Papa Francesco, tra le “croci” dell’Umanità migranti e pedofilia

Papa Francesco elenca le "croci" dell'umanità, tra cui compaiono migranti, pedofilia, famiglie "spezzate" e Chiesa attaccata e rifiutata

Papa Francesco
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Migranti, pedofilia, ambiente e attacchi alla Chiesa, queste sono quattro “croci” che Papa Francesco indica al termine della Via Crucis al Colosseo. Ma non sono certo le sole “croci” del mondo, che il Pontefice elenca al termine dell’ultima celebrazione del Triduo prima della Pasqua.

Le “croci” dell’umanità

Oltre ai “migranti che trovano le porte chiuse a causa della paura e dei cuori blindati dai calcoli politici; ai “piccoli feriti nella loro innocenza e nella loro purezza”; all’ambiente, vittima di “occhi egoistici e accecati dall’avidità e dal potere”; e alla Chiesa che si sente assalita continuamente, dall’interno e dall’esterno”, compaiono infatti anche “le persone affamate di pane e di amore, le persone sole e abbandonate perfino dai propri figli e parenti; le persone assetate di giustizia e di pace; le persone che non hanno il conforto della fede; gli anziani che si trascinano sotto il peso degli anni e della solitudine”.

Famiglia e Chiesa

E poi “la croce dell’umanità che vaga nel buio dell’incertezza e nell’oscurità della cultura del momentaneo”. E ancora “le famiglie spezzate dal tradimento, dalle seduzioni del maligno o dall’omicida leggerezza dell’egoismo”. Papa Francesco fa poi un riferimento più specifico ai cristiani e alla Chiesa: “I consacrati che cercano instancabilmente di portare la luce di Dio nel mondo e si sentono rifiutati, derisi e umiliati”, e anche “i consacrati che strada facendo hanno dimenticato il loro primo amore”.

Debolezze e ambiente

E un’altra croce è quella costituita dalle “nostre debolezze, le nostre ipocrisie, i nostri tradimenti, i nostri peccati e le nostre numerose promesse infrante”. Francesco parla poi della Chiesa che “fatica a portare l’amore di Dio perfino tra gli stessi battezzati”. Infine, “la nostra casa comune che appassisce seriamente sotto i nostri occhi egoistici e accecati dall’avidità e dal potere”.

La preghiera che il Papa rivolge a Cristo, è quindi di “ravvivare in noi la speranza della resurrezione e della definitiva vittoria contro ogni male e ogni morte”.

Elisabetta Riboldi
Nata il 15 luglio 1992, ho seguito il tipico cursus honorum della letterata milanese: diploma al liceo classico G. Berchet, laurea triennale in Lettere Moderne e magistrale in Filologia Romanza presso l'Università degli Studi di Milano. Fervente appassionata di tutte le arti, curioso nelle librerie, alle mostre, nei musei; per quasi dieci anni ho seguito corsi di teatro e, in seguito, di danza ottocentesca. Ma quella stessa curiosità che mi porta a indagare l'arte e la storia mi àncora fortemente all'attualità, di cui cerco di indagare processi e retroscena.