Anche i bulli piangono. Ma solo dopo. Quando i Carabinieri gli mettono le manette

La questione dei bulli e l'educazione che stenta a fare breccia nella mente di molti giovani. Cosa non va e perché vi è un modo di vivere errato.

Bulli
I problemi di educazione e il pericolo dei bulli (foto di repertorio)

Dopo avere riso, e deriso, in faccia e alle spalle dei compagni, e picchiato i “deboli del villaggio” calpestando educazione e umanità, fino al reato. Ma dove sono cresciuti? Dove e come sono stati educati? E da quali genitori, fratelli, nonni?

La risposta è certamente: in mezzo a noi! Dove ognuno ormai si fa “gli affari suoi” perché se un anziano s’azzardasse a rimproverare il giovane bulletto semi sdraiato, con le scarpe da ginnastica griffate allungate sul sedile vicino o su quello di fronte, rischia di trovarsi col naso rotto, come il conducente dell’autobus la settimana prima.

La situazione tipo del giovane bulletto

Perché all’altro giovane bulletto che guarda fuori del finestrino il panorama non gli viene manco in mente di alzarsi e cedere il posto alla vecchia signora in piedi davanti al sedile occupato da lui; perché la bulletta di turno continua imperterrita a leggere “Harmony” con l’ultima appassionante storia d’amore, seduta a gambe larghe di fronte alla signora con la pancia in evidente stato d’attesa, il suo sedile non lo cederà mai. Questi sono oggi i “nostri” figli, gli eredi della civiltà occidentale, non tutti per fortuna, ma molti, troppi, e si sa che al peggio non c’è limite, e quei comportamenti impuniti e beffardi spesso vanno molto oltre gli anni dell’adolescenza e quella che una volta veniva definita l’età della ragione.

Gli episodi

Dove nasce il male? Lasciamo perdere il diavolo che la Chiesa continua a farci balenare come “il” vero colpevole dei nostri comportamenti indecorosi e talvolta ignobili o addirittura aberranti. I colpevoli sono in casa, o vicino a casa: a scuola, in discoteca, sul “muretto”, sulle scale della Posta, sui gradini di ogni posto dovunque questi “nostri figli” possano poggiare le natiche per riunirsi e bere birra, o coca, o birraecoca, o farsi le canne, insieme che è più di compagnia; senza neanche immaginare quelle cose che potrebbero scambiarsi e discutere, per sapere, per conoscere di più e meglio quello che potrebbe aprire loro la mente, animarli, farli agire, tirarli fuori da un vivere appiattito e abbandonato al passare del tempo, facili prede poi dei pusher delle droghe leggere che nel tempo tendono a rinforzarsi.

La questione dell’educazione

Una volta c’era il “ceffone”, uno ogni tanto serviva a farti rivedere la riga, oggi c’è il rischio di avere una convocazione al commissariato. Una volta quando l’insegnante entrava in classe, la classe s’alzava in piedi e sedeva dopo l’assenso del docente; oggi gli studenti, danno del tu ai professori, discutono voti e i compiti a casa. E non è un “diritto acquisito” glielo hanno concesso loro, “maestri” della nuova pedagogia avanzata, psicologicamente corretta, per non creare squilibri comportamentali che potrebbero creare fragilità emotive.

Manca la leva

Una volta arrivava la maggiore età, e ai maschi toccava la naja (oggi toccherebbe anche alle femmine come nell’Esercito israeliano) mesi di marce, di letti da rifare, col cubo teso e lisciato se no il caporale te lo butta all’aria e devi ricominciare arrivando a colazione quando il caffè è finito, e poi ore a pulire lavatoi e latrine o a pelare patate per il minestrone serale. Ma imparavi a stare con gli altri, a tenere l’ordine: “un posto per ogni cosa, ogni cosa al suo posto”, il rispetto verso i superiori, e gli “anziani” magari solo di qualche anno ma te lo facevano capire subito come funzionava la cosa, e anche a smontare e rimontare fucile o mortaio; ma soprattutto a conoscere altri ragazzi, i diversi dialetti e cadenze delle regioni del tuo paese.

E tornavi a casa più serio, più educato, più disciplinato, più “attrezzato” ad affrontare i problemi dell’esistenza. Oggi il servizio di leva non si fa più: l’Esercito moderno è da specialisti. La leva è fuori del tempo, come sostiene il Ministro della Difesa Trenta, capitano della Riserva, che ha partecipato ad operazioni “di pace” in diversi teatri di guerra, in quelle parti del mondo dove i soldati ancora si fronteggiano armati, e sparano.

Lo scontro con la Polizia

I nostri “ragazzi” armati, professionisti, non le usano più, le fanno solo vedere nei servizi di sorveglianza. Intanto gli altri ragazzi bulli e contestatori, pieni di rabbia, si armano: spranghe, bastoni, molotov e bombe carta. E le usano, sciarpa sul viso, cappuccio alzato, nelle manifestazioni di piazza contro auto e vetrine. E contro la Polizia in tenuta anti-sommossa.

Ennio Testa
Nel mezzo del cammin di… sua ottava decade, e non sentirsela addossol, dopo averne viste, sentite, vissute, lette e meditate di tutti i colori, di luce e di buio. Nato e vissuto a Roma, la città del cuore, di cui ama persino i “sanpietrini”, con ascendenze e attiva tradizione milanese, trasferito poi nelle terre etrusche altrettanto amate. Libero e vagabondo ha calpestato e conosciuto le vie di tutta l’Italia e della mezza Europa dove l’impegno l’ha portato, sommando esperienza e saperi che oggi l’aiutano a scrivere.