Bomba alla pizzeria Sorbillo di Napoli, la novità arriva da un’intercettazione choc

Un dialogo che aprirebbe un nuovo capitolo sulla vicenda della bomba esplosa davanti alla pizzeria Sorbillo in via dei Tribunali, a Napoli.

Pizzeria Sorbillo a Napoli
Pizzeria Sorbillo a Napoli (foto Wikimedia)

Gino Sorbillo sarebbe stato da sempre al corrente del fatto che l’attentato con ordigno messo a segno a gennaio nella Napoli delle stese e delle intimidazioni non era diretto al suo locale, ma avrebbe comunque cavalcato l’onda emotiva di quell’equivoco per farsi pubblicità. Lo sostiene in un lungo post di Cittadinanza Attiva di Napoli che “si accoda” anche alle tempestive esternazioni a valle dell’attentato di Selvaggia Lucarelli, la prima ad avanzare perplessità sulla genuinità del “martirio civico” del noto pizzaiolo, ritenuto “esagerato” per forma ed intensità mediatica.

Colpita la pizzeria Sorbillo a Napoli

La verità sull’accaduto sarebbe emersa da alcune intercettazioni che ricollocherebbero luogo e finalità dell’attentato che, a detta di CA, sarebbe poi finito nel “medagliere etico” di Sorbillo. Ovviamente, in una vicenda ancora così controversa ci limitiamo a riportare lo storico della situazione, senza esprimere giudizi preconcetti o azzardati. “Da alcune intercettazioni telefoniche – si legge nel post di Cittadinanza Attiva – si evince che fin dalle prime ore c’era il dubbio, se non la certezza, che l’obiettivo degli sconosciuti attentatori non fosse il locale di Gino Sorbillo”.

Le intercettazioni

Alle 16.39 del 17 gennaio, per esempio, Sorbillo riceve una telefonata da un collaboratore, Pasquale. Gino: “Devo andare in Procura, al centro direzionale, capito?”. Pasquale: “Eh, ho capito, ma comunque…”. Gino: “Eh? Aspetta, comunque?”. Pasquale: “Non era a te”. Gino: “Non era a me?”. Pasquale: “Eh! Perciò ti sto dicendo, ci vediamo da vicino”. Gino: “Eh no, però fammi capire: Ma scusa, che è? Hanno sbagliato?”. Pasquale: “Eh! Eh! Eh!”. Gino: “Davvero?”. Pasquale: “Perciò ti sto dicendo: ci vediamo da vicino, eh, chiamami alle otto e ci incontriamo”.

È sempre Pasquale, parlando al telefono con una poliziotta sua amica, a riferire come sono andate le cose. Poliziotta: “E perché l’hanno posizionata proprio sotto da Sorbillo?”. Pasquale: “No, non l’hanno posizionata, gliel’hanno buttata nel balcone. E buttandola nel balcone è andata a finire… Ha preso un ferro, una staffa di ferro, un qualcosa, non ha saputo… La paura stessa del buttargliela ed è tornata indietro”. Poliziotta: “È caduta a terra”. Pasquale: “È caduta a terra e si è fermata davanti a Sorbillo, perché effettivamente, se la volevano mettere a Gino, spostavano il pannello e gliela buttavano dentro. Io l’ho visto il video: passa solo e si è fermato sotto al balcone. L’ha buttata sotto al balcone”. Poliziotta: “Ora hanno creato un macello. Questo Gino che sta cavalcando…”. Pasquale: “Gino ha avuto 500 euro di danni e sta facendo un milione di euro di pubblicità”.

Cosa è emerso

A questo punto il post di CA diventa analitico, anzi, critico: “Ricapitolando, a distanza di 6 mesi, dalle intercettazioni telefoniche, si evince che Sorbillo sapeva benissimo, fin dall’inizio: 1)che la bomba non era destinata a lui, 2) che la bomba era stato un atto intimidatorio rivolto ad un altro pizzaiolo e che, per sbaglio, era finita sotto alla sua pizzeria. Ma ugualmente (Sorbillo – ndaa) ha strumentalizzato l’accaduto, inscenando la farsa della protesta, per farsi pubblicità. C’è da restare senza parole”.

Redazione CiSiamo
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