Sea Watch: il racconto choc di Khadim Diop, migrante a bordo della nave

L'inviata di Euronews Giorgia Orlandi è stata a Lampedusa per parlare con i migranti sbarcati dalla Sea Watch. Ha così raccontato la storia di Khadim Diop.

Khadim Diop
Khadim Diop

L’inviata di Euronews Giorgia Orlandi è stata a Lampedusa per parlare con uno di migranti sbarcati dalla Sea Watch. Ha così raccontato la storia di Khadim Diop, 24enne originario del Senegal. “Carola è una brava ragazza, ma Salvini ha in parte ragione”, ha detto Diop, facendo esplodere, suo malgrado, una inarrestabile azione dei media.

Sea Watch: il racconto choc di Khadim Diop

Giorgia Orlandi ha posto una prima domanda: “Come sono stati gli ultimi giorni a bordo di Sea Watch? È vero che non avevate molto cibo?” Subito la risposta di Khadim Diop: “Sì, non c’era molto cibo, solo cuscus. Molte persone stavano male. Non è stato facile, ma questa donna, il capitano Carola Rackete, ci ha dato coraggio, non si è mai arresa e ha tenuto alto il nostro morale. L’unica cosa di cui avevamo paura è di essere rispediti in Libia. Ma lei ci diceva sempre di non preoccuparci, che non saremmo tornati indietro ma che ci avrebbe portato a destinazione. È una brava ragazza, l’Unione europea dovrebbe lodarla. Ha dato tutto, quando sono arrivati i libici per riportarci indietro lei ha resistito. Ci sono state delle discussioni, ma lei si è opposta”.

“Salvini in parte ha ragione”

Poi la Orlandi chiede: “Cosa pensi delle autorità italiane e di Salvini? Lo conosci?” E la risposta spiazza tutti. “Sì, lo conosco – risponde Diop – In realtà credo che in parte abbia ragione”. E alla comprensibile sorpresa della giornalista che chiede “davvero?“, il ragazzo risponde: “Sì, vuole che l’Europa faccia la sua parte sui migranti. La Germania deve prenderne una quota, così come la Francia e gli altri paesi. Non si può lasciare fare tutto all’Italia. C’è crisi ovunque, non è facile per nessuno”.

Infine l’ultima domanda. “Sei stato in prigione e sei stato venduto come schiavo. Quante persone erano con te? Pensi che ci sia un sistema dietro?” E Khadim Diop risponde ancora: “Certo che c’è un sistema. Assieme a me c’erano più di 300 persone. A Ben Whalid tutti sanno cosa succede, è questo che fanno, vendono persone: neri ma non solo, anche egiziani, tunisini. Portano le persone in una casa isolata, poi le prendono una alla volta e le portano in una stanza con il telefono. Ci sono cavi elettrici ovunque. Quindi ti dicono: chiama i tuoi genitori e fatti mandare del denaro contante. Se non lo fai, ti picchiano, possono persino ucciderti. Tu cerchi di dire di no, non lo faccio, ma loro cominciano a picchiarti, così finisci per fare quella telefonata. Appena comincia la chiamata, usano i cavi per darti la scossa ai piedi. Ti fanno urlare dal dolore. I genitori al telefono sentendo quelle urla si spaventano, è così che li convincono a pagare”.

Mattia Pirola
Nato il 18 luglio del 1990, vivo da sempre nella tranquilla Cassina de' Pecchi, alle porte della ben più caotica Milano. Con una laurea in Storia ho soddisfatto la mia voglia di conoscere il passato e con l'attività giornalistica la necessità di analizzare il presente, ben consapevole che questa epoca sarà ricordata per le sue innumerevoli contraddizioni.