Centro sociale sequestrato, i vertici vogliono denunciare Salvini

I vertici del Centro sociale ex Canapificio di Caserta sequestrato dalla Procura ieri hanno annunciato di voler denunciare il ministro dell'Interno Salvini.

Matteo Salvini
Matteo Salvini

I vertici del Centro sociale ex Canapificio di Caserta sequestrato dalla Procura ieri hanno annunciato di voler denunciare il ministro dell’Interno Salvini. La sua frase jingle “E’ finita la pacchia” in merito al provvedimento della magistratura sulle carenze strutturali dell’immobile e le accuse social di voler fare “business sui fratelli immigrati” sono state ritenute diffamatorie.

Istigazione a delinquere

In più, sotto accusa è finita anche la lettura per cui il titolare del Viminale avrebbe consigliato ai vertici della SPRAR in questione di utilizzare i fondi per gli immigrati come cassa per gli interventi strutturali

ne parliamo in pausa pranzo

Secondo la secca nota dei responsabili si tratterebbe di istigazione a delinquere, in quanto invito a distrarre fondi. “Noi non abbiamo lo scudo dell’immunità di cui gode Salvini”, afferma la lettera che preannuncia la querela al ministro e segretario leghista.

Il sequestro

Premessa a due teste: la Procura ha sequestrato l’ex Canapificio per carenze strutturali e non per sospetti sulla conduzione umana dello stesso. Ancora: allo stato attuale non risulta depositata in alcun ufficio atti introduttivi di alcuna Procura la denuncia contro il ministro che nello scritto è annunciata

Per dare nuovo decoro al centro l’iniziativa prescelta è quella del crowfounding.

La lettera che preanuncia la querela

“Il centro sociale – si legge nella lettera che preannuncia la querela a Salvini pubblicata in toto da Caserta news  –  è il luogo in cui centinaia di famiglie casertane hanno trovato supporto per l’accesso alle varie forme di sostegno al reddito, dai Lavori di Pubblica Utilità al Reddito di Inclusione e di Cittadinanza; qui migliaia di migranti e rifugiati dell’Area di Castel Volturno hanno ottenuto conforto e tutela, si sono uniti contro l’irregolarità forzata e lo sfruttamento lavorativo; in centinaia hanno scelto di alzare la testa per combattere contro camorra e sfruttamento lavorativo organizzandosi collettivamente per rivendicare diritti e dignità. L’ex canapificio è infatti la casa del movimento dei migranti e dei Rifugiati che dal 2002 conta migliaia di partecipanti, così come è il centro organizzativo di uno dei Progetti SPRAR più grandi d’Italia (…). Siamo pienamente rispettosi del lavoro della Procura, il cui compito è di svolgere le indagini mentre ci sembra pura speculazione il tutt’altro che inatteso comunicato del Ministro Salvini sul sequestro dei locali dell’ex- Canapificio di Caserta, in cui si millanta la fine della ‘pacchia’. il Ministro infatti sa fin troppo bene che i controlli svolti dal suo dicastero dal lontano 2007 hanno sempre constatato l’eccellenza della relativa gestione, e sa bene che quei fondi sono finalizzati all’assistenza dei titolari di protezione internazionale. Per cui il signor Ministro dovrebbe guardarsi bene dall’istigare alla commissione di un reato, quello di ‘distrazione di fondi’, che avremmo senza dubbio commesso seguendo il suo ‘consiglio’ di utilizzarli impropriamente per la manutenzione, senza peraltro aver nessuno scudo immunitario come quello che evita a Salvini di andare a processo in quanto ministro e di restituire congruamente 49 milioni di Euro di finanziamenti pubblici scomparsi nei conti della Lega, in quanto segretario di questo partito. Pertanto reputiamo davvero inopportuno il suo intervento, col quale ci riserviamo di adire alle vie legali come già fatto, nei suoi confronti, in passato per diffamazione. Ribadiamo che tra l’altro, come richiesto espressamente anche dalla Procura, i lavori di messa in sicurezza sono di competenza della regione Campania che è proprietaria dello stabile”.

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Giampiero Casoni
Giampiero Casoni, 50enne nato a Cassino, è da sempre un cronista di giudiziaria. Ha collaborato ed operato in redazione per Ciociara Oggi, La Provincia, di cui ha curato anche l'edizione nazionale e Provincia quotidiano, che ha recentemente accompagnato in esequie editoriali. Ha partecipato alla fondazione e vita di numerosi free press e pubblicato pezzi per agenzie dell'Alto Casertano aventi a tema soprattutto la camorra aversana. Autore di numerose inchieste sulla camorra domitia dei La Torre, si è cimentato anche con la scrittura, pubblicando romanzi sui clan secondiglianesi e sillogi poetiche. Appassionato di storia e umorista a tempo perso, cura con molta approssimazione e svogliatezza il blog Bignè all'aceto, di cui intende, da qui a qualche secolo, riesumare i fasti potenziali assieme alla compagna, la scrittrice Monia Lauroni, moderna eroina martirizzata dal suo perenne borbottare.