualità, di cui cerco di indagare processi e retroscena.