Sea Watch 3: il capitano forzerà il blocco ed entrerà in acque italiane

La compagnia della Sea Watch 3 ha chiesto aiuto in quanto si trova da 12 giorni vicino Lampedusa con a bordo 36 migranti. Ora, la scelta del capitano

Continua il caso della Sea Watch 3 bloccata, ormai da 12 giorni con a bordo 42 migranti a 16 miglia da Lampedusa. Ma forse siamo ad un punto di svolta. Sembra infatti che il capitano Carola Rackete abbia deciso di forzare il blocco imposto dal Ministro Matteo Salvini.

La spiegazione del capitano della Sea Watch

La donna, in un’intervista a Repubblica, ha dichiarato: “Entro nelle acque italiane e li porto in salvo a Lampedusa. Sto aspettando cosa dirà la Corte europea dei diritti dell’uomo. Poi non avrò altra scelta che sbarcarli lì”. E in questo modo, il capitano della Sea Watch lancia un guanto di sfida a Matteo Salvini, che difficilmente il Ministro potrà ignorare. E secondo le disposizioni del Decreto Sicurezza Bis, c’è in ballo il sequestro della nave.

Una decisione che potrebbe arrivare anche a fronte della richiesta inviata al Tribunale dei Minorti di Palermo perché si facesse carico dei tre minorenni a bordo. Richiesta a cui, spiega Carola Rackete, non ha ricevuto risposta.

Non ci sono alternative, per il capitano. “Malta ha negato l’autorizzazione”, spiega, e non se ne parla di sbarcare i migranti in Tunisia, poiché lì non vi è nessuna normativa a tutela dei rifugiati. E tuttavia, nonostante Rackete sappia quali sono le ripercussioni che le sue azioni avranno anche su altre persone all’interno della Ong, sembra decisa. Perchè il suo, racconta, è un “obbligo morale”. Il capitano spiega così le sue motivazioni a Repubblica: “La mia vita è stata facile, ho potuto frequentare tre università, a 23 anni mi sono laureata. Sono bianca tedesca, nata in un Paese ricco e con il passaporto giusto. Quando me ne sono resa conto, ho sentito l’obbligo morale di aiutare chi non aveva le mie stesse opportunità”.

Il video dalla Sea watch 3

“Siamo stanchi, siamo esausti. Fateci scendere”, è intanto l’appello che arriva dalla nave. Forum Lampedusa Solidale ha pubblicato un video in cui uno dei migranti soccorsi in mare, spiega: “Immaginate come deve sentirsi una persona che è scappata dalle carceri libiche e che ora si trova sui, costretta in uno spazio angusto, seduta o sdraiata senza potersi muovere”.

“Inevitabilmente rischia di sentirsi male. Non ce la facciamo più, la barca è piccola e non possiamo muoverci. Non c’è spazio. L’Italia non ci autorizza a sbarcare, chiediamo il vostro aiuto, chiediamo l’aiuto delle persone a terra. Pensateci perché qui non è facile”.

L’appello alla Corte di Strasburgo

Nei giorni scorsi, la nave si era appellata alla corte di Strasburgo. La Corte Europea dei Diritti dell’Uomo ha ricevuto una richiesta delle cosiddette “misure provvisorie” da parte dell’equipaggio della nave Sea Watch 3. Si chiede che sia consentito «lo sbarco dei passeggeri che sono da diversi giorni in mare, al largo dell’isola di Lampedusa». A comunicare la notizia è stata la Corte di Strasburgo.

Sea Watch 3, le due idee che cozzano

Nel frattempo Strasburgo ha posto le domande alle parti chiamate in causa (Governo italiano e Sea Watch) nella speranza che il tutto possa risolversi a stretto giro. Da un lato e dall’altro, in ogni caso, emergono divergenze di vedute. L’equipaggio della nave olandese, con Ong tedesca, chiede di poter far sbarcare i migranti soccorsi in mare.

Matteo Salvini e il diktat dei porti chiusi

Dall’altro lato, invece, ferma l’opposizione di Matteo Salvini. Il leader della Lega, infatti, nella giornata di ieri, domenica 23 giugno, ha commentato a “SkyTg24”. «Sono da giorni ormai – dichiara Salvini – che questa Ong non può fare quello che vuole. Sull’immigrazione la nostra idea è molto chiara. Purtroppo devo registrare che l’Europa continua a non esistere. Non esagerassero parlando di infrazioni, multe e commissari. Noi all’Europa diamo 6 miliardi di euro all’anno. Ci permettessero di tagliare le tasse agli italiani, cosa che io farò qualunque situazione si verifichi».

Alessandro Artuso
Nato a Roma il 18 giugno 1991, ho conseguito la laurea triennale presso l'Università della Calabria e la magistrale all'Università degli Studi di Messina. Giornalista pubblicista, da luglio 2018, ho maturato la mia prima esperienza lavorativa con la redazione calabrese ottoetrenta.it con la quale collaboro da aprile 2015. Ho lavorato nell'azienda Silicon Make App producendo articoli inerenti a tematiche come Sviluppo app, Web marketing e Social media marketing. Interessato alle notizie a tutto tondo, mi pongo come elementi imprescindibili la ricerca e il controllo delle fonti.