Voto di scambio a Piedimonte: il paese dove richiederlo è “la regola”

Voto di scambio a Piedimonte San Germano, dove sono state eseguite misure cautelari nei confronti di sindaco, vicesindaco e un imprenditore

Voto di scambio a Piedimonte San Germano
Voto di scambio a Piedimonte San Germano (foto sito del Comune)

Un paese che pare essere diventato l‘archetipo di un certo malcostume italiano, dove le faccende d’urna elettorale fanno quasi da sempre il paio con tentativo di pilotare il consenso elettorale. Accade all’ombra della millenaria abbazia di Montecassino. Voto di scambio un una piccola cittadina del Cassinate, dove la Procura decapita l’amministrazione chiedendo ed ottenendo misure afflittive a carico di sindaco, vice sindaco e di un imprenditore.

Voto di scambio a Piedimonte San Germano

Il paese è Piedimonte San Germano, centro di circa 7000 abitanti da sempre legato a doppio filo alle sorti del vicino stabilimento della Ex Fiat, oggi Fca. La nota stampa dei carabinieri a corredo del blitz di stamane descrive uno scenario accusatorio, ancorché ipotetico, delicatissimo: “Nelle prime ore di questa mattina i carabinieri del comando provinciale di Frosinone, hanno dato esecuzione ad un’ordinanza di applicazione di misura cautelare personale a carico di tre persone (2 con applicazione agli arresti domiciliari e con una applicazione del divieto di dimora nel comune di residenza) emesse dal giudice per le indagini preliminari del tribunale di Cassino, su richiesta della locale Procura della Repubblica (nello specifico il Sostituto Alfredo Mattei – ndr) siccome tutti ritenuti responsabili del reato di associazione per delinquere finalizzata alla corruzione elettorale (cosiddetto voto di scambio), posti in essere da politici ed imprenditori locali”.

“Il provvedimento cautelare”, prosegue la nota, “è stato eseguito nei confronti dell’attuale sindaco (divieto di dimora) e del vice-sindaco (arresti domiciliari) del comune di Piedimonte San Germano, nonché di un imprenditore del luogo (arresti domiciliari). L’attività di indagine, condotta dal Nucleo investigativo, ha permesso di stabilire che gli indagati avevano promosso ed organizzato un consolidato sistema corruttivo finalizzato al voto di scambio a fronte di promesse, in vari casi concretizzatesi, di assunzioni a tempo determinato presso alcune società compiacenti dell’indotto Fiat/Fca, turbando i meccanismi elettorali democratici e agevolando così fraudolentemente il successo elettorale dei politici coinvolti nelle elezioni amministrative”.

Le accuse

Insomma, gli indagati avrebbero brigato in occasione di un voto amministrativo, quello del 2017, che aveva riservato guai giudiziari anche alla minoranza che, sconfitta per pochissimi voti, aveva presentato un ricorso asserendo che molte schede erano segnate da strani ghirigori. I vincitori – oggi indagati nel filone bis – avevano allertato la Procura di Cassino, che dopo indagini aveva arrestato il capogruppo di minoranza ed ex candidato sindaco. Con lui, era finito nei guai anche un dipendente dell’ufficio elettorale, precensito il procura per grane simili, indagato per aver agevolato la manomissione delle schede. Un pasticcio insomma, al quale pare fare da sfondo costante un certo modus operandi che nel tempo aveva reso la cittadina di Piedimonte una sorta di “santuario dei brogli elettorali”.

I precedenti

Dati questi figli di una statistica empirica e non di congetture, con un palma res di presunte sconcezze a tema da far impallidire, a voler seguire non stereotipi ma casi giudiziari censiti, la più scafata delle municipalità campane. Rammentiamoli: un altro sindaco arrestato a metà degli anni 2000 sempre per presunti brogli. Poi, quasi serialmente, altre faccende torbide finite in atti della magistratura inquirente, con certificati elettorali in doppione per far votare cittadini compiacenti al posto di ignari residenti all’estero, mini bustarelle da 200 euro per comprare voti e perfino scarpe da ginnastica comprate ai meno abbienti per ingraziarsi la fiducia d’una dei medesimi, poi diventati a loro volta accusatori nel momento in cui le promesse fatte non si realizzavano per nulla o non lo facevano nelle forme pattuite o sperate.

Un malcostume endemico

Tutto rubricato, tutto relativo ad un paese con non più di seimila anime e tutto troppo mestamente ricorrente, anche a fare la sacrosanta tara alla preliminarietà degli atti ed alle sorti procedurali dei singoli fascicoli, per non indurre a pensare ad un malcostume ormai diffuso e endemico, dove una certa Italia furbetta e sfacciata, che non è certo rappresentata dalla totalità dei cittadini di questa cittadina del centro sud, pare aver trovato il più fertile dei terreni.

Giampiero Casoni
Giampiero Casoni, 50enne nato a Cassino, è da sempre un cronista di giudiziaria. Ha collaborato ed operato in redazione per Ciociara Oggi, La Provincia, di cui ha curato anche l'edizione nazionale e Provincia quotidiano, che ha recentemente accompagnato in esequie editoriali. Ha partecipato alla fondazione e vita di numerosi free press e pubblicato pezzi per agenzie dell'Alto Casertano aventi a tema soprattutto la camorra aversana. Autore di numerose inchieste sulla camorra domitia dei La Torre, si è cimentato anche con la scrittura, pubblicando romanzi sui clan secondiglianesi e sillogi poetiche. Appassionato di storia e umorista a tempo perso, cura con molta approssimazione e svogliatezza il blog Bignè all'aceto, di cui intende, da qui a qualche secolo, riesumare i fasti potenziali assieme alla compagna, la scrittrice Monia Lauroni, moderna eroina martirizzata dal suo perenne borbottare.