Michele Zagaria, nei pizzini degli affiliati si spacciava per una donna

Nascondeva la propria identità lanciando comunque dei pizzini fingendosi una donna. La storia è stata utilizzata per lungo tempo da Michele Zagaria.

Michele Zagaria
Michele Zagaria

Nei pizzini dei camorristi e nelle conversazioni intercettate Michele Zagaria era una donna. Una donna con tanto di appellativo di vezzo francese, dato che per fissare i summit dei casalesi dai quali uscire con gli ordini del super boss la frase convenzionale era “Vediamoci da Madame”. Quello significava che i colonnelli e i capi paranza erano convocati a riunione con Zagaria nel suo covo di latitanza, il deposito della società di dolciumi “Butterfly” a Casapesenna.

Michele Zagaria, l’escamotage al femminile

Per quella location e soprattutto per il suo utilizzo erano stati arrestati pochi giorni fa due imprenditori considerati molto vicini al boss dei boss dei Casalesi. Lo scenario e, soprattutto la frase chiave, con cui si convocavano le riunioni dei casalesi sotto il dominio di “Capastorta”, è stato svelato da colui che forse si sta rivelando come il pentito più affidabile e proficuo degli ultimi cinque anni in seno ai malommi casertani, quel Massimiliano Caterino che era deputato proprio la ruolo di cerimoniere-segretario per quei summit. Sua la frase-trovata che, attribuendo al capo un sesso femminile e quel lezioso nomignolo, doveva sfuggire nelle intenzioni alle intercettazioni ed alla capacità deduttiva degli 007 dell’Antimafia.

ne parliamo in pausa pranzo

La scelta della pasticceria

La scelta della pasticceria “Butterfly” pare fosse dettata dal fatto che in quei locali le intercettazioni erano praticamente irrealizzabili. Lì dentro entravano solo tre persone, tutti affiliati fiduciari e tutti con parenti in galera a cui veniva versato un robusto stipendio maggiorato. Il luogo per le affermazioni più scottanti era il seminterrato che ospitava il laboratorio per il confezionamento delle leccornie casertane che inondavano le pasticcerie di tutta la Terra di Lavoro.

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Giampiero Casoni
Giampiero Casoni, 50enne nato a Cassino, è da sempre un cronista di giudiziaria. Ha collaborato ed operato in redazione per Ciociara Oggi, La Provincia, di cui ha curato anche l'edizione nazionale e Provincia quotidiano, che ha recentemente accompagnato in esequie editoriali. Ha partecipato alla fondazione e vita di numerosi free press e pubblicato pezzi per agenzie dell'Alto Casertano aventi a tema soprattutto la camorra aversana. Autore di numerose inchieste sulla camorra domitia dei La Torre, si è cimentato anche con la scrittura, pubblicando romanzi sui clan secondiglianesi e sillogi poetiche. Appassionato di storia e umorista a tempo perso, cura con molta approssimazione e svogliatezza il blog Bignè all'aceto, di cui intende, da qui a qualche secolo, riesumare i fasti potenziali assieme alla compagna, la scrittrice Monia Lauroni, moderna eroina martirizzata dal suo perenne borbottare.