Open Arms, decimo giorno in mare: “Vergogna Europa”

Open Arms ha scritto l'ennesimo tweet per comunicare la situazione ha bordo della nave: "Decimo giorno a bordo, una caldissima domenica di agosto."

Richard Gere a bordo della Open Arms
Richard Gere a bordo della Open Arms
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Open Arms ha scritto l’ennesimo tweet per comunicare la situazione ha bordo della nave: “Decimo giorno a bordo, una caldissima domenica di agosto. Resistiamo, abbiamo 160 motivi per farlo. 160 esseri umani che hanno il diritto di sbarcare in un porto sicuro. Vergogna Europa.#megliomultatichecomplici”.

Open Arms, decimo giorno a bordo

Solo qualche ora fa, la nave, che ospita centinaia di migranti, aveva ricevuto la visita di Richard Gere. L’attore era in vacanza a Roma con la sua famiglia, quando è stato chiamato dlla Open Arms ferma da giorni al largo di Lampedusa. “Sono venuto a Lampedusa solo per aiutare queste persone. Anche negli Stati Uniti la gente che arriva dal Messico, da Panama, dall’Honduras da El Salvador viene demonizzata: è ora di dire basta”.

“Sono venuto spontaneamente – ha dichiarato – nessuno ha richiesto la mia presenza. Amo moltissimo gli italiani, il vostro spirito, la vostra anima, la vostra generosità e anche la gioia di vivere. Eppure sto notando che qualcosa è cambiato. Quando ho sentito quanto stava accadendo e del decreto passato in Italia, non potevo credere che i miei amici italiani potessero tirare fuori questo odio. Open Arms l’ho conosciuta qualche anno fa a Barcellona. Non è la prima volta che vengo a Lampedusa, ho già visitato l’hotspot tre anni fa e ho conosciuto le sofferenze di coloro che chiamano migranti, ma che sono dei rifugiati”.

La replica a Salvini

L’attore infine ha anche risposto a Matteo Salvini: “Non sono interessato alla politica italiana; anch’io vengo da un Paese dove c’è una situazione bizzarra. Sembra che ci sia una generazione di politici che mette la propria energia nel dividere le persone. Ma siamo tutti interdipendenti. Molte di queste persone hanno viaggiato sulle barche, sono state riportate in Libia, torturate e poi di nuovo si sono messi in cammino. Se non ci fosse stata l’Open Arms queste 121 persone sarebbero morte”.

Mattia Pirola
Nato il 18 luglio del 1990, vivo da sempre nella tranquilla Cassina de' Pecchi, alle porte della ben più caotica Milano. Con una laurea in Storia ho soddisfatto la mia voglia di conoscere il passato e con l'attività giornalistica la necessità di analizzare il presente, ben consapevole che questa epoca sarà ricordata per le sue innumerevoli contraddizioni.