Agente immobiliare minacciata dalla ‘ndragheta in Liguria: “Qui manca lo Stato”

Nadia Gentilini era un'agente immobiliare e un giorno ha incontrato la 'ndrangheta sul suo percorso professionale. Si è rifiutata di aiutarli in un'importante operazione immobiliare e ha denunciato. Ma non ha ricevuto dalla Magistratura, dalle istituzioni e dalle associazioni il supporto che avrebbe voluto.

Agente immobiliare minacciata dalla ‘ndragheta in Liguria
Nadia Gentilini, agente immobiliare minacciata dalla ‘ndragheta in Liguria.

Agente immobiliare minacciata dalla ‘ndragheta in Liguria: “Qui manca lo Stato”

 
 
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Li chiamiamo omertosi, se non addirittura codardi. Sono coloro che scelgono di non combattere, di non parlare. Sono quelli che mantengono il silenzio nei confronti dei crimini perpetrati dalle organizzazioni criminali, o addirittura da quella parte corrotta della politica. Non sempre però è colpa dei cittadini che non denunciano, spesso è colpa delle istituzioni che non prendono una decisione, per paura o forse perché è semplicemente più facile girarsi dall’altra parte. È la storia di Nadia Gentilini, un’agente immobiliare che non aveva mai conosciuto la mafia, ed è una storia che viene dalla Liguria.

Nadia, avevi mai incontrato la mafia sul tuo percorso di vita?

“Professionalmente no. Ma la mafia in Liguria c’è da tantissimi anni. Solo adesso, finalmente, lo Stato se ne è reso conto. La ‘ndrangheta si è insediata da tantissimi anni, dagli anni ’60 addirittura. I cittadini l’hanno sempre toccata con mano. Le istituzioni, invece, per molti anni hanno fatto finta di niente. Poi finalmente, negli ultimi anni, hanno fatto qualcosa, che però non è bastato”.

“Sono un’ex agente immobiliare. Ex non per volontà mia, ma per volontà di altri, per volontà di un contesto massonico-mafioso. La mafia ha cambiato volto, si è insediata in liguria e ha il controllo totale del territorio. Io l’ho incontrata nel momento in cui sono stata incaricata di seguire un’operazione immobiliare. Questa operazione riguardava la riqualificazione di un ex cantiere navale che doveva essere trasformato in un quartiere di lusso. Io dovevo occuparmi delle future vendite degli immobili”.

E, dopo che hai ricevuto questo incarico, cosa è successo?

“Un giorno vengo convocata dal progettista e mi è stato chiesto di “costringere” la proprietà di questo immobile a due impresari edili il progetto. Io mi sono rifiutata e ho lasciato lo studio. In pratica volevano quella proprietà immediatamente, così com’era. Il progettista, che tra l’altro era il figlio del Sindaco, aveva il totale controllo dell’operazione.”

L’operazione che importanza avrebbe avuto?

“Un’importanza mastodontica. La Liguria è mare e monti e ha un territorio su cui è possibile costruire ristrettissimo. Da noi questo cantiere era un evento. A tutt’oggi il valore commerciale di quell’area si aggira tra i 10 e i 15mila euro a metro quadro. Stiamo parlando di decine di milioni di euro. Senz’altro l’interesse per questa area era elevato.”

Dal tuo rifiuto di fare da intermediaria iniziano le tue vicende giudiziarie?

“Sì, io alla proprietà svelo quello che mi hanno chiesto di fare, dopo che la stessa proprietà mi aveva confessato di avere subito pressioni da parte di molti dei protagonisti coinvolti che volevano spingerla alla vendita. Io ho detto alla proprietà di portare a termine l’ottenimento dello studio di riqualificazione, cioè le concessioni per costruire, e poi di decidere. Infatti, se avesse siglato un accordo prima dell’ottenimento delle concessioni, poi, se queste concessioni non fossero state portate a termine, la proprietà avrebbe dovuto risarcire i compratori”.

“Io e la proprietà decidiamo di incontrarci e vengo a conoscenza che sono arrivate tantissime offerte da gruppi piemontesi. La proprietà, tuttavia, mi ha subito detto che non aveva alcuna intenzione di vedere, e che lo aveva detto anche al progettista”.

Qual è il momento in cui decidi di andare in procura e denunciare?

“Dal momento in cui ho detto no la mia vita è cambiata. È iniziato l’incubo. I progettisti e molti altri protagonisti della vicenda hanno iniziato a delegittimarmi con altri miei importati clienti. Poi mi sono accorta che tutti i miei progetti privati venivano bloccati. Ho denunciato quando il direttore dell’ufficio tecnico del Comune di Chiavari, con molta tranquillità, mi ha detto che, finché c’era lui, nessuno dei miei progetti sarebbe passato”.

“Intanto, i progettisti hanno quintuplicato le parcelle. Il Sindaco di Chiavari, padre del capo progettista, ha bloccato le concessioni. Dunque anche la proprietà ha deciso di denunciare. Io sono stata chiamata dalla Guardia di Finanza come persone informata dei fatti. Il comandante mi ha detto di continuare a denunciare“.

Come continua il processo?

“A un certo punto, il Procuratore di Chiavari h stralciato la mia deposizione dagli atti del processo. E io ho anche capito il perché, grazie a dei documenti che ignoti mi hanno consegnato a distanza di alcuni anni. Da questi documenti ho preso atto che la riqualificazione del cantiere navale non era quella che conoscevamo. È emerso che il Comune aveva creato due pratiche parallele, una falsa, in mano della prosperità, e una vera che era detenuta dall’Amministrazione comunale. Dal nuovo progetto si potevano edificare 20mila metri quadrati in più rispetto al progetto che avevamo in mano noi. In poche parole, l’operazione valeva centinaia di milioni di euro.”

“Nel 2012 vengo a conoscenza di Libera. Incontro quindi Don Marcello Cozzi a Roma che mi invita a scrivere una memoria, che poi presenterà lui stesso alla Questura di Potenza. Questo perché nello stesso periodo era scoppiato il caso di Francesco Belsito e dei Fondi neri della Lega“.

Qual è il collegamento tra il cantiere navale e Francesco Belsito?

“Francesco Belsito aveva il quartier generale proprio a Chiavari. Il suo braccio destro era l’architetto Alessandro Agostino, il progettista che mi aveva chiesto di “indurre” la proprietà del cantiere navale a vendere. Così è iniziata un’inchiesta della DDA di Napoli, ma non è proseguita, perché, ho appreso dagli inquirenti, che per competenza i documenti sono stati trasferiti a Genova. Ma quando mi sono rivolta a Genova è emerso che tutto era sparito”.

Qual è attualmente la situazione?

“Io mi sono rivolto al dottor Luigi Gaetti, che ha portato tutti i documenti in Commissione antimafia. A oggi non ho ottenuto ancora nulla. La vittima non sono solo io, c’è anche la proprietà e ci sono altre vittime, che ho portato all’attenzione degli inquirenti. Adesso abbiamo portato tutti i documenti all’attenzione del Procuratore nazionale antimafia Cafiero De Raho, al ministero dei Giustizia e al Presidente della Repubblica”.

“La mia speranza è che intervenga la Direzione Nazionale Antimafia, perché porti a sé il procedimento. In Liguria abbiamo bisogno dello Stato. Io sono dovuta scappare dalla mia terra, perché continuavo a ricevere minacce di morte. A oggi so che in quel quartiere hanno costruito, ma non so chi lo ha fatto. Non ho più saputo niente da nessuno, né da Gaetti, ex Senatore del movimento 5 Stelle, né da Nicola Morra, Presidente della Commissione parlamentare antimafia”.

ASCOLTA L’INTERVISTA RADIOFONICA A NADIA GENTILINI:

Ne parliamo in pausa pranzo – Puntata del 29 maggio 2019

Fabrizio Capecelatro
Sono nato a Milano nell’emblematica data 09/09/90. Napoletano di origini e di "spirito", è alla città partenopea che rivolgo gran parte della mia attenzione di giovane giornalista. Sono autore dei libri "Lo Spallone – Io, Ciro Mazzarella, re del contrabbando", edito da Mursia nel 2013; "Il sangue non si lava – Il clan dei casalesi raccontato da Domenico Bidognetti", edito da ABEditore nel 2017, e "Omissis 01 – La vera storia di Rosa Amato: camorrista per vendetta, pentita per amore", edito da Tralerighe nel 2018.