Salvatore Lo Piparo: “Il programma di protezione fa acqua da tutte le parti”

Il collaboratore di giustizia Salvatore Lo Piparo racconta a CiSiamo.info le difficoltà che deve affrontare quotidianamente, insieme alla sua famiglia, da quando è nel programma di protezione.

Salvatore Lo Piparo
Il collaboratore di giustizia Salvatore Lo Piparo.

È un fiume in piena Salvatore Lo Piparo, ex boss di Bagheria, che ci contatta telefonicamente per raccontarci l’ennesima difficoltà che deve affrontare da quando ha deciso di collaborare con la giustizia. Dopo continui trasferimenti, gli è infatti stato decurtato il sussidio per il mese di aprile e non sa come vivere, insieme a sua moglie e suo figlio.

Arrestato a giugno del 2014, dopo circa venti giorni Salvatore Lo Piparo decide di collaborare con la giustizia. «Ho scelto questo percorso – racconta – per offrire un futuro migliore alla mia famiglia e anche al sottoscritto. Volevo restare lontano dalla criminalità perché è una strada che non ha alcuna via d’uscita: si tratta di un vicolo cieco. Anzi, per fortuna sono stato arrestato, altrimenti avrei potuto fare qualche altro danno».

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I continui trasferimenti

Dopo 8 mesi di carcere, di cui 5 in isolamento («durante i quali ho visto soltanto una volta mia moglie e mio figlio e non ho mai visto il cielo: le passeggiate le facevo nel corridoio»), è stato trasferito insieme alla famiglia in una località protetta, ma soltanto dopo altri 3 mesi ha ottenuto una vera e propria destinazione.

«Ad aprile del 2015 – racconta Lo Piparo a CiSiamo.info – siamo andati in una località, dove abbiamo vissuto per 3 anni e mezzo. Lì mi sono accorto che la copertura della casa era in amianto, perché costruita nel 1979. Nonostante io abbia fatto più volte presente i rischi, soprattutto per mio figlio, nulla è cambiato».

«Infatti – continua Lo Piparo, che attualmente è difeso dall’avvocato Monica Genovese di Palermo – siamo stati trasferiti soltanto quando i Nop, il nucleo operativo di protezione, è venuto a sapere che la dirigente scolastica della scuola di mio figlio aveva raccontato a tutti che ero un collaboratore di giustizia».

«L’11 dicembre – spiega Salvatore Lo Piparo – ci hanno, quindi, trasferiti all’incirca a 50-60 chilometri da quella prima località. Subito faccio iscrivere mio figlio a scuola e, dopo pochi giorni, scopro che in quella stessa scuola c’è anche la figlia di un signore di Bagheria. Ho chiesto spiegazioni e mi è stato riferito che controllano soltanto se ci siano altri collaboratori. A me interessa che non ci siano altri mafiosi che possano fare del male».

«Nel frattempo – aggiunge – c’è stato anche l’omicidio di Marcello Bruzzese e io ho iniziato ad avere davvero paura, perché come è successo a lui potrebbe accadere a chiunque noi. Quindi mi hanno consigliato di chiedere i documenti di copertura. Sono passati tre mesi da quando ho fatto la richiesta e ancora non ho ricevuto nulla».

«Visto che ormai la mia copertura era saltata, perché il padre di quella compagna di scuola di mio figlio avrebbe potuto riconoscermi, decidono di trasferirmi nuovamente in un’altra località. Nel frattempo, però, iscrivono mio figlio in un’altra scuola della stessa città, per evitare che perda giorni di scuola».

«Successivamente mi hanno comunicato che il trasferimento è stato sospeso, per evitare ulteriori stravolgimenti al bambino. Ma allora io mi chiedo: qui sono o non sono in pericolo? Perché, se sono in pericolo, allora dovrebbero trasferirmi subito, altrimenti non possono lasciarmi qui?», domanda Lo Piparo.

La casa del Carabiniere

«Inoltre – continua il collaboratore di giustizia – da una bolletta che è arrivata a casa, a nome dalla proprietaria, ho scoperto che è della figlia di un Carabiniere, in servizio a Roma. Ora volete farmi credere che questo non sappia chi sono io?».

Le decurtazioni dal sussidio

«A fine dicembre, poco prima di Natale, mi hanno decurtato il 20% dal sussidio per alcuni danni che avremmo fatto nel primo alloggio: un riga con la penna sul divano. L’ho trovato assurdo, ma non ho detto nulla».

«Ieri sono andato a prelevare il sussidio, che dovrà servirmi per aprile, e ho trovato un’altra decurtazione di oltre 400 euro in meno! Cioè si sono trattenuti il 30% dell’importo totale. Ho chiesto spiegazioni ai Nop, che si attivano sempre per aiutarmi, ma neanche loro sanno il motivo. Ma vi pare normale che mi tolgono dei soldi senza neanche avvisarmi e dirmi il motivo?».

«Come deve vivere la mia famiglia, di 3 persone, con 30 euro al giorno? Ma poi, se proprio devono decurtarmi il sussidio, non possono prendere i soldi in modo dilazionato? Invece che tagliarmi il sussidio a Natale e a Pasqua. A a Ferragosto cosa faranno?», si domanda Lo Pipapro.

«Quando devono prendersi i soldi sono sempre veloci, – sostiene Salvatore Lo Piparo – intanto io devo ancora avere 3 anni di rimborsi delle bollette del gas e ancora non ho avuto nulla».

«Il problema – conclude – è che il Programma di Protezione fa acqua da tutte le parti: i Nop e i Carabinieri che mi gestiscono cercano di fare del loro meglio, ma è tutto il sistema che non funziona. Pensate che a Natale i miei suoceri volevano mandare un un regalo a nostro figlio e hanno dovuto spedirlo alla nostra residenza fittizia, presso una casera, che poi lo avrebbe dato al Servizio Centrale di Protezione. Alla fine il pacco è arrivato il 25 gennaio, tanto che mio figlio ha voluto appendere lo stesso i pupetti di Natale».

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Fabrizio Capecelatro
Sono nato a Milano nell’emblematica data 09/09/90. Napoletano di origini e di "spirito", è alla città partenopea che rivolgo gran parte della mia attenzione di giovane giornalista. Sono autore dei libri "Lo Spallone – Io, Ciro Mazzarella, re del contrabbando", edito da Mursia nel 2013; "Il sangue non si lava – Il clan dei casalesi raccontato da Domenico Bidognetti", edito da ABEditore nel 2017, e "Omissis 01 – La vera storia di Rosa Amato: camorrista per vendetta, pentita per amore", edito da Tralerighe nel 2018.