Italiani scomparsi in Messico: accolte le prove contro i poliziotti

Sono state accolte tutte le prove a carico dei poliziotti accusati di aver "venduto" i tre italiani scomparsi in Messico nel gennaio 2018

Italiani scomparsi in Messico
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Si mette male per i poliziotti messicani accusati di aver “venduto” i tre italiani scomparsi in Messico ad un cartello di narcos. Nel relativo processo sono state ammesse tutte le prove a loro carico. La sparizione di Antonio e Raffaele Russo e di Vincenzo Cimmino, venditori ambulanti di generatori elettrici, aveva condotto, dopo rocambolesche ricerche, ad un quartetto di poliziotti di Tecalitlan che avrebbero, per cause ancora da definire bene, ceduto la custodia dei tre ad un gruppo di narcotrafficanti di Jalisco.

Secondo la rigorosa ricostruzione di Cronache della Campania i legali delle famiglie degli scomparsi hanno divulgato la decisione dei giudici messicani in merito. In particolare l’avvocato Claudio Falletti ha detto che “tutte le prove condivise dalla nostra difesa, finalizzate a cristallizzare il coinvolgimento dei poliziotti, sono state accolte dal giudice”.

La vicenda dei tre italiani scomparsi in Messico

Dei nostri tre connazionali non si hanno più notizie dal 31 gennaio 2018 e la loro scomparsa, dopo solleciti e battaglie finite anche all’Organizzazione Mondiale degli Avvocati, era finita per diventare polpa per un processo la cui udienza di introduzione degli elementi di prova aveva dato la cifra di ostruzionismi e confusione che circondano la vicenda.

Innanzitutto è “iniziata con 3 ore di ritardo e si è protratta per altre 10, come ieri, prima della sospensione decisa dal giudice dopo il tour de force. Gli avvocati della Difesa vogliono dimostrare l’estraneità dei loro clienti ai fatti contestati ma con una condotta ostruzionistica: è stata chiesta l’ammissione di una ventina di testimoni per ciascun poliziotto”. “Una strategia processuale assurda. Inoltre le prove raccolte a carico degli agenti municipali – dagli audio di Antonio e Vincenzo, decisamente eloquenti, ai tracciati precisi ed inconfutabili del GPS, al ritrovamento delle auto – sono schiaccianti”.

La “meticolosità della Procura”

Tuttavia, secondo l’avvocato italiano, a fronte della riottosità procedurale delle difese si registra una tangibile meticolosità della Procura, che “sembra intenzionata a confermare tutti i capi di imputazione contestati. Speriamo che il dialogo con le autorità messicane continui non solo all’interno delle aule dei tribunali ma anche a livello politico perché a vendere i nostri connazionali a dei narcos sono stati dei poliziotti e non gente comune e pertanto il governo messicano deve considerare realmente la gravità della vicenda che vede implicati dei rappresentanti delle istituzioni”.

Giampiero Casoni
Giampiero Casoni, 50enne nato a Cassino, è da sempre un cronista di giudiziaria. Ha collaborato ed operato in redazione per Ciociara Oggi, La Provincia, di cui ha curato anche l'edizione nazionale e Provincia quotidiano, che ha recentemente accompagnato in esequie editoriali. Ha partecipato alla fondazione e vita di numerosi free press e pubblicato pezzi per agenzie dell'Alto Casertano aventi a tema soprattutto la camorra aversana. Autore di numerose inchieste sulla camorra domitia dei La Torre, si è cimentato anche con la scrittura, pubblicando romanzi sui clan secondiglianesi e sillogi poetiche. Appassionato di storia e umorista a tempo perso, cura con molta approssimazione e svogliatezza il blog Bignè all'aceto, di cui intende, da qui a qualche secolo, riesumare i fasti potenziali assieme alla compagna, la scrittrice Monia Lauroni, moderna eroina martirizzata dal suo perenne borbottare.