Nino Di Matteo estromesso dal pool sulle stragi e tutti diventano Procuratori

Dopo essere stati per anni "allenatori della Nazionale", ora dal divano diventano tutti Procuratori Nazionali Antimafia più capaci di chi lo è veramente.

Nino Di Matteo
Nino Di Matteo ad Atlantide.

Nino Di Matteo, il magistrato diventato famoso per l’inchiesta sulla “trattativa Stato-mafia” è stato estromesso dal Procuratore Nazionale Antimafia, Federico Cafiero De Raho, dal pool della Direzione Nazionale Antimafia che ha il compito di far luce “sulla presenza di “entità esterne nei delitti eccellenti di mafia”. Da allenatori della Nazionale di calcio, tutti sono diventati Procuratori pronti a criticare la scelta di De Raho.

L’estromissione, secondo quanto riportato da La Repubblica, sarebbe dovuto all’intervista rilasciata da Di Matteo al programma di La7 Atlantide, durante il quale il magistrato avrebbe reso pubblico il contenuto di alcune piste di lavoro di cui gli inquirenti stanno ancora discutendo. E quindi avrebbe tradito “il rapporto di fiducia all’interno del gruppo e con le direzioni distrettuali antimafia”.

A prescindere dall’assurdo nome assegnato a questo pool (quali sono i “delitti eccellenti”? E soprattutto quali non lo sono? E quelli che non lo sono, cosa sono delitti di 2° categoria?), il sospetto è che questa storia dell’uno vale uno ci stia un po’ sfuggendo di mano.

Dopo essere stati per anni i migliori allenatori di calcio dal divano di casa, ora siamo diventati anche magistrati più esperti nella gestione di un ufficio di chi, guidando la Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli, in continuità con il suo predecessore Franco Roberti, ha riportato i più grandi successi nella lotta alla camorra, disarticolando completamente le storiche organizzazioni criminali del luogo (ed è da questa disarticolazione che sono nate, ad esempio, le paranze dei bambini per colmare i vuoti di potere criminale); di chi ha esportato il “modello napoletano” di lotta alla criminalità organizzata contro l’organizzazione criminale attualmente più potente in Europa (la ‘ndrangheta), diventando Procuratore di Reggio Calabria e ora, sempre in continuità con il suo predecessore Franco Roberti, sta coordinando la Direzione Nazionale Antimafia.

Se Federico Cafiero De Raho ha quindi deciso di estromettere Di Matteo dal pool sulle stragi, avrà avuto i suoi motivi. E noi, se abbiamo il dovere di vigilare sulle decisioni di chiunque, abbiamo anche il dovere di aspettare in silenzio prima di esprimere giudizi su ambiti di cui necessariamente non ne sappiamo abbastanza, quale – ad esempio – la gestione di una Procura.

Nulla, infine, mi toglie dalla testa che questo tifo da parte delle persone sia la conseguenza, probabilmente perfino involontaria (non mi è parso di leggere dichiarazioni pubbliche di Di Matteo su tale estromissione), di una eccessiva esposizione mediatica di certi magistrati, che finisce per trasformarli personaggi più che professionisti.

Fabrizio Capecelatro
Sono nato a Milano nell’emblematica data 09/09/90. Napoletano di origini e di "spirito", è alla città partenopea che rivolgo gran parte della mia attenzione di giovane giornalista. Sono autore dei libri "Lo Spallone – Io, Ciro Mazzarella, re del contrabbando", edito da Mursia nel 2013; "Il sangue non si lava – Il clan dei casalesi raccontato da Domenico Bidognetti", edito da ABEditore nel 2017, e "Omissis 01 – La vera storia di Rosa Amato: camorrista per vendetta, pentita per amore", edito da Tralerighe nel 2018.