Lettera aperta a un vigliacco, o a una stronza

Lettera aperta
Lettera aperta

Quello o quella, anonimo “compagno cittadino” che ha indirizzato alla Signora Cisint Sindaco di Monfalcone due mail minacciose, consigliandola “di riflettere bene sulle sue scelte da regime color orbace” e di tener presente che “l’Italia è piena di bei distributori di carburante dove….. si possono appendere dei “giustiziati” per i piedi”.

Difficile individuare un mittente anonimo, vigliacco e tracotante

Al limite può anche essere una signora, non meno vigliacca, ma anche stronza se il suo livore nasce per esempio, all’interno del mondo scolastico, che ne ha già fatte fuori due: quella che gridava alla polizia “dovete morire” e l’altra che twittava “uno di meno” sul carabiniere ucciso a Roma. Quel vile, se uomo lo sfiderei a duello, come s’usava un tempo “tra uomini”, non all’arma bianca o alla pistola, che non s’usa più e qualcuno può farsi male, ma a parole: idee, concetti, pensieri, ammesso che più che scrivere nascondendo la penna e la mano, egli – o ella – sappia anche dare un senso al suo elucubrare arroganze “dannate”. Ad una “lei” così livorosa e perfida non saprei trovar altro che una solenne sculacciata, visto che le signore non si battono neanche con un fiore. Al contrario di quel modo nascosto il nome e il viso di chi scrive sono sul giornale. Eventuali minacce hanno la porta aperta e la destinazione facile. Avanti!

Intanto il/la vile è anche ignorante: l’orbace non è un colore, ma un tessuto: di lana, tradizionale in Sardegna, adottato dal regime fascista per le mantelle e le uniformi del colore di quel tempo andato. Anche in materia di giustizia ha idee confuse: i condannati a morte sono giustiziati solo dopo che la condanna sia emessa da un qualsiasi tipo di tribunale o giudice “abilitato” ad infliggere quella pena. E’ sempre stato così, in Grecia a Roma e dopo. Anche la ghigliottina tagliava solo teste processate

Stiamo parlando di una Signora che è anche un Sindaco

Minacciata, come persona, come donna e come presenza istituzionale della Repubblica italiana. La minaccia è reato penale:“delitto contro la libertà individuale della persona”, E’ punito nei casi più gravi con la reclusione fino ad 1 anno. Da questa vigliaccata con minacce di morte, “giustiziata” e “appesa per i piedi dal tetto di un distributore di carburanti”, come quei sinistri figuri al piazzale Loreto fecero con un’altra signora rea di nulla se non d’amare, con la gonna rivoltata in basso e pube al vento finché una mano pietosa con una spilla interrompe lo spettacolo. Il ricordo del tempo di quella piazza, evidentemente indelebile nelle menti, è diventata capitolo storico, colorato di nero o di rosso, seconda l’inclinazione e l’insegnamento ricevuto e la propria crescita culturale. In molti giovani può aver fatto presa e anche tra loro si potrebbe annidare l’autore nascosto

La memoria del luogo e del modo di impietosa “ giustizia”, nell’ardita citazione, sono così puntuali da far immaginare un superstite protagonista di quegli anni, e della spregevole vigliacca piazzata, o in alternativa far pensare al solito nipote del nonno che c’era, come quelli che sfilano col foulard da partigiano nei cortei dell’ANPI, che capelli bianchi in prima fila, non ne può più mettere che pochi. O ancora, alle lezioni di storia italiana particolarmente incisive in una mente giovane e debole, con commenti di parte: proprio quelle “avvelenate” denunciate e osteggiate dal Sindaco.

Non bisogna essere “di destra” per condannare la viltà

Che può essere maschile, femminile, o anche giovanile nel caso in cui “cattivi maestri” anziché dar conoscenza, sapere, cultura e disciplina, indottrinino le menti loro affidate verso una visione del mondo rivolta in direzione partigiana, chiusa all’obiettività di giudizio e al rispetto delle persone e delle leggi, al vero progresso civile, ammalando le coscienze e comprimendo l’apertura al mondo. Come una sinistra retrograda e fuori tempo, spesso tenta di riprendere, non avendo di meglio nei cervelli offuscati dall’ideologia, spesso mal digerita e comunque invecchiata.

Al Sindaco, con rispetto e solidarietà, l’augurio che il vile sia individuato e punito come merita

Ennio Testa
Nel mezzo del cammin di… sua ottava decade, e non sentirsela addossol, dopo averne viste, sentite, vissute, lette e meditate di tutti i colori, di luce e di buio. Nato e vissuto a Roma, la città del cuore, di cui ama persino i “sanpietrini”, con ascendenze e attiva tradizione milanese, trasferito poi nelle terre etrusche altrettanto amate. Libero e vagabondo ha calpestato e conosciuto le vie di tutta l’Italia e della mezza Europa dove l’impegno l’ha portato, sommando esperienza e saperi che oggi l’aiutano a scrivere.