“Mafie nel Lazio”: il rapporto che mette in luce gli affari d’oro nel Pontino

Il rapporto "Mafie nel Lazio" ha messo in luce come la provincia di Latina sia ancora sorvegliata speciale per quanto riguarda le infiltrazoni mafiose

Mafie nel Lazio
Mafie nel Lazio

La provincia di Latina sorvegliata speciale in quanto ad infiltrazioni della mafie. E’ il sunto di una corposa parte del IV° Rapporto “Mafie nel Laziopresentato a Roma in questi giorni dall’Osservatorio Tecnico-Scientifico per la Sicurezza e la Legalità della Regione Lazio con la collaborazione di Norma Ferrara e Edoardo Levantini.

Il rapporto “Mafie nel Lazio”

Scremando le indagini della magistratura che nel 2018 maggiormente hanno caratterizzato il fenomeno in quanto ad esercizio compiuto dell’azione penale, è emerso un quadro fosco quanto subdolo, nel quale la zona Pontina pare aver rinnovato i suoi antichi e discutibili fasti di luogo di sessappiglio per le camorre aversane e casalese per “incubare” nuove realtà associative, realtà agguerrite e a trazione finanziaria. Per quanto concerne la cittadina di Aprilia, come riporta Latinatu.it, paiono essere state confermate le linee guida che già nel lontano 1991 caratterizzarono l’operato dell’allora Commissione bicamerale Antimafia, con nuovi innesti che parlano della nuova vocazione ‘ndranghetista della zona: “Il comprensorio di Aprilia, uno dei più forti poli-industriali dell’agro pontino e dove si sono verificati tre sequestri di persona (l’ultimo nella primavera del 1991 ai danni di un imprenditore, Del Prete, della città di Cisterna di Latina)”.

Un nome, quello di Del Prete, che è tornato prepotentemente alle cronache di recente con il processo Touchdown (quello che pose fine alla Giunta Della Penna a Cisterna) e l’inchiesta Alba Pontina nella quale, nella parte dedicata ai reati di natura elettorale (Del Prete non è indagato), sia Renato Pugliese che Agostino Riccardo, i due primi pentiti autoctoni della storia di Latina, descrissero l’imprenditore come collettore di voti tra loro e il mondo politico, a marca Lega/Noi con Salvini. Da quel particolare del ’91, si insiste sulla presenza di cosche della ‘ndrangheta (furono soggetti gravitanti tra Aprilia e Roma i fornitori delle armi per la famigerata strage di Duisburg del 2007 che rese la Calabria nota in tutto il mondo per le sue cosche) e si citano i Gangemi legati al clan De Stefano, il pregiudicato siciliano Enrico Paniccia capace di relazionarsi con cosche di multiforme provenienza”.

Latina è ormai invece terra di conquista per i clan a trazione rom, sinti e calderash: lì spadroneggiano, con il Mercato Ortofrutticoli di Fondi, gli interessi congiunti dei giulianesi Mallardo e del clan abruzzese dei Di Silvio. Proprio quest’ultimo, “ha subito ai danni dell’ala riferibile ad Armando ‘Lallà’ Di Silvio un colpo duro con la contestazione, prima volta per un clan di origine nomade a Latina, di associazione mafiosa (…). I Di Silvio sono agguerriti e non temono neanche le consorterie storiche. È il caso della rapina a Tor Bella Monaca ad un gruppo legato alla famiglia Moccia (potente clan napoletano) capeggiato dal pugile professionista Yuri Luparelli (poi oggetto di custodia cautelare nel novembre 2018)“.

Redazione CiSiamo
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