Vino adulterato e rivenduto come Doc: arresti in Puglia, Campania e Lazio

Producevano vino adulterato e lo rivendevano come vino Doc e Igt. Ne producevano in grande quantità per poi rivenderlo a prezzi bassi.

Vino adulterato
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Producevano vino adulterato e lo rivendevano come vino Doc e Igt. Ne producevano in grande quantità per poi rivenderlo a prezzi bassi. Questa la maxi-truffa scoperta dagli uomini del Nas di Legge, in Puglia. Nella giornata di giovedì 11 luglio, sono state arrestate 11 persone e sono state sequestrate 6 aziende vitivinicole. Decine le perquisizioni in varie zone d’Italia tra Puglia, Campania, Lazio e Abruzzo.

Vino adulterato e rivenduto come Doc

Il blitz dei militari dell’arma è scattato giovedì mattina, su ordine della magistratura. Ha visto impiegati circa duecento militari provenienti dal Gruppo carabinieri per la tutela della salute di Napoli, cui fa capo il Nas di Lecce. Sul posto anche altre unità territoriali dell’Arma. Mentre nei cieli volava in supporto un velivolo del 6° Nucleo Elicotteri Carabinieri di Bari. Infine sono state impiegate altre novanta appartenenti all’unità centrale investigativa dell’Icqrf.

Questa maxi-operazione è stata definita Ghost Wine, vino fantasma. Sono state 6 le ordinanze di custodia tutelare in carcere e 5 persone sono state arrestate. Gli arrestati sono quasi tutti imprenditori del settore e i loro collaboratori. Avrebbe partecipato alla truffa anche un funzionario statale dello stesso Icqrf. Quest’ultimo avrebbe permesso di mettere sul vino adulterato l’etichetta illecita. Ora dovrà rispondere di aver omesso i dovuti controlli e di aver avvertito i responsabili delle ispezioni in corso. In tutto gli indagati sarebbero invece 41.

Vino adulterato in Puglia, Campania, Lazio e Abruzzo

Stando alle indagini degli inquirenti, esisteva un vero e proprio sistema commerciale illecito. Questo veniva gestito da tre associazioni, le quali aveva la base operativa nella provincia di Lecce. Le associazioni producevano vino di cattiva qualità e lo alteravano con con miscele di sostanze zuccherine. Poi lo vendevano come Dop, come Igp o come Doc. In alcuni casi il vino era stato venduto come biologico a prezzi che rompevano il mercato. Imprese corrette venivano quindi messe fuorigioco e le tre aziende riuscivano anche a rifornire imprese italiane su tutto il territorio del Paese.

Per l’adulterazione si servivano di sostanza chimiche o a base di zucchero. I responsabili delle aziende, come spiegano i Nas, utilizzvano “zucchero che unitamente ad altre sostanze, per il tramite di pratiche enologiche illegali, rendevano nuovamente idoneo vino acescente e/o di cattiva qualità per mezzo di una nuova fermentazione, oppure per la produzione di vino, mosto e mosto concentrato rettificato, utilizzati anche nella produzione di aceto balsamico di Modena, con il solo utilizzo di zucchero miscelato ad altre sostanze chimiche in particolare il Fosfato Monopotassico e il Solfato Potassico, generalmente utilizzati come concime”

Mattia Pirola
Nato il 18 luglio del 1990, vivo da sempre nella tranquilla Cassina de' Pecchi, alle porte della ben più caotica Milano. Con una laurea in Storia ho soddisfatto la mia voglia di conoscere il passato e con l'attività giornalistica la necessità di analizzare il presente, ben consapevole che questa epoca sarà ricordata per le sue innumerevoli contraddizioni.