Scritta “Bruciare i napoletani” apparsa sul monitor: direttore nella bufera

Sul monitor ufficiale di un'azienda dell'indotto Fiat (oggi Fca) compare una frase che non lascia adito ad equivoci: "Bruciare Napoli e i napoletani".

"Bruciare i napoletani"
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Sul monitor ufficiale di un’azienda dell’indotto Fiat (oggi Fca) compare una frase che non lascia adito ad equivoci: “Bisogna bruciare tutto: Napoli, tutti i napoletani e i loro rifiuti anche perché i napoletani sono un rifiuto”. Che sia scoppiata una bagarre, etica prima ancora che sindacale, pare il minimo. La frase è comparsa qualche giorno fa sul monitor della Tiberina di Pomigliano d’Arco, azienda dell’indotto dell’ex Lingotto e il Direttore dello stabilimento, il pontino Dario Liccardo, è sulla graticola, di media e sindacati.

“Bruciare i napoletani”

Sindacati che, come informa Giornalettismo, sono insorti, con la Fiom che “ritiene inaccettabile l’episodio (…). Il sindacato ha messo in piedi delle iniziative di protesta, come il blocco della linea di produzione per un’intera notte. Ma adesso chiede il licenziamento del direttore”. dal canto suo Liccardo, in una sua intervista al Mattino, ha accampato giustificazioni motivazionali che però cozzano, clamorosamente, con il senso della frase che lui stesso avrebbe fatto digitare sul monitor di fabbrica. “Ho letto il messaggio che ho trasmesso sui monitor in rete e l’ho fatto seguire dagli hashtag #iononcisto e #bisognareagire. Si tratta di una strategia motivazionale, di un modo per spronare i dipendenti”.

Insomma, a parere di Liccardo, e per ora solo a parere suo, quella frase avrebbe dovuto spronare i lavoratori a non distrarsi sul posto di lavoro e a non lasciare l’impianto sporco a fine turno. Quello che è sfuggito, forse, al direttore, che è pure partenopeo di origine, è che c’è una bella differenza fra spronare i lavoratori ed essere meno “zozzoni” e ad attribuire quelle qualità in negativo precostituitamente ai soli napoletani, invocandone roghi purificatori.

Giampiero Casoni
Giampiero Casoni, 50enne nato a Cassino, è da sempre un cronista di giudiziaria. Ha collaborato ed operato in redazione per Ciociara Oggi, La Provincia, di cui ha curato anche l'edizione nazionale e Provincia quotidiano, che ha recentemente accompagnato in esequie editoriali. Ha partecipato alla fondazione e vita di numerosi free press e pubblicato pezzi per agenzie dell'Alto Casertano aventi a tema soprattutto la camorra aversana. Autore di numerose inchieste sulla camorra domitia dei La Torre, si è cimentato anche con la scrittura, pubblicando romanzi sui clan secondiglianesi e sillogi poetiche. Appassionato di storia e umorista a tempo perso, cura con molta approssimazione e svogliatezza il blog Bignè all'aceto, di cui intende, da qui a qualche secolo, riesumare i fasti potenziali assieme alla compagna, la scrittrice Monia Lauroni, moderna eroina martirizzata dal suo perenne borbottare.