Pedofilia, adescava tredicenni sul web: condannato a sei anni di carcere

Un uomo che adescava tredicenni in chat e le convinceva a mandare foto intime è stato condannato asei anni e quattro mesi di carcere per adescamento di minori e atti sessuali con minorenni.

Mafia garganica
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Si presentava in chat come un ragazzo, poco più ventenne, con un lavoro stabile come dipendente pubblico. E soprattutto, in cerca del vero amore. Poco più che ventenne, dipendente pubblico, in cerca del vero amore. In realtà, come racconta Il Messaggero, si trattava di un 36enne romano, che adescava grazie a questa falsa identità delle bambine, iscritte a WeChat.

Gli adescamenti

A convincere le giovanissime vittime, per lo più tredicenni, erano il corteggiamento insistente e tante, tante bugie. “Non raccontare il nostro segreto” era l’avvertimento di prassi in cambio del quale l’uomo vezzeggiava le bambine con complimenti e promesse di affetto. Una volta convinte, chiedeva di inviare foto intime, o proponeva gite lontano da casa, al riparo dagli sguardi dei genitori. Di ieri la condanna: sei anni e quattro mesi di carcere per adescamento di minori e atti sessuali con minorenni.

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La scoperta

A smascherare il 36enne è stato il papà di una delle ragazzine adescate. Insospettito dal fatto che la figlia tredicenne non fosse rientrata all’ora stabilita, l’aveva cercata presso lo stabilimento balneare a Santa Severa, dove si trovavano per una vacanza. Ed ecco la scoperta: la figlia in atteggiamenti intimi con il 36enne. Che si è giustificato dicendosi convinto che la ragazzina fosse maggiorenne. Questo succedeva nell’estate del 2013, e da quel momento è partita l’indagine. I carabinieri, racconta ancora Il Messaggero, hanno poi scoperto che l’uomo nello stesso periodo aveva agganciato un’altra adolescente. A lei, l’uomo chiedeva con insistenza contatti web che diventavano via via sempre più spinti.

Il risarcimento

Nonostante quello che l’uomo sosteneva, è indubbio che conoscesse l’età della ragazzina il cui padre ha sporto denuncia. Era stata lei stessa a presentarsi: “Ho tredici anni, i miei genitori non mi lasciano uscire sola“. Ora l’avvocato a chiesto un risarcimento per la ragazzina e la famiglia, e l’adescatore dovrà pagare trentamila euro.

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Elisabetta Riboldi
Nata il 15 luglio 1992, ho seguito il tipico cursus honorum della letterata milanese: diploma al liceo classico G. Berchet, laurea triennale in Lettere Moderne e magistrale in Filologia Romanza presso l'Università degli Studi di Milano. Fervente appassionata di tutte le arti, curioso nelle librerie, alle mostre, nei musei; per quasi dieci anni ho seguito corsi di teatro e, in seguito, di danza ottocentesca. Ma quella stessa curiosità che mi porta a indagare l'arte e la storia mi àncora fortemente all'attualità, di cui cerco di indagare processi e retroscena.