Processo Pamela Mastropietro, la moglie del pentito: “Ora lo Stato ci protegga”

Nonostante le minacce subite, il collaboratore di giustizia Vincenzo Marino ha testimoniato al processo contro Innocent Oseghale per l'omicidio di Pamela Mastropietro. Ora la moglie chiede protezione per sé e per i suoi figli.

Il processo sulla morte di Pamela Mastropietro
Il processo sulla morte di Pamela Mastropietro
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Minacce volte a intimidire il collaboratore di giustizia, affinché non testimoniasse. Minacce che avrebbero potuto impedire di arrivare alla verità sull’omicidio di Pamela Mastropietro.

Durante l’udienza di oggi del processo a Innocent Oseghale per l’omicidio di Pamela Mastropieto ha deposto il collaboratore di giustizia Vincenzo Marino, a cui l’imputato avrebbe fatto – stando a quanto riferito in aula – importanti rivelazioni quando erano detenuti nello stesso carcere. Molta era l’apprensione per questa importante testimonianza, non solo per l’importanza di quanto è stato riferito, ma soprattutto per le minacce che la famiglia di Marino ha ricevuto nei mesi e nei giorni precedenti alla sua deposizione.

La testimonianza della moglie di Vincenzo Marino

«Mio marito – racconta a CiSiamo.info la moglie di Marino, che ha partecipato all’udienza fra il pubblico – ha risposto a tutte le domande, anche quelle più insidiose nei suoi confronti. Ha spiegato tutto nei minimi dettagli».

Vincenzo Marino è quindi rimasto coerente, nonostante la naturale e legittima paura per i familiari, costretti a vivere senza protezione, e nonostante una probabile delusione per come lo Stato si sta comportando nei suoi confronti.

Tolto il separè

«Durante l’interrogatorio – racconta Tiziana Marino – l’avvocato Umberto Gramenzi, che difende Oseghale, ha chiesto alla Corte perfino che venisse tolto il separé che solitamente impedisce ai presenti di vedere in faccia i collaboratori di giustizia che testimoniano. L’avvocato Gramenzi ha sostenuto, infatti, di volerlo guardarlo in faccia».

«Mio marito – aggiunge Tiziana – non si è opposto neanche a questa, che dovrebbe essere una misura minima di tutela. Il Presidente ha però vietato cellulari e tablet in quel momento dell’udienza, in modo tale che Vincenzo non venisse fotografato».

«In aula insieme a me – conclude la moglie di Marino – c’erano alcuni referenti del comitato Sostenitori dei Collaboratori di Giustizia, che ringrazio per il supporto e il sostegno che ci stanno dando».

Il sostegno del comitato Sostenitori dei Collaboratori di Giustizia

«Siamo stati contenti di essere stati vicino al collaboratore di giustizia Vincenzo Marino e soprattutto alla sua famiglia in un momento così cruciale. – spiega Mattia Guardalà, uno dei referenti del comitato Sostenitori dei Collaboratori di GiustiziaAbbiamo, infatti, apprezzato il senso del dovere di Vincenzo Marino che, nonostante le minacce subite e la manca del programma di protezione da parte dello Stato, ha tenuto fede al suo impegno».

«Ancora una volta, – aggiunge – in virtù della grande importanza che la Magistratura sta dando alle dichiarazioni di Marino, noi del Comitato Sostenitori dei Collaboratori di Giustizia ci uniamo alla richiesta di un vero programma di protezione».

«Ringraziamo, infine, – conclude – Maricetta Tirrito, Presidente del Laboratorio UNA DONNA, per la collaborazione e l’avvocato Marco Valerio Verni, che rappresenta la famiglia di Pamela, per le belle parole spese nei confronti del collaboratore di giustizia».

Fabrizio Capecelatro
Sono nato a Milano nell’emblematica data 09/09/90. Napoletano di origini e di "spirito", è alla città partenopea che rivolgo gran parte della mia attenzione di giovane giornalista. Sono autore dei libri "Lo Spallone – Io, Ciro Mazzarella, re del contrabbando", edito da Mursia nel 2013; "Il sangue non si lava – Il clan dei casalesi raccontato da Domenico Bidognetti", edito da ABEditore nel 2017, e "Omissis 01 – La vera storia di Rosa Amato: camorrista per vendetta, pentita per amore", edito da Tralerighe nel 2018.