Foto dell’indagato per la morte di Mario Cerciello Rega: c’è la “pista Cucchi”

C'è la "pista Cucchi" per quanto riguarda chi avrebbe diffuso la foto del giovane indagato per la morte di Mario Cerciello Rega bendato in commissariato

Mario Cerciello Rega
Foto indagato


Potrebbe esserci un legame fra il caso Cucchi e la decisione di bendare e lasciare ammanettato uno degli indagati per l‘omicidio del vicebrigadiere Cerciello: l’ipotesi, che è e resta tale, è stata avanzata in queste ore da Carlo Bonini su Repubblica e da Giornalettismo.

La “pista Cucchi” sulla foto dell’indagato

Ma, volendo seguire una pista che è solo concettuale, al limite del complottardo, e che non gode dell’avallo di alcun elemento empirico se non quello della plausibilità, quale sarebbe il legame? Una sorta di “ritorsione” contro colui il quale per primo “ruppe il muro di omertà” sul caso della morte di Stefano Cucchi, un ufficiale dell’Arma che ha operato per primo e a lungo sull’omicidio di Mario Rega Cerciello. E quella “vendetta” si sarebbe consumata proprio all’interno della caserma di via In Selci, che fu epicentro della parte più controversa della tragica vicenda del geometra romano. Quell’ufficiale è il colonnello Lorenzo D’Aloia, operante, sovrintendente ai rilievi, collettore di prove e coordinatore degli arresti presso l’Hotel Meridian Visconti di Elder Lee e Natale Hijorth, quest’ultimo poi ammanettato e bendato negli uffici e fatto oggetto di uno scatto misteriosamente diffuso, specie in quanto a motivi.

Il presunto motivo

D’Aloia fu il primo a scardinare il muro di omertà velata che circondava le dinamiche dell’arresto di Stefano Cucchi. Insomma, fu quello che diede fattualmente il “fuoco alle polveri” suo malgrado più imbarazzante per l’Arma degli ultimi anni e che mise una buona parte dei suoi sottoposti in una gamma infernale di situazioni che andavano dall’imbarazzante al penalmente rilevante, tanta roba insomma, sufficiente a far maturare livori forti. L’ipotesi è che qualcuno, che si era “scottato” direttamente o de relato con la condotta dell’ufficiale, possa aver maturato l’idea machiavellica di metterlo in graticola come responsabile in comando attivo dell’operazione e, quindi, anche della condotta “inquisitoria”.

Si tratta poi di capire tre cose: primo, se questa ipotesi, plausibile ma decisamente amorfa in quanto a prove, sia percorribile. Secondo, se l’atto di legare ed imbavagliare Hijorth sia stato coincidente, in quanto ad attore, con la scelta di fare la foto e diffonderla. Terzo, se il presunto “vendicatore” sia stato solo l’autore della foto. Troppa carne congetturale e troppe reputazioni personali in bilico per dare già polpa e dignità di “pista” alla lettura ma già abbastanza per profilare uno scenario dando per assunto l’assoluto decoro dell’Arma in quanto Istituzione e il dolore per la scomparsa di un carabiniere e di un ottimo uomo.

Il commento di Ilaria Cucchi

Dal canto suo, Ilaria Cucchi sulla vicenda ha detto già la sua all’Adnkronos ma in regime di protocollarietà: “Queste sono cose che non devono accadere. Di qualsiasi cosa si possa essere accusati e qualunque sia la nazionalità, il mio pensiero va comunque alla famiglia del vice brigadiere”.

Giampiero Casoni
Giampiero Casoni, 50enne nato a Cassino, è da sempre un cronista di giudiziaria. Ha collaborato ed operato in redazione per Ciociara Oggi, La Provincia, di cui ha curato anche l'edizione nazionale e Provincia quotidiano, che ha recentemente accompagnato in esequie editoriali. Ha partecipato alla fondazione e vita di numerosi free press e pubblicato pezzi per agenzie dell'Alto Casertano aventi a tema soprattutto la camorra aversana. Autore di numerose inchieste sulla camorra domitia dei La Torre, si è cimentato anche con la scrittura, pubblicando romanzi sui clan secondiglianesi e sillogi poetiche. Appassionato di storia e umorista a tempo perso, cura con molta approssimazione e svogliatezza il blog Bignè all'aceto, di cui intende, da qui a qualche secolo, riesumare i fasti potenziali assieme alla compagna, la scrittrice Monia Lauroni, moderna eroina martirizzata dal suo perenne borbottare.