Siamo in molti, se non proprio a vergognarci “di essere italiani”, a sentirci in forte disagio

Quello che accade in“questo paese”comincia ad essere costante fastidio quotidiano, a causa di troppi bulli, intolleranti storici, corrotti e malavitosi in crescita

Bandiera italiana
Quello che accade in“questo paese”comincia ad essere costante fastidio quotidiano, a causa di troppi bulli, intolleranti storici, corrotti e malavitosi in crescita


Un giornaliero campionario di ineducazione, mal pensiero, prepotenza impunita, abbarbicamento ad idee e ideologie defunte e accantonate nelle trame della storia. E’ quello che dimostrano ogni giorno i giornali, le televisioni e la rete: che all’interno accogliente dei sessantadue milioni di popolo italiano continuano ad albergare geni confusi e lontani dalle conquiste culturali e sociali del pensiero moderno di progresso civile.

Durante l’ultima settimana, la cronaca ci ha consegnato e fatto riflettere su vari episodi di morali aberranti, specchi-denuncia della situazione di degrado e bassezza sociale raggiunta e a volte superata.

ne parliamo in pausa pranzo

Un pluripregiudicato, nel Foggiano, durante la visita domiciliare dei carabinieri che gli trovano malamente nascoste le dosi di cocaina, arrogante, si rivolge loro con un: “Ve la faccio pagare!”. E lo fa, il giorno dopo; pistola in tasca: lo blocca l’auto di servizio con le luci blu sul tetto, e lui spara. Il maresciallo ancora seduto all’interno muore, un carabiniere è ferito, il drogato omicida è arrestato dai colleghi intervenuti.

Napoli: un re della pizza, imprenditore multiproprietario di locali che danno lavoro a 200 persone, e lui la rossa Ferrari di Maranello, la parcheggia disinvolto nella piazzola per disabili. A chi gli contesta la prepotenza si rivolge con arroganti e minacciose allusioni corporali, ribadendo senza vergogna il suo presunto diritto di fare quello che gli pare, da “capo” e ricco.

Milano: al nord non va meglio. Nel centro cittadino una “paranzella” in maxiscooter con due “mandati”, uno avanti guida, il passeggero spara, e uccide il nonno che porta a scuola il nipotino, il cui padre, nell’agguato si salva, era lui la vittima da punire. Altro motorino altra “paranza”, affianca l’auto ferma al semaforo: sparano mirando alla testa infrangendo i finestrini. Gomorra è arrivata velocemente anche al Nord..

Europee: si presenta alle prossime elezioni un candidato, si chiama Caio Giulio Cesare Mussolini, cognome ingombrante che fa schiumare di rabbia incontenibile quelli che vivono d’antifascismo e resistenza militante, spesso solo nipoti di partigiani veri. Sono quelli che avrebbero voluto scalpellare quel nome davanti alla sede del CONI al Foro, hanno irriso Tajani, Presidente del Parlamento europeo, per le considerazioni di “qualcosa di buono” che forse oggi solo Pennacchi, fascio-comunista, condivide, per le paludi bonificate, dove vive.
Lasciamo perdere le Suore picchiatrici di genitali dei piccoli scolari, questi piccoli che mandano all’ospedale le compagne di classe, i padri orchi, non solo rom, e altri padri che prostituiscono la moglie a figli e amici.

Ma “queste cose ci sono sempre state”, dice la credenza popolare. Non è vero, non è così: è l’effetto nefasto di un “andazzo” grave e pericoloso, di etica, morale e costume a brandelli, spesso compiaciuto, ma anche stimolato da videogiochi violenti e pervasivi, cinema post-realista e fantastico, pieno di effetti terrificanti e sanguinosi, dalla musica aggressiva, dalle cronache quotidiane piene di rifiuti nelle strade, di furbetti delle ore di lavoro, della corruzione dilagante, del decoro non curato, dell’incuria dilagante, del menefreghismo…

Forse è la scuola degli ultimi cinquant’anni che non ha più “insegnato”, ma contribuito, coi maestri arresi, al deserto culturale al quale ci stiamo abituando: il pressappochismo, l’incresciosa caduta dei valori, umani e di civiltà, che una volta si apprendevano ragazzini alle elementari per consolidarsi alle medie, dove oggi accade di sentire di insegnanti apostrofati, oltre che col tu, con arroganti tentativi di insubordinazione. E di genitori difensori a mani alzate, a coprire le incapacità e le bizze dei pargoli maltrattati, dicono loro, dal docente che tenta ancora arditamente di trasmettere sapere e comportamento ai figli di quelli che hanno dimenticato, in nome di una massa di diritti “acquisiti”, ogni sentimento di rispetto e dovere.

Poi ogni tanto salta fuori un Simone, a quindici anni, a rimettere a posto e in riga certi adulti che continuano a creare confusione e fazioni oppositive, anche se giustamente corrette e condivisibili viste certe insulse e immotivate decisioni, talvolta addirittura folli, di autorità senza autorevolezza né consenso. Un trionfo dei “soliti capetti” competenti di complemento, diversivi da buonsenso e giudizio giustamente inoppugnabile, con atti, deliberazioni e sentenze da brividi, personalizzate a misura loro, alla faccia della civiltà giuridica e del senso del “pudore” della Magistratura, autotravolta da sempre lentissimi e a volte indegni giudizi, come i jeans o la scarsa femminilità dirimenti anti-stupro, o la liberazione dopo lo spaccio perché unico possibile sostentamento, o ancora il mantenimento in libertà dopo 12 denunce della moglie che poi cade sotto la lama del pluridenunciato rimasto a piede libero e in zona. Forse “gli assassini sono tra noi” ?

E le ragioni di tanto disordine, di tanta trascurataggine diffusa e devastante sono ormai i soliti mali italici, tradizionali, e tradizionalmente trasmessi, di “questo paese” che Sciascia definiva, di uomini, mezzi-uomini e a seguire di “uominicchi e quaqquaraqquà”; tanti, inetti, incapaci e pressappochisti, ma arroganti e “saputi” Mentre continuano a latitare competenza, capacità., osservazione critica intelligenza operativa.

Ce potremo ‘n giorno o l’altro fa’ qualcosa ?

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Ennio Testa
Nel mezzo del cammin di… sua ottava decade, e non sentirsela addossol, dopo averne viste, sentite, vissute, lette e meditate di tutti i colori, di luce e di buio. Nato e vissuto a Roma, la città del cuore, di cui ama persino i “sanpietrini”, con ascendenze e attiva tradizione milanese, trasferito poi nelle terre etrusche altrettanto amate. Libero e vagabondo ha calpestato e conosciuto le vie di tutta l’Italia e della mezza Europa dove l’impegno l’ha portato, sommando esperienza e saperi che oggi l’aiutano a scrivere.