Processo Pamela Mastropietro, così lo Stato rischia di perdere la faccia

Pubblichiamo in esclusiva le prove delle minacce ai familiari del collaboratore di giustizia Vincenzo Marino, che dovrà testimoniare contro Innocent Oseghale al processo per l'omicidio di Pamela Mastropietro ma è stato lasciato senza protezione per sé e per la sua famiglia. La moglie di Marino denuncia: «Abbandonati dall'Italia». I familiari di Pamela commentano: «Così lo Stato rischia di perdere le faccia».

Processo Pamela Mastropietro
Processo Pamela Mastropietro

Domani si svolgerà un importante udienza del processo a Innocent Oseghale per l’omicidio di Pamela Mastropietro. L’udienza in cui dovrà testimoniare il collaboratore di giustizia Vincenzo Marino, che ha riferito alla Procura di Macerata alcune importanti rivelazioni che l’imputato gli ha fatto quando erano vicini di cella.

È, però, di ieri la notizia che la moglie di Vincenzo Marino ha ricevuto minacce volte a intimidire il marito affinché non testimoni. Minacce tangibili ricevute tramite posta nella casa in cui la donna vive con i suoi figli, senza alcun programma di protezione. Minacce di cui noi di CiSiamo.info possiamo fornirvi in anteprima le fotografie:

[su_slider source=”media: 423661,423660″ link=”lightbox” width=”260″]

Minacce che mettono a repentaglio la testimonianza di Marino al processo per l’omicidio di Pamela Mastropietro, ma che soprattutto mettono a repentaglio l’incolumità dei familiari del collaboratore di giustizia che, da 7 anni, è senza protezione.

La moglie di Marino: «Abbandonati dall’Italia»

«Ho ricevuto la busta con le minacce il 25 febbraio, ma il timbro del francobollo riporta la data dell’11 febbraio. – racconta a CiSiamo.info la moglie del collaboratore di giustizia Vincenzo Marino, Tiziana – Ho subito sporto denuncia, così come già avevo fatto lo scorso autunno quando ho ricevuto le prime intimidazioni. A metà settembre, infatti, ho trovato lo sportello di destra dell’auto con un taglio, poi ho visto un furgone sospetto per giorni sotto casa mia, mia figlia è stata seguita e avvicinata da un uomo di colore. Tutti avvenimenti che ho denunciato, ma nessuno ha fatto nulla».

«Nessuno – denuncia Tiziana Marino – si è fatto sentire. Siamo così, abbandonati dal mondo, dall’Italia, da tutti». «Al momento – aggiunge poi – c’è solo la richiesta di reinserimento nel programma di protezione della dottoressa Sforza dalla Dda di Catanzaro, che però per ora non ha trovato alcun riscontro».

«Viste queste nuove minacce chiedo la protezione per me e per i bambini. Non chiedo clemenza – chiarisce Tiziana – ma non si può vivere così. Se già prima non facevo chissà che perché dovevo stare attenta alla ‘ndrangheta, ora non faccio proprio più nulla: casa, lavoro e scuola dei bambini. Confido nella giustizia, ma cosa stanno aspettando? Lo spargimento di sangue?».

«I bambini – prosegue poi – non sono piccolissimi e avvertono che c’è qualcosa che non va, avvertono il mio stato d’animo. La cosa che fa più male è quando devo inventare delle scuse quando mi chiedono di poter andare al parco a giocare. Anche per loro è cambiata la vita. Loro non possono chiudersi per la brutta realtà che stiamo vivendo: loro non c’entrano nulla».

Nonostante questo abbandono, però, «mio marito domani andrà in aula a testimoniare: è un collaboratore di giustizia e ormai ha deciso di stare dalla parte dello Stato», conclude Tiziana.

Il programma di protezione di Vincenzo Marino

Il programma di protezione a Vincenzo Marino e alla sua famiglia è stato revocato a fine 2012, perché – come ha spiegato l’avvocato Claudia Conidi all’AdnKronos – «ci furono denunce a suo carico per evasione e minacce, finite nel tempo con assoluzione e archiviazioni». Denunce che, benché siano finite in nulla, gli sono costate la revoca del programma di protezione, che poi non gli è più stato riassegnato, neanche ora che dovrà testimoniare al processo per l’omicidio di Pamela Mastropietro.

I familiari di Pamela: «Lo Stato rischia di perdere la faccia»

«Lo Stato – ci dice al telefono l’avvocato Marco Valerio Verni, che rappresenta la famiglia di Pamela Mastropietro – rischia di perdere la faccia, per questo ci auguriamo che intervenga in fretta e dimostri di essere forte e di stare dalla parte di chi decide di aiutare la giustizia. La mafia, di qualsiasi natura sia, si combatte con uno Stato forte e i collaboratori di giustizia sono uno strumento fra i più efficaci nel contrasto alle organizzazioni criminali: non devono essere lasciati soli».

«I genitori di Pamela – continua l’avvocato Verni – hanno appreso la notizia delle minacce a Vincenzo Marino con molta ansia e preoccupazione, perché viene messa a repentaglio la serena deposizione di una persona ritenuta un teste chiave da parte della Procura. Le dichiarazioni di Marino sono, infatti, importanti perché si vanno ben a incastonare nel puzzle degli elementi che dimostrano che Pamela sia stata violentata, uccisa e ridotta come ormai tutti sappiamo e che non sia morta per overdose».

Il pentito Bonaventura: «Queste intimidazioni non provengono dalla ‘ndrangheta»

«Dalla mia esperienza criminale, – spiega a CiSiamo.info il pentito Bonaventura – questo tipo di intimidazione non appartiene a un’organizzazione criminale come la ‘ndrangheta, ma piuttosto potrebbe essere riconducibile a organizzazioni criminali di diversa etnia».

«A riscontro di questo, – continua Bonaventura – il testo sembra essere stato scritto da qualcuno che non conosce bene la lingua italiana: è il caso di “famillia” invece di “famiglia” e questa è la fine che fate con la e senza accento e al posto di fate avrebbero dovuto scrivere “farete”».

«Inoltre, – aggiunge l’ex ‘ndraghetista – anche qualora volessimo ricondurre l’intimidazione a qualche balordo di contorno alla ‘Ndrangheta e analfabeta, difficilmente avrebbe spedito la lettera per posta».

«Queste intimidazioni che sta ricevendo la famiglia di Marino – conclude Bonaventura – confermano che non bisognerebbe parlare di femminicidio quando si parla dell’omicidio di Pamela Mastropietro».

L’importanza della testimonianza di Vincenzo Marino

«Il collaboratore di giustizia Vincenzo Marino – spiega al telefono con CiSiamo.info l’avvocato dei genitori di Pamela – sta riferendo alcune confessioni che gli avrebbe fatto l’imputato Innocent Oseghale, quando erano in carcere insieme, sia per quanto riguarda la dinamica dell’omicidio di Pamela Mastropietro, compresa la precedente violenza sessuale, sia per quanto riguarda la sua appartenenza alla mafia nigeriana».

«Secondo quanto riferisce Marino – continua Verni – Oseghale sarebbe uno dei referenti della mafia nigeriana nelle Marche, che sarebbe considerata dall’organizzazione criminale un importante crocevia fra la Campania e il Veneto. Oseghale nello specifico sarebbe stato reclutato per spacciare droga e affittare appartamenti in cui avviare le ragazze alla prostituzione».

I rischi per il processo a Oseghale

«Le minacce che Vincenzo Marino e la sua famiglia starebbero ricevendo – prosegue – sono molto gravi e non so in che condizione psicologica pongono il collaboratore di giustizia che il 6 marzo dovrà venire a testimoniare in un processo che già attira molta attenzione e tensione. Sia io che i genitori di Pamela ci chiediamo, quindi, con che stato d’animo verrà a testimoniare questo collaboratore, che già da tempo chiede di rientrare nel programma di protezione insieme alla sua famiglia».

«Confidiamo – continua l’avvocato Verni – nel buon operato delle istituzioni e speriamo che si corra presto ai ripari nell’interesse di questo processo, del collaboratore di giustizia Vincenzo Marino e della sua famiglia e della giustizia. Nell’immediato ci auguriamo che la Corte si renda conto del grave fatto che è avvenuto e dell’opportunità di rimandare l’audizione di Vincenzo Marino a una data più futura, in modo che nel frattempo lui e la sua famiglia possano essere rimessi sotto protezione».

La mafia nigeriana dietro l’omicidio di Pamela Mastropietro?

«Io escluderei, almeno per il momento, che Pamela possa essere stata uccisa per uno scopo direttamente collegabile alla mafia nigeriana. Tuttavia
dalle indagini è emerso che sia Oseghale che altre persone oggetto d’indagine possano far parte di quell’organizzazione criminale»
, spiega l’avvocato di parte civile.

«Molti sono – continua l’avvocato Verni – gli elementi che confermano questa possibilità:

  • Fu lo stesso Procuratore di Macerata a lamentarsi del fatto che l’interprete inizialmente incaricata a un certo punto abbia lasciato l’incarico, rendendosi addirittura irreperibile. La Procura, inoltre, ha avuto molteplici difficoltà a reperire altri interpreti, perché tutti spaventati dalle minacce che avrebbero subito loro o i loro parenti in Nigeria.
  • Ci sono le fotografie trovate sul cellulare di uno degli altri che inizialmente erano stati indagati in questa vicenda che raffigurano persone torturate. Fotografie che, come è stato accertato, sono state scattate direttamente con quel cellulare.
  • Così come ci sono intercettazioni ambientali di due appartenenti alla criminalità nigeriana che, parlando fra di loro, sostengono che Oseghale avrebbe potuto facilmente fare quello che ha fatto a Pamela perché lo avrebbe già fatto ad altre donne in Nigeria.
  • A rafforzare, infine, l’ipotesi ci sono gli arresti avvenuti a Macerata: a dicembre scorso, ad esempio, 27 persone, quasi tutte di nazionalità nigeriana, sono state destinatarie di misure cautelari limitative della libertà personale, con l’accusa di spaccio organizzato con strutture piramidali e con una precisa suddivisione della città».

La solidarietà del Comitato Sostenitori dei Collaboratori di Giustizia

Come riconosce la stessa Tiziana, Vincenzo Marino e soprattutto la sua famiglia hanno da subito ricevuto il sostegno del Comitato Sostenitori dei Collaboratori di Giustizia, che mercoledì 6 marzo presenzierà anche all’udienza.

«L’importanza della testimonianza del collaboratore di giustizia Vincenzo Marino in questo processo – spiegano i referenti del Comitato Sostenitori di Giustiziaè promossa dal Procuratore della Repubblica di Macerata Giovanni Giorgio che ne ritiene attendibili le dichiarazioni. Questo per noi è sufficiente affinché possiamo ritenere di dover dare il nostro contributo».

In una nota, il Procuratore Giorgio ha infatti scritto: «Evidenzio che il Marino ha effettivamente riferito importanti notizie de relato, apprese da Oseghale Innocent, cittadino nigeriano, indagato per i reati di omicidio volontario aggravato dal compimento di violenza sessuale , distruzione di cadavere ed altro, commessi in danno di Pamela Mastropietro…» .

«I collaboratori di giustizia sono, infatti, punte di diamante nel contrasto alle mafie, come hanno sostenuto anche molti magistrati, e la nostra funzione è quella di dare assistenza e supporto ai loro familiari. Una nostra delegazione sarà quindi presente all’udienza di domani per sollecitare le istituzioni affinché si attivino nel più breve tempo possibile per mettere in sicurezza la famiglia di Vincenzo Marino», concludono i referenti del Comitato.

Fabrizio Capecelatro
Sono nato a Milano nell’emblematica data 09/09/90. Napoletano di origini e di "spirito", è alla città partenopea che rivolgo gran parte della mia attenzione di giovane giornalista. Sono autore dei libri "Lo Spallone – Io, Ciro Mazzarella, re del contrabbando", edito da Mursia nel 2013; "Il sangue non si lava – Il clan dei casalesi raccontato da Domenico Bidognetti", edito da ABEditore nel 2017, e "Omissis 01 – La vera storia di Rosa Amato: camorrista per vendetta, pentita per amore", edito da Tralerighe nel 2018.