Napoli: ‘o sole, ‘o mare e dintorni: “la terra dei due fuochi”, mente e delitto.

Ingegno, talento, mente e sregolatezza. 'A pizza e i furti al polso, maccheroni e poesia, melodie e morti ammazzati: genio e gomorra sotto il cielo azzurro e la luna rossa

Napoli
Ingegno, talento, mente e sregolatezza. 'A pizza e i furti al polso, maccheroni e poesia, melodie e morti ammazzati: genio e gomorra sotto il cielo azzurro e la luna rossa

Hanno “preso” il killer di Napoli, e suo fratello che lo copriva e fiancheggiava. Nei video si vede l’impegno tracotante e deciso a uccidere il bersaglio dell’agguato, con la trascuratezza e l’indifferenza di qualsiasi altra cosa. Addirittura scavalcando il corpo della piccola vittima capitata sotto i colpi sparati all’impazzata, senza mira, senza una vera capacità di maneggiare l’arma tenuta in mano per uccidere, ottenendo invece la strage. Ecco Napoli oggi: la miseria civile napoletana, in una città che meriterebbe, come nel suo passato, ben altro.      

Quello che altri napoletani altrettanto “veraci” hanno lasciato di Napoli, una memoria di idee, di ingegno e capacità di pensiero, con punte altissime di livello e valore culturale che danno a Napoli una fama ricca e piena di contenuti, ben lontana dal contemporaneo sentire di violenza e disonestà che la camorra e giovani delinquenti le procurano ogni giorno oggi. C’è un’altra Napoli che segna l’epoca e la Storia di questa città baciata dalla bellezza e da un ambiente di splendore raro, sotto “il” vulcano imponente, e “accostata” da un golfo e un mare tinto di colore e di sogni. Quei colori che tennero incantato a Napoli Caravaggio e poi Luca Giordano e Mattia Preti, fino al napoletanissimo Salvator Rosa, ed si Maestri della Scuola di Posillipo. Ispirato Stendhal e Goethe, legato a sé Curzio Malaparte e fatto narrare in pagine indimenticabili gli scrittori conterranei: Marotta, Prisco, La Capria e Anna Maria Ortese.

ne parliamo in pausa pranzo

Anche Vico nella sua Napoli, fa crescere ed approfondire il suo pensiero, che si fa insegnamento, compreso poco al tempo, ma che si rivelerà centrale studiandolo. E che dire di Gaetano Filangieri che fa intrufolare il diritto alla felicità nella dichiarazione d’Indipendenza degli Stati Uniti americani, e di Benedetto Croce, uno dei massimi filosofi e storici, divenuto anche Ministro dell’Istruzione, o Enrico De Nicola Presidente della Repubblica italiana appena nata, con la Costituzione “più bella del mondo”. E ancora di E. A Mario quello della canzone del Piave, di Salvatore Di Giacomo grande poeta partenopeo, e ancora nella Napoli “d’autore” ci sono anche i tre De Filippo e Totò, e Peppino di Capri … e ‘a malinconia d’o core quanno scenn’a sera.

Pulcinella e ‘o pazzariello “passeggiante” nelle vie napoletane sono folklore, il lato popolaresco e forse tragicomico della napoletanità dei vicoli coi panni stesi ad asciugare, dei quartieri spagnoli, di Forcella e sempre di San Gennaro. Il Vesuvio segna da sempre la quinta scenografica della città in maniera indelebile, il vero protagonista, che veglia e sovraintende a tutte le attività cittadine, anche col pino di Posillipo in primo piano, quando c’era, in tutte le cartoline illustrate che in ogni cassetto d’Italia non mancano di ricordare Napoli.

 “Un cafone ‘e fora può amare Napoli più di un napoletano” (Vittorio De Sica)

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Ennio Testa
Nel mezzo del cammin di… sua ottava decade, e non sentirsela addossol, dopo averne viste, sentite, vissute, lette e meditate di tutti i colori, di luce e di buio. Nato e vissuto a Roma, la città del cuore, di cui ama persino i “sanpietrini”, con ascendenze e attiva tradizione milanese, trasferito poi nelle terre etrusche altrettanto amate. Libero e vagabondo ha calpestato e conosciuto le vie di tutta l’Italia e della mezza Europa dove l’impegno l’ha portato, sommando esperienza e saperi che oggi l’aiutano a scrivere.