Testimone di giustizia in sciopero della fame: “Non so se il mio nemico è lo Stato o la camorra”

Gennaro Ciliberto dal 2 maggio sta portando avanti uno sciopero della fame davanti alla sede del Ministero dell'Interno e denuncia a CiSiamo. info: "Io posso ammettere che un camorrista voglia uccidermi. Non posso tollerale che lo voglia anche lo Stato".

Gennaro Ciliberto
Il testimone di giustizia Gennaro Ciliberto.

Testimone di giustizia in sciopero della fame: “Non so se il mio nemico è lo Stato o la camorra”

 
 
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Don Aniello Manganiello, in seguito alla manifestazione “DisarmiAmo Napoli”, sostiene che «le manifestazioni non servono a niente, ma i cittadini devono denunciare ciò che accade» (leggi qui la nostra intervista). Gennaro Ciliberto è un testimone di giustizia, perché ha denunciato le infiltrazioni della criminalità organizzata negli appalti pubblici per la costruzione delle autostrade, e da diversi giorni è in sciopero della fame davanti alla sede del Ministero dell’Interno, per denunciare il totale abbandono da parte dello Stato.

Gennaro, quanti giorni sono che non mangi?

«Sono arrivato il 2 maggio a Roma dalla località protetta in cui vivo e ho parcheggiato la macchina vicino al Viminale. Da quella sera non ho mangiato più niente. Mi alimento solo con bevande che contengono zuccheri, perché sono insulinico dipendente e non riuscirei a resistere. Questa forma di diabete scompensato mi è venuta, peraltro, dopo che la camorra ha tentato di uccidermi per vendicarsi».

Perché la camorra voleva vendicarsi su di te?

«Perché sono l’unico testimone in Italia della più grande infiltrazione di camorra e di anomalie costruttive in appalti pubblici. Già nel 2010 ho denunciato che alcuni cavalcavia e ponti sarebbero crollati. Un articolo del Corriere della sera ha anche tracciato una mappa delle mie denunce».

Da quel momento sei entrato nel programma di protezione per i testimoni di giustizia?

«Sì, ma il programma di protezione fa falle da tutte le parte. E la verità è che i politici e i burocrati se ne fregano della figura del testimone di giustizia. Sono inutili gli spot contro la mafia, se poi si dimenticano dei testimoni di giustizia. Mi hanno completamente abbandonato e ora che sto manifestando davanti al Viminale burocrati e politici fanno finta di niente: quando passano abbassano la testa e non mi guardano».

Come hai appreso la notizia della sparatoria in cui è rimasta coinvolta una bambina a Napoli?

«Io sono rimasto sgomento. Ho sempre detto che le pallottole viaggiano sugli innocenti. Salvini, dopo che ha detto che i camorristi dovrebbero spararsi solo tra di loro, ha dimostrato di essere incompetente e si è dimostrato anche offensivo nei confronti della brava gente. I camorristi sparano per strada e in strada ci sono le persone per bene».

Quali sono le tue richieste?

«Le mie richieste sono quelle previste dalla legge. Innanzitutto protezione durante gli impegni giudiziari e poi il cambio di generalità, che da 2 anni il Viminale non dà più a nessuno. Io devo aver diritto a ricominciare una vita. Mi sono trovato, da solo, un posto di lavoro da solo, perché devo continuare a scappare? Perché devo vivere 24 ore al giorno con un giubbotto antiproiettile, comprato da me? Perché devo vivere così se sono la porte buona del paese? Perché il Ministro dell’Interno deve lasciarmi fuori per 5 giorni senza avvicinarsi?».

Nessuno si è dimostrato disponibile a riceverti?

«Nessuno. Mi è stata fatta solo una promessa verbale, per cui mercoledì dovrei essere all’ordine del giorno della Commissione Centrale di Protezione. Ma nel frattempo sto ricevendo pressioni dalla Polizia: chiunque venga a portarmi solidarietà viene fermato e identificato. Praticamente mi stanno isolando. Sono arrivati anche altri testimoni di giustizia e ci siamo dovuti nascondere in un locale. Noi dobbiamo nasconderci come dei latitanti.

Allora i veri nemici chi sono? Io posso ammettere che un camorrista voglia uccidermi. Non posso tollerale che lo Stato mi voglia uccidere».

L’intervista radiofonica a Gennaro Ciliberto:

Ne parliamo in pausa pranzo – Puntata del 6.5.2019

Fabrizio Capecelatro
Sono nato a Milano nell’emblematica data 09/09/90. Napoletano di origini e di "spirito", è alla città partenopea che rivolgo gran parte della mia attenzione di giovane giornalista. Sono autore dei libri "Lo Spallone – Io, Ciro Mazzarella, re del contrabbando", edito da Mursia nel 2013; "Il sangue non si lava – Il clan dei casalesi raccontato da Domenico Bidognetti", edito da ABEditore nel 2017, e "Omissis 01 – La vera storia di Rosa Amato: camorrista per vendetta, pentita per amore", edito da Tralerighe nel 2018.