Dipendente licenziato dopo aver insultato l’azienda: va risarcito

Un dipendente è stato licenziato dopo aver insultato l'azienda in cui lavorava. La Cassazione però ha ritenuto ingiusto il licenziamento.

Dipendente licenziato deve essere riassunto
Dipendente licenziato deve essere riassunto
Clicca qui per ascoltare l'articolo

Un dipendente è stato licenziato dopo aver insultato l’azienda in cui lavorava. Il fatto risale a qualche tempo fa. Una guardia giurata, durante una conversazione telefonica con il centralino, aveva inveito dicendo: “Che azienda di m….”. L’uomo si era arrabbiato perché non riusciva a farsi rilasciare il Cud dall’amministrazione aziendale.

Dipendente licenziato dopo aver insultato l’azienda

Dopo quella frase il dipendente è stato licenziato. Ha però deciso di fare ricorso. I giudici hanno stabilito che “l’espressione utilizzata non appariva suscettibile di arrecare pregiudizio all’organizzazione aziendale. Questo perché la frase era “priva di attribuzioni specifiche e manifestamente disonorevoli tali da determinare il venir meno, ragionevolmente, del rapporto fiduciario o di essere lesiva del decoro dell’impresa pur avendo tale espressione usata travalicato i limiti della correttezza”.

ne parliamo in pausa pranzo

La Cassazione ha confermato poi la decisione e ha ritenuto ingiusto il licenziamento. Il dipendente adesso dovrà essere risarcito (non riassunto per effetto della riforma Fornero). L’azienda, in pratica, prima di procedere con il licenziamento, avrebbe dovuto verificare se il dipendente “doveva avere stima” nei confronti dell’impresa.

Commenta su Facebook
Mattia Pirola
Nato il 18 luglio del 1990, vivo da sempre nella tranquilla Cassina de' Pecchi, alle porte della ben più caotica Milano. Con una laurea in Storia ho soddisfatto la mia voglia di conoscere il passato e con l'attività giornalistica la necessità di analizzare il presente, ben consapevole che questa epoca sarà ricordata per le sue innumerevoli contraddizioni.