Pesa 206 chili e vive in carcere, suo padre: “Sta morendo”

Pesa 206 chili ed è in carcere per disposizione di giudici che, a parere di suo padre, non hanno tenuto conto della sua condizione di moribondo.

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Pesa 206 chili ed è in carcere per disposizione di giudici che, a parere di suo padre, non hanno tenuto conto né della sua scarsa pericolosità che della sua condizione, condizione di moribondo. La posizione di Giuseppe Verderosa sulle condizioni di suo figlio Francesco, detto “O’ Piccolino”, è netta quanto foriera di preoccupazioni. E quelle preoccupazioni le ha espresse a Cronache della Campania esordendo con un inquietante “non vorrei che il prossimo che esca dal carcere di Poggioreale in una bara sia mio figlio”. Francesco, 33enne affetto da grave obesità, è in carcere da 18 mesi per traffico internazionale di droga. In galera ci entrò a fine aprile del 2018 in un maxi blitz che portò in carcere 62 persone nell’area dei campi Flegrei, fra cui un carabiniere corrotto e un boss.

Pesa 206 chili e vive in carcere

L’uomo pesa 206 chili ed ha difficoltà respiratorie che paiono collimare molto male con il suo regime di detenzione. Grazie al Dap aveva ottenuto una macchina per la respirazione assistita ma le sue condizioni sono molto peggiorate da allora, da cui l’appello di suo padre: “Chiediamo l’aiuto dei magistrati e della direzione del carcere perché credo che mio figlio nelle condizioni in cui si trova non può stare in carcere. Soprattutto in quello di Poggioreale dove le condizioni di detenzione sono inumane. Il ragazzo ha sbagliato e deve pagare. Nessun dubbio e nessuno sconto, lo diciamo per primi noi genitori. Ma almeno che non rischi la vita. Non vogliamo fare i vittimisti ma in questi giorni di caldo eccessivo più volte mio figlio si è sentito male. Era detenuto nel padiglione Avellino e ora è nel San Paolo. Aspettiamo il giorno della visita per vedere come sta. Il prossimo 11 luglio ci dovrebbe essere la sentenza del processo dove il pm ha chiesto per lui 18 anni di carcere. Io non voglio discutere di questo. Voglio discutere delle condizioni di salute di mio figlio e del pericolo di vita che corre stando in carcere. E’ troppo se chiediamo gli arresti domiciliari per curarlo? Francesco vorrebbe fare l’intervento allo stomaco per ridurre il peso. Potrebbe essere ricoverato in un ospedale sotto il controllo delle forze dell’ordine. Ma certo nelle condizioni in cui si trova non può stare in carcere. Non voglio che mio figlio muoia li dentro”.

Giampiero Casoni
Giampiero Casoni, 50enne nato a Cassino, è da sempre un cronista di giudiziaria. Ha collaborato ed operato in redazione per Ciociara Oggi, La Provincia, di cui ha curato anche l'edizione nazionale e Provincia quotidiano, che ha recentemente accompagnato in esequie editoriali. Ha partecipato alla fondazione e vita di numerosi free press e pubblicato pezzi per agenzie dell'Alto Casertano aventi a tema soprattutto la camorra aversana. Autore di numerose inchieste sulla camorra domitia dei La Torre, si è cimentato anche con la scrittura, pubblicando romanzi sui clan secondiglianesi e sillogi poetiche. Appassionato di storia e umorista a tempo perso, cura con molta approssimazione e svogliatezza il blog Bignè all'aceto, di cui intende, da qui a qualche secolo, riesumare i fasti potenziali assieme alla compagna, la scrittrice Monia Lauroni, moderna eroina martirizzata dal suo perenne borbottare.