Vincenzo Ricciardi: “Noi protetti viviamo come terremotati”

Vincenzo Ricciardi ha vissuto per 6 anni nel programma di protezione, in qualità di congiunto di un collaboratore di giustizia. "Noi protetti - racconta a CiSiamo.info - viviamo come i terremotati".

Vincenzo Ricciardi
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Vincenzo Ricciardi non è un collaboratore di giustizia, perché non proviene da ambienti criminali. Vincenzo Ricciardi era “una persona normalissima”, come lui stesso si è definito. Collaborava perfino con la Procura di Napoli, come consulente fiduciario e tecnico informatico. Fin quando, un giorno, all’improvviso si è ritrovato in quello che lui definisce “un terremoto”. E, da quel giorno, è entrato nel programma di protezione come congiunto di un collaboratore di giustizia (leggi il nostro speciale “Vite da infami”).

La storia di Vincenzo Ricciardi

“Io e la mia famiglia abbiamo dovuto abbandonare la nostra abitazione. Le autorità ci sono venute a prendere con due ore di preavviso. Tutto questo è successo dopo che ho scoperto che mio fratello faceva parte di un’organizzazione criminale“.

La nuova vita di Vincenzo Ricciradi è iniziata il giorno in cui il fratello gli ha bussato alla porta di casa per chiedergli aiuto. Vincenzo lo portò in caserma e lo convinse a diventare collaboratore di giustizia.

“Non sapevo – continua – che sarebbe stata coinvolta la mia vita, che sarebbe stata coinvolta la mia famiglia. Invece, per 6 anni, sono stato all’interno del programma di protezione, trattato come un delinquente qualsiasi. Mi sono stati tolti anche i diritti che ogni italiano ha fin dalla nascita“.

I diritti rubati

Vincenzo Ricciardi, infatti, per ben 6 anni, non ha potuto andare nemmeno a votare. Era stato trasferito in una località protetta, ma la sua residenza risultava a Milano. Per potersi spostare di regione, però, avrebbe dovuto chiedere il permesso al Servizio Centrale di Protezione e, a quanto racconta, gli veniva sistematicamente negato.

“Una volta mi hanno detto che ho comunicato la mia intenzione di andare a votare troppo tardi. Un’altra mi hanno fatto arrivare le schede elettorali il giorno dopo la chiusura delle urne”.

“Il programma di protezione – aggiunge Vincenzo – presenta delle condizioni, che devono essere accettate. Ma il contratto mi è stato fatto firmare solo due anni dopo il mio ingresso nel programma, dicendomi che se non le avessi accettate sarei subito stato buttato fuori. Questa è una minaccia, che ha fatto lo stato e che io ho denunciato”.

“Come i terremotati”

Vincenzo paragona, quindi, poi la sua situazione a quella dei terremotati: “Ho perso tutto, lavoro, gli altri miei familiari, i miei amici e la mia vita. E anche la mia compagna ha perso tutto, le è stato proibito pefino di lavorare. Ci hanno costretto a stare in casa senza fare niente, togliendoci anche la dignità”.

La revoca del programma di protezione

Nel settembre 2018 a Vincenzo è stata comunicata, improvvisamente, la revoca del programma di protezione. “Mi hanno dato 10mila euro e con quelli dovevo trovarmi una casa e un lavoro. Mi hanno imposto di rivolgermi agli agenti sociali”.

La revoca dal programma di protezione, però, Vincenzo l’ha ricevuta per un motivo ben preciso. “Avevo venduto su un sito internet un bene di mia proprietà, mettendo, secondo loro, a rischio la mia posizione. In realtà non avevo nemmeno pubblicato il mio indirizzo, solo il mio numero di telefono”.

Dopo il programma di protezione

Dopo un brutto periodo di depressione, Vincenzo si è ripreso un po’. “Vai in depressione quando capisci di essere da solo. Io ho quattro figli, ma 3 non vivono con me e non sanno niente di questa situazione, sono 6 anni che non li vedo. Con me e la mia compagna vive solo la nostra figlia, che soffre silenziosamente. Ora non so come farò quando avrò finito i 10mila euro che mi hanno dato come capitalizzazione“.

ASCOLTA L’INTERVISTA COMPLETA A VINCENZO RICCIARDI:

L’intervista a Vincenzo Ricciardi
Fabrizio Capecelatro
Sono nato a Milano nell’emblematica data 09/09/90. Napoletano di origini e di "spirito", è alla città partenopea che rivolgo gran parte della mia attenzione di giovane giornalista. Sono autore dei libri "Lo Spallone – Io, Ciro Mazzarella, re del contrabbando", edito da Mursia nel 2013; "Il sangue non si lava – Il clan dei casalesi raccontato da Domenico Bidognetti", edito da ABEditore nel 2017, e "Omissis 01 – La vera storia di Rosa Amato: camorrista per vendetta, pentita per amore", edito da Tralerighe nel 2018.