Omicidio Morganti, tre condanne e un’assoluzione: la rabbia della famiglia

L’omicidio di Emanuele Morganti, avvenuto ad Alatri nel 2017, e le condanne che indignano la famiglia del giovane rimasto vittima di una rissa.

Omicidio Morganti, le condanne e la rabbia della famiglia
Omicidio Morganti, le condanne e la rabbia della famiglia (foto Facebook)

Omicidio Morganti, tre condanne a 16 anni ciascuno ed un’assoluzione per i quattro imputati per l’uccisione del 20enne di Alatri, nel Frusinate, al culmine di una rissa finita in tragedia. Dunque fu una rissa. Questa almeno è stata la lettura della Corte di Assise che ieri sera, nel capoluogo ciociaro, ha emesso una sentenza che ha suscitato lo sgomento della famiglia della vittima.

Omicidio Morganti, le condanne

Secondo il controverso pronunciamento dei giudici Michel Fortuna, Mario Castagnacci e Paolo Palmisani sono meritevoli di trascorrere in galera sedici anni, mentre Franco Castagnacci non avrebbe avuto alcun ruolo nelle dinamiche che portarono alla morte del giovane di Tecchiena di Alatri ammazzato di botte nella notte fra il 24 ed il 25 marzo 2017 davanti ad un locale, il “Mirò”.

Le richieste

In pratica i giudicanti hanno riconosciuto come perfettamente congruo il profilo penale dell’omicidio preterintenzionale. Si tratta di quello per cui un’azione delittuosa che ha come finalità la violenza ma non la morte sfocia involontariamente nella stessa. Di tutt’altro avviso, al termine di un lungo, articolato e tesissimo dibattimento era stata l’accusa.

I due Pubblici ministeri d’aula, Giuseppe De Falco e Vittorio Misiti avevano chiesto l’ergastolo per Michel Fortuna. A seguire 28 anni per Mario Castagnacci, 26 anni per Paolo Palmisani e 24 anni per Franco Castagnacci, sostenendo a tutto tondo la tesi per cui Emanuele venne affrontato fuori dal locale da una masnada di bruti intenzionati ad uccidere e consapevoli di farlo, pienamente presi cioè da quello che in giurisprudenza si chiama “animus necandi”.

La rabbia della famiglia dopo la lettura della sentenza

Rabbia, sgomento ed incredulità della famiglia della vittima hanno accolto la sentenza: “Domani mattina – ha detto Lucia, la madre di Emanuele, secondo Ciociaria Oggi – andrò al cimitero e dirò ad Emanuele che non è vero che lo hanno ucciso, che nessuno lo ha ammazzato di botte, che lui non è morto. Gli dirò questo e cercherò di consolarlo per questa sentenza beffarda. Io non so cosa dire, tutti sanno cosa è successo e non riusciamo a capacitarci di questa decisione. Senza parlare dell’atteggiamento che gli avvocati dei quattro hanno avuto nei nostri confronti durante tutte le udienze, beffardo a dir poco”.

Giampiero Casoni
Giampiero Casoni, 50enne nato a Cassino, è da sempre un cronista di giudiziaria. Ha collaborato ed operato in redazione per Ciociara Oggi, La Provincia, di cui ha curato anche l'edizione nazionale e Provincia quotidiano, che ha recentemente accompagnato in esequie editoriali. Ha partecipato alla fondazione e vita di numerosi free press e pubblicato pezzi per agenzie dell'Alto Casertano aventi a tema soprattutto la camorra aversana. Autore di numerose inchieste sulla camorra domitia dei La Torre, si è cimentato anche con la scrittura, pubblicando romanzi sui clan secondiglianesi e sillogi poetiche. Appassionato di storia e umorista a tempo perso, cura con molta approssimazione e svogliatezza il blog Bignè all'aceto, di cui intende, da qui a qualche secolo, riesumare i fasti potenziali assieme alla compagna, la scrittrice Monia Lauroni, moderna eroina martirizzata dal suo perenne borbottare.