Nuova Sirenetta Disney: è nera, scatta la polemica

La terza versione della Sirenetta divide l'America dopo la scelta definitiva dell'attrice che dovrà interpretare Ariel nel nuovo film Disney

La deriva del politicamente corretto
La deriva del politicamente corretto

La terza versione della Sirenetta divide l’America dopo la scelta definitiva dell’attrice che dovrà interpretare Ariel nel nuovo film Disney, la ragazza scelta è afroamericana e sui social si è scatenato il solito, confuso putiferio. Partiamo dai dati: ad interpretare Ariel per l’atteso remake del fortunato cartoon del 1989 è stata scelta Halle Bailey, cantante blues di 19 anni. Halle è bella e giovane. E nera. La ridda di commenti che hanno dato polpa al caso è partita da lì, tuttavia sarebbe errato e gratuitamente volpino bollare la faccenda da subito come tiranneggiata dal razzismo.

Nuova Sirenetta Disney

In realtà, a fare le pulci ai pareri che la rete americana sta incamerando in queste ore, paiono esistere due distinte scuole di pensiero, delle quali la più “truzza” e beceramente occhieggiante al suprematismo bianco è quella minoritaria. Se da un lato infatti non sono pochi, purtroppo, quelli che hanno storto il naso nel nome di una “purezza” che fa il paio con incastri neuronali disastrati, dall’altro c’è chi invoca, a torto o a ragione poco cale, la più innocua ortodossia cinematografica pura, e spieghiamo.

Nella versione originale Disney, quella che ha reso Ariel un’icona planetaria, la sirenetta ha i capelli rossi, la carnagione chiara e gli occhi verdi. Insomma, all’epoca venne disegnata siccome fedeltà al canone originale imponeva, canone scandinavo, sia pur con qualche deviazione dettata da esigenze di sessappiglio cromatico. Per il racconto la Disney si era infatti ispirata alla favola di Hans Christian Andersen del 1837, in cui la Sirenetta era descritto come bionda ed efebica. Gli studios scelsero di darle una fluente chioma rossa perché la coda di Ariel era verde in modo da spiccare sul blu del colore del mare.

Insomma, una strategia cromatica che ai cartoon – roba che va vista e non letta – può appartenere e da cui una fiaba scritta può invece ritenersi serenamente affrancata; nessuno degli algidi danesi “fin du siècle” si sarebbe mai sognato di obiettare ad Andersen che la sua sirenetta, mezza azzurra e spersa nell’azzurro, si confondeva praticamente col mare per metà del suo corpo, anzi, nell’economia del racconto scritto e con chiari viraggi romantici quella stortura avrebbe perfino “fatto metafora”.

“Modello Disney”

La contingenza con la versione originale si ferma perciò al “modello Disney” che, in virtù di meccanismi comunicativi planetari già consolidati a fine anni ’80, aveva creato di fatto un’icona e le icone, si sa, hanno nell’ortodossia la lor stessa ragion di esistere. Ma dagli studios con Topolino in effige non sono nuovi a sortite che invece, per paradosso, puntano proprio a improvvise sgroppate prog e la scelta della Bailey pare inserirsi proprio in quel filone di “rottura” che fa della Disney una vera fucina di opinioni, oltre che di miliardi e che porta la casa produttrice ad essere sempre “sul pezzo” anche a livello sociologico.

Nel 2009, in piena era Obama, irruppe nel Natale di America e mondo il cartoon “La Principessa e il Ranocchio” con la prima protagonista nera della storia delle reali donzelle a trazione Disney. In questi giorni in cui l’America sta facendo le pulci alla Nike, che in Arizona si è vista bloccare la produzione di un paio di scarpe con effige della bandiera americana a tredici stelle, quella delle colonie originarie, usata anche come icona razzista in certi ambienti suprematisti, l’impressione è che i rovelli stelle e strisce sul politicamente corretto stiano prendendo la inutile e gigiona deriva della forma. E poi checacchio, una Ariel che canta il blues non è una novità, è una bomba.

Giampiero Casoni
Giampiero Casoni, 50enne nato a Cassino, è da sempre un cronista di giudiziaria. Ha collaborato ed operato in redazione per Ciociara Oggi, La Provincia, di cui ha curato anche l'edizione nazionale e Provincia quotidiano, che ha recentemente accompagnato in esequie editoriali. Ha partecipato alla fondazione e vita di numerosi free press e pubblicato pezzi per agenzie dell'Alto Casertano aventi a tema soprattutto la camorra aversana. Autore di numerose inchieste sulla camorra domitia dei La Torre, si è cimentato anche con la scrittura, pubblicando romanzi sui clan secondiglianesi e sillogi poetiche. Appassionato di storia e umorista a tempo perso, cura con molta approssimazione e svogliatezza il blog Bignè all'aceto, di cui intende, da qui a qualche secolo, riesumare i fasti potenziali assieme alla compagna, la scrittrice Monia Lauroni, moderna eroina martirizzata dal suo perenne borbottare.