È bastata una “zingarata” a scatenare, dopo i giudici di Roma anche i soliti noti furiosi, sempre “contro”

Sono sempre Loro. Ormai signori e padroni dei media: i “principi rossi” del livor furente. Hanno un’opinione sola, una sola verità, la loro: decisa, indiscutibile, affermata e “rivelata” evangelicamente al volgo in ascolto.

Matteo Salvini
Matteo Salvini
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Il fatto. La notizia comincia a circolare subito dopo la dichiarazione anti-Salviniana di una gentile signora, nomade secondo la tradizione, ma di fatto “residente” in una casa “di mattoni” costruita, intonacata e ben dipinta, abusiva secondo la legge, edificata dal marito, reo confesso del reato, con denaro raccolto rubando e impiegando in edilizia privata i proventi del furto, costante e consolidato “mestiere“ praticato dal signore. La famiglia, di etnìa Rom o Sinti, o diversamente non definibile secondo la recente sentenza dei giudici del Tribunale di Roma che ha ritenuto la definizione di zingaro: “uno stereotipo negativo oltre che preconcetto razziale privo di fondamento, stigmatizzante, con evidente pregiudizio sociale”

La notizia, circolata ad alta velocità su ogni media raggiungibile, riporta che la citata signora abbia emesso un augurio di “pallottola in testa” al vice-Presidente del Consiglio e Ministro dell’Interno Matteo Salvini, e che il ricevente l’inaudita minaccia abbia risposto col tweet dell’uccellino: “zingaraccia”, ricordandole la ruspa che sta demolendo in tutta Italia ville con giardino ed edifici sorti in riva al mare, in aree “golenali” e demaniali intangibili, in barba alla Legge e ai piani regolatori e paesistici che Amministrazioni locali inerti tolleranti o colluse hanno lasciato correre fino al tricolore sul tetto.

La gazzarra s’è scatenata subìto, diffusa. I soliti “difensori dell’aria” hanno imbracciato gli scudi, ignorato quelle invocate pallottole nel cervello e preso sottobraccio la signora, verso la quale non soltanto l’usata aggiunta spregiativa alla zingara, non più nomade, ma l’intera parola ha suscitato sdegno e riprovazione in chi “nun ce vò stà” al fatto che Salvini stia ad un passo dal 40 % del consenso degli italiani. Che tentano di bloccare con le parole, visto che di fatti non ne sono capaci, non ne sanno fare, come la raccolta di firme di sfiducia imboccata a passo di corsa, che gli si ritorcerà addosso

Il più “accannato” dei Loro è il solito Antonio Padellaro, presenzialista ad honorem ormai in ogni e ovunque tavolo di dibattito, dopo aver lasciato l’impolverato scettro direzionale, cui il successore, trovato lo scambio aperto ha fatto imboccare un binario poco a lato. S’è messo accanto a lui Sergio Rizzo, dopo “la Casta” oggi vice direttore della Repubblica, non quella italiana, quella a sinistra. Manca, forse in ferie, Furioso Colombo a completare una triade di “contrari “ per vocazione e missione politica (giornalistica ormai abbandonata)

C’è comunque sempre un Feltri, quello senior, a ripianare gli sbandati conti professionali

Ennio Testa
Nel mezzo del cammin di… sua ottava decade, e non sentirsela addossol, dopo averne viste, sentite, vissute, lette e meditate di tutti i colori, di luce e di buio. Nato e vissuto a Roma, la città del cuore, di cui ama persino i “sanpietrini”, con ascendenze e attiva tradizione milanese, trasferito poi nelle terre etrusche altrettanto amate. Libero e vagabondo ha calpestato e conosciuto le vie di tutta l’Italia e della mezza Europa dove l’impegno l’ha portato, sommando esperienza e saperi che oggi l’aiutano a scrivere.