Martina Agnelli: “Così ho affrontato l’anoressia”

Oggi, 15 marzo, è la giornata Giornata del Fiocchetto Lilla Contro i Disturbi del Comportamento Alimentare. Noi abbiamo deciso di dare voce a una ragazza che ha affrontato l'anoressia.

Incredibile quello che si può trovare mentre si cerca qualcos’altro. Capita, per esempio, che, mentre brami informazioni per scrivere un articolo sull’anoressia – peraltro quasi per dovere e magari in occasione della Giornata del Fiocchetto Lilla Contro i Disturbi del Comportamento Alimentare -, ascolti la storia di una ragazza che non ti dà solo il materiale per un articolo, ma per un romanzo intero. Una persona che ti fa scoprire dei nuovi punti di vista, irreparabili verità che spesso (per non dire sempre) passano in secondo piano.

La storia di Martina

Martina Agnelli, questo il nome della ragazza che ha deciso coraggiosamente di raccontarci la sua storia, tocca moltissimi punti fondamentali. Accende candele, magari piccole e dalla luce tremolante come la sua voce, per illuminare la strada verso la vera comprensione del problema.

ne parliamo in pausa pranzo

La fine della strada, la soluzione, ovviamente, ancora non si vede, e certo non basterà un singolo articolo per arrivare a una svolta decisiva. Spero però che questo possa essere visto come un passo in avanti: perché fare un passo in avanti (anche uno piccolo) è sempre meglio di fare un passo indietro, è sempre meglio di rimanere fermi.

Solitudine, bisogno di attenzione e di amore

Martina dice di non aver voluto seguire modelli estetici estremi. Parla invece di un suo bisogno di attenzione, del suo bisogno di ricevere amore. Punta il dito su una società che ci abbandona, che ci lascia soli. E, dice, l’anoressia, esattamente come la droga, può essere quella certezza che ti fa andare avanti. Un problema, sì, ma che magari qualcuno trasforma in forza.

Non dimentichiamolo, noi viviamo in un mondo che ci fa sentire come aghi in un pagliaio. Ci accorgiamo di una persona solo quando quella persona, improvvisamente, non c’è più. Quando sparisce dalle nostre vite.

È facile puntare il dito contro quelle ragazze che come Martina hanno vissuto, o stanno vivendo, l’incubo dell’anoressia. Ma, forse, ognuno di noi è in parte responsabile. Forse, ognuno di noi è in grado di trovare almeno un altro colpevole. Gli basterà guardarsi allo specchio.

L’anoressia

Come molte persone, pensavo che l’anoressia fosse quasi una scelta. O meglio, una malattia vera e propria da cui fosse relativamente facile uscire. Basta mangiare.

In realtà non è così, e l’ho capito anche grazie alla storia di Martina. I disturbi alimentari, di cui l’anoressia fa parte, sono diventati, negli ultimi vent’anni, un’epidemia devastante che attraversa tutti gli strati sociali. Malattie che colpiscono prima di tutto la mente, e che non possono essere quindi curate solo con “una cura del corpo”, peraltro il più delle volte anche condotta in modo superficiale.

E, per il caso dell’anoressia, come soluzione non basta proporre di “mangiare qualche boccone in più”, come troppo spesso capita. Bisognerebbe aver voglia di fare qualcosa in più.

Una storia sola, ma tra le tante

Potevamo raccontare tante storie, ma noi di CiSiamo.info abbiamo deciso di raccontarne per il momento solo una. Eppure, proprio per questo, di provare a raccontarla nel miglior modo possibile (insensibilità e superficialità tipicamente maschile dell’autore dell’articolo permettendo).

Se però ritenete di avere qualcos’altro da aggiungere, da specificare, da chiarire o anche da contestare vi invito a scrivermi a mpirola@cisiamo.info.

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Mattia Pirola
Nato il 18 luglio del 1990, vivo da sempre nella tranquilla Cassina de' Pecchi, alle porte della ben più caotica Milano. Con una laurea in Storia ho soddisfatto la mia voglia di conoscere il passato e con l'attività giornalistica la necessità di analizzare il presente, ben consapevole che questa epoca sarà ricordata per le sue innumerevoli contraddizioni.