Sea Watch, l’Europa respinge il ricorso: non potrà sbarcare in Italia

La Corte Europea per i diritti dell'uomo ha respinto il ricorso presentato dalla Sea Watch. Salvini aveva già comunque ribadito il suo secco no allo sbarco.

Crisi di Governo, Matteo Salvini
Matteo Salvini

La Corte Europea per i diritti dell’uomo ha respinto il ricorso presentato dalla Sea Watch. La nave aveva presentato ricorso per chiedere di fare sbarcare i migranti in un “porto sicuro”. La Corte Europea, come riporta il Corriere della Sera, era stata chiamata a decidere per l’adozione di “misure provvisorie” nel caso in cui ci fosse il rischio di “danni irreparabili“. Tuttavia non sarebbero stati trovati motivi sufficienti, da qui la decisione di respingere il ricorso.

Sea Watch, ricorso respinto

Nella mattinata di martedì 25 giugno, Salvini aveva ribadito il suo secco no allo sbarco dei 43 migranti a bordo della nave. “Anche la Corte Europea di Strasburgo conferma la scelta di ordine, buon senso, legalità e giustizia dell’Italia. Porti chiusi ai trafficanti di esseri umani e ai loro complici. Meno partenze, meno sbarchi, meno morti, meno sprechi. Indietro non si torna”, ha commentato il leader della Lega.

Tuttavia la Corte europea ha comunque precisato che “conta sulle autorità italiane affinché continuino a fornire l’assistenza necessaria alle persone a bordo di Sea Watch 3. Sono vulnerabili a causa della loro età o delle loro condizioni di salute”.

Nessun rischio di danni irreparabili

La decisione di fare ricorso era stata del capitano della nave a nome dei migranti. Avevano impugnato gli articoli 2 (diritto alla vita) e 3 (divieto di trattamenti inumani e degradanti) della Convenzione. Da qui la richiesta di obbligare l’Italia a farli sbarcare. Dopo aver esaminato tutte le motivazioni, la Corte europea ha deciso che non vi erano sufficienti motivazioni per chiedere al governo italiano di applicare un provvedimento provvisorio di sbarco. Tale richiesta, infatti, viene avanzata “nei casi eccezionali in cui i richiedenti sarebbero esposti a un vero e proprio rischio di danni irreparabili”.

Sea Watch, cosa rischia adesso?

Il comandante della nave potrebbe adesso decidere di forzare il blocco e dirigersi comunque in un porto italiano. Cosa rischia se lo facesse? “C’è il decreto Sicurezza bis – ha risposto Salvini – che prevede per chi viola certe regole il sequestro della nave e una multa fino a 50 mila euro. Se uno passa con il semaforo rosso sa di commettere un illecito e risponde del suo comportamento“.

Situazione a bordo della nave

La situazione a bordo della nave rimane comunque grave. I migranti hanno lanciato un appello: “Non ce la facciamo più, qui siamo come in prigione, aiutateci a sbarcare presto, a mettere i piedi giù da questa barca”. E ancora “Siamo tutti stanchi, esausti, stremati. Pensate a una persona appena uscita di prigione e fuggita dalla Libia, che ora si trova qui seduta o sdraiata. Immaginatevi come debba sentirsi questa persona“.

Intanto Salvini attacca la Ong: “Stanno usando da 13 giorni esseri umani per scopi politici, sono personaggi inqualificabili”. Al ministro dell’Interno risponde Graziano Delrio del Pd: “Dalla Ong nessuna provocazione politica. Solo la richiesta d’aiuto. Il Ministro Salvini la smetta a giocare con la vita delle persone e autorizzi immediatamente lo sbarco delle 42 persone tenute in ostaggio in mare dal governo italiano da 13 giorni”.