La tela di Pellizza da Volpedo, del lavoro “en marche” oggi rischia di diventare una lapide

1° Maggio Festa dei Lavoratori (non del lavoro): da quando se la conquistano all’alba della rivoluzione industriale, si sta trasformando in un tramonto

Quarto Stato Pellizza da Volpedo

Perché “c’era una volta” la passione, l’orgoglio, l’ardore, nel fare. Una sorta di sacralità del lavoro, di ogni lavoro: dietro c’è  la dignità dell’uomo, della donna anche, la fierezza d’averlo fatto, e fatto bene, con cura, con attenzione, con dedizione. Tutte parole che oggi sanno d’antico, che sono lentamente ridotte a lumicino vicino a spegnersi, con i valori, il merito, le virtù, ridotte a brandelli dal progresso civile e sociale che forse ci sta nascondendo una realtà arida e distruttiva delle qualità che stiamo perdendo con vane futili alternative.

Dov’è finito il tornitore che ti mostrava il pezzo pòlito e levigato uscito dal tornio manovrato dalle sue mani esperte e capaci? Dove il falegname a curvare le spalliere o a levigare le tavole incollate “a modo” per farne un piano lucidato? Dove il fabbro a martellare il ferro da trasformare in eleganti barre ritorte da cancellata?  Dove il contadino coi suoi ortaggi fatti crescere al sole, zappando la terra per far correre l’acqua a irrigare?  Il lavoro, quel lavoro, durato nei secoli sta morendo, scompare. Gli artigiani, i contadini non “faticano” più.

ne parliamo in pausa pranzo

La plastica ci sta invadendo, letteralmente: il più tipico prodotto dell’industria, della chimica e del progresso sta “riuscendo” dal mare, dopo aver riempito metà degli oceani, che già stanno scontando lo scioglimento dei ghiacci polari, il riscaldamento globale prodotto dai fumi e dalle emissioni delle ciminiere diffuse nel mondo dopo la rivoluzione industriale che ci ha dato l’automobile, il cibo in scatola e imballaggi attraenti e colorati, i libri e i giornali in tirature stellari facendo crescere, con le vendite, meritoriamente, anche studio e cultura,  e anche il lavoro, quello intellettuale, quello di studio e ricerca o della sedia dietro la scrivania, col telefono  e il computer acceso dalla mattina alla sera, quello della progettazione di nuovi prodotti, di nuovi modelli, di nuove case e miglioramenti urbanistici e… “industriali”, ecco: di certo stiamo in pieno totale cambiamento. Ma dove, e come, riusciremo ad andare ?

Oggi 1°Maggio. Annuale Festa dei Lavoratori, che richiamava con le bandiere al vento, il concertone, i vari comizi dei politici e dei sindacalisti difensori dell’opera e dell’impegno di ogni uomo (e donna) nel lavoro e della dignità sociale, quel lavoro che la Costituzione mette a base dell’impegno nazionale, ma che sta trasformando il tempo ed il modo di fare, complici anche il progresso e la tecnologia che lasciano più tempo libero, meno fatica, meno voglia anche, per qualcuno fortemente distratto dalle ferie, dai “ponti” da vacanze sempre più organizzate da agenzie di viaggi che ci portano nel mondo a conoscere costumi e popoli, gente e paesi diversi, ma che ci riportano poi a casa, dove per vivere dobbiamo lavorare, essere pagati per quello che facciamo e produciamo. Vale le pena di pensarci un po’ su.

Questo Primo Maggio può essere un momento di riflessione, senza bandiere, dimenticando i diritti sindacali che spesso qualcuno si porta via, col pensiero sul “nostro” lavoro che cambia, che il tempo sta modificando verso direzioni nuove, verso impegni inconsueti, molti addirittura da trovare, da inventare, con competenze nuove, con nuovi saperi e conoscenze. Con grande motivata volontà di fare.

Con “passione” come mi diceva al telefono recentemente un illuminato direttore.

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Ennio Testa
Nel mezzo del cammin di… sua ottava decade, e non sentirsela addossol, dopo averne viste, sentite, vissute, lette e meditate di tutti i colori, di luce e di buio. Nato e vissuto a Roma, la città del cuore, di cui ama persino i “sanpietrini”, con ascendenze e attiva tradizione milanese, trasferito poi nelle terre etrusche altrettanto amate. Libero e vagabondo ha calpestato e conosciuto le vie di tutta l’Italia e della mezza Europa dove l’impegno l’ha portato, sommando esperienza e saperi che oggi l’aiutano a scrivere.