Camorra cerca consenso ripianando i debiti di usura e chiedendo voti in cambio

Consenso sociale, il nuovo target della camorra Casalese passava per la capacità di raggiungerlo facendo in modo che i debiti dei cittadini con gli usurai venissero ripianati.

Camorra cercava consenso sociale ripianando i debiti
Camorra cercava consenso sociale ripianando i debiti

Consenso sociale, il nuovo target della camorra Casalese passava per la capacità di raggiungerlo facendo in modo che i debiti dei cittadini con gli usurai venissero ripianati. Bastava un messo del clan che andasse a trovare il “cravattaro” et voilà, il debitore non aveva più pensieri e iniziava a sviluppare riconoscenza e, a seguire, fedeltà assoluta ai dettami del clan quando di trattava di dare indicazioni di voto.

La testimonianza di Nicola Schiavone

Con questo agghiacciante teorema il pentito Nicola Schiavone ha spiegato, nel corso di un delicato processo con cinque imputati per usura che lo vede super teste, il meccanismo con il quale la camorra dei Casalesi acquisiva consenso sociale e spazio di manovra per assicurarsi robusti pacchetti di voti utili per pilotare la politica locale e non solo.

ne parliamo in pausa pranzo

Il meccanismo

Non più intimidazioni, blitz notturni, agguati, anzi, il contrario, con una politica che alla fine conduceva i cittadini a “scegliere” la camorra volontariamente per farsi dare le indicazioni di voto. E come? Con un meccanismo perverso quanto micidiale, nella sua semplicità.

Innanzitutto una frangia del clan, come diverse indagini dimostrano per tabulas, incrementava in maniera esponenziale il racket delle macchinette mangiasoldi.

Quel giro, è arcinoto, crea debitori, perché i giocatori inveterati si rovinano, hanno bisogno sempre di maggior contante e alla fine finiscono con il ricorrere agli usurai. Nicola Schiavone ha indicato in alcune famiglie storiche i riferimenti per l’azione mediatrice del clan, quando si arrivava alla fase due.

I referenti del prestito

Le “combriccole” di Aversa e di “Santa Maria Capua Vetere”, con la famiglia Brusciano, Gennaro Sfoco e Onesto Iommelli erano i referenti del prestito a strozzo. A richiedere denaro ci si arrivava anche per altri motivi, bisogno impellente, necessità figlie di una situazione in perenne difficoltà.

Insomma, il target dei potenziali debitori era altissimo. A quel punto scattava l’azione; quando i cittadini erano inguaiati al punto tale da arrivare ai ferri corti con gli strozzini, interveniva la camorra, che considera l’usura “un reato disdicevole”.

Debitore e creditore

Un affiliato si faceva intermediario fra debitore e creditore e ripianava il debito, a volte azzerandolo del tutto grazie al potere intimidatorio esercitato sugli usurai dalla sua posizione, prima che il gioco degli assegni post datati e del pignoramento degli immobili, quando non della violenza, arrivasse a stroncare intere famiglie, paradossalmente condotte a quello stato di insolvenza proprio dalle logiche della stessa camorra che poi arrivava come uno Zorro farlocco a salvarli.

Sconvolgente la dichiarazione di Schiavone jr in merito ad alcune situazioni eccentriche al teorema: “A volte però capitava che le vittime preferivano tenersi buoni gli usurai, anche per ricevere altri soldi. Se ci facevano intervenire poi nessuno glie li avrebbe più prestati. Era una cosa simile alla Black List della Banca d’Italia”.

Tutto questo creava riconoscenza, esplicitata con i voti che intere famiglie mettevano a disposizione dei benefattori che avevano evitato il tracollo di intere economie familiari. Tutto questo tornava, come un perfido boomerang, a creare potere per il clan.

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Giampiero Casoni
Giampiero Casoni, 50enne nato a Cassino, è da sempre un cronista di giudiziaria. Ha collaborato ed operato in redazione per Ciociara Oggi, La Provincia, di cui ha curato anche l'edizione nazionale e Provincia quotidiano, che ha recentemente accompagnato in esequie editoriali. Ha partecipato alla fondazione e vita di numerosi free press e pubblicato pezzi per agenzie dell'Alto Casertano aventi a tema soprattutto la camorra aversana. Autore di numerose inchieste sulla camorra domitia dei La Torre, si è cimentato anche con la scrittura, pubblicando romanzi sui clan secondiglianesi e sillogi poetiche. Appassionato di storia e umorista a tempo perso, cura con molta approssimazione e svogliatezza il blog Bignè all'aceto, di cui intende, da qui a qualche secolo, riesumare i fasti potenziali assieme alla compagna, la scrittrice Monia Lauroni, moderna eroina martirizzata dal suo perenne borbottare.