Banda Polizia Penitenziaria, la denuncia: “Non ci fanno suonare”

L'Organizzazione Sindacale Autonoma Polizia Penitenziaria denuncia una lunga mortificazione della Banda della Polizia Penitenziaria, che vedrebbe come ultimo atto il trasferimento degli orchestrali a Roma.

Banda Polizia Penitenziaria
La Banda della Polizia Penitenziaria durante un concerto.
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«Non è la Banda che non suona. È che non la fanno suonare». Ci tiene a chiarirlo, dopo la pubblicazione del nostro articolo che denunciava la scarsa attività della Banda della Polizia Penitenziaria, l’Organizzazione Sindacale Autonoma Polizia Penitenziaria. Secondo quanto appreso, e ampiamente documentato in una serie di atti ufficiali inviati dal Sindacato al Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria, i musicisti avrebbero infatti proposto una serie di attività che la Banda avrebbe potuto fare, ma non ha mai ricevuto l’autorizzazione e i fondi per fare.

Le proposte della Banda

Nei documenti si legge, ad esempio, di voler riprendere “collaborazioni musicali con il teatro San Carlo di Napoli, i conservatori di musica, gli enti locali, le associazioni e fondazioni che in un territorio (quello campano, NdR) così delicato si battono per recuperare i minori a rischio, dando così, nuovamente soddisfazioni personali e professionali agli orchestrali e di conseguenza lustro prestigio e visibilità a livello nazionale all’Amministrazione Penitenziaria stessa”.

Gli orchestrali hanno, quindi, anche proposto attività dal forte impatto sociale, che però non sono mai state avviate: “viene da chiedersi – si legge – come mai, essendo stato prospettato da parte degli orchestrali ai maestri e poi successivamente alla direzione di Portici e all’Amministrazione centrale, progetti musicali che avrebbero coinvolto la popolazione detenuta per il recupero e il reinserimento, tali iniziative non abbiano avuto esito positivo”.

Inoltre una decina di giorni fa il Conservatorio di Napoli, il più antico d’Italia, ha proposto al Ministero della Giustizia un protocollo d’intesa per lavorare con la classe di strumentazione e direzione per banda con la Banda della Polizia Penitenziaria e gli orchestrali non comprendono perché, invece di cogliere quest’opportunità che darebbe lustro ai musicisti e all’intera amministrazione, si continua a insistere su questo inutile trasferimento a Roma.

Gli ostacoli alla Banda

Qualcosa (o qualcuno) avrebbe quindi impedito alla Banda della Polizia Penitenziaria di svolgere quelle attività: “Purtroppo, – si legge sempre nei vari documenti – dal 2010 con l’assunzione del nuovo maestro (Fausto Remini, NdR) e poi successivamente del maestro vice direttore (Filippo Cangiamila, NdR) le aspettative di crescita degli orchestrali della banda sono venute progressivamente meno in quanto sin dai primi giorni di lavoro i predetti hanno manifestato una volontà di collaborazione assai inferiore alle esigenze; basti pensare che da allora la banda non ha più tenuto concerti in teatri di una certa rilevanza e gli orchestrali sono rimasti gli stessi”.

Il malessere fra gli orchestrali

Questa disattenzione da parte del Dipartimento per l’Amministrazione Penitenziaria, ma anche dagli stessi vertici del Banda, avrebbe causato una grave situazione di disagio negli orchestrali.

“Il lavoro ridotto – si legge in uno dei documento – e l’assenza del Maestro Remini Fausto, in servizio per circa due anni presso il Centro Amministrativo sito in Roma e successivamente presso l’Istituto Superiore Studi Penitenziari in Roma, senza espletare le mansioni per cui è stato assunto (vedasi autorizzazioni dei superiori uffici), nonché la scarsa presenza da parte del Vice Maestro Cangiamila Filippo, hanno comportato negli orchestrali della Banda uno stato di disagio e malessere lavorativo generalizzato”.

I problemi di organizzazione

I problemi della Banda della Polizia Penitenziaria riguarderebbero anche l’organizzazione interna e a risentirne è soprattutto l’attività musicale, visto che – stando a quanto denuncia l’Organizzazione Sindacale Autonoma Polizia Penitenziaria – molto più tempo si potrebbe dedicare anche alle prove, aumentando anche la qualità delle esecuzioni.

“Anche per ciò che concerne l’organizzazione e la programmazione del lavoro della Banda – è riportato in una lettera del Sindacato – […], per la preparazione dei brani musicali (studio individuale, prove a sezione e prove d’insieme), facendo rientrare a Portici il Maestro, incredibilmente non presente in tale sede dal mese di luglio 2015 (sic!), le ore previste di lavoro si potrebbero raddoppiare da 3 a 6 in quanto il Maestro ed il vice Maestro andrebbero a dividersi le sezioni degli ottoni e dei legni per l’intera programmazione lavorativa”.

Uno dei problemi sarebbe, quindi, che il Direttore della Banda, Fausto Remini, non si trova a Portici, dove ha sede la “sua” banda, bensì è distaccato a Roma. Un problema che ora si sta provando a risolvere con il trasferimento di tutta la Banda (invece che del solo Direttore).

“Peraltro, – continua la lettera dell’Organizzazione Sindacale Autonoma Polizia Penitenziaria – riguardo al rientro nella propria sede del Maestro Direttore della Banda Musicale […] non si riesce a comprendere quali siano le prestazioni lavorative che sta svolgendo riguardo alla sua competenza d’impiego”.

Il trasferimento a Roma

A mettere, quindi, ulteriormente a repentaglio l’attività della Banda, secondo il sindacato, potrebbe essere il trasferimento a Roma che è stato attualmente previsto.

“Non ci si spiega, – si legge nei documenti – come mai il Maestro, che inizialmente condivideva pienamente la funzionalità della banda nell’attuale sede e che nutriva serie perplessità sul trasferimento della stessa a Roma, rientrando presso la sua sede di appartenenza avvenuta su sua richiesta, insieme al Maestro vice direttore Filippo Cangiamila abbia sollevato dubbi sulla funzionalità della banda presso l’attuale sede della scuola di Portici”.

A Roma, infatti, ci sono già le Bande delle altre forze armate e quindi i musicisti della Polizia Penitenziaria ritengono di poter fare meglio in un territorio diverso, a maggior ragione che è un territorio per certi versi difficile come quello napoletano.

Sarebbe, in effetti, oggettivamente più semplice trasferire il Direttore Fausto Remini a Portici, invece che l’intera Banda a Roma. Ma soprattutto gli orchestrali si interrogano su quali possano essere le motivazioni che hanno portato in questi anni a voler così mortificare la Banda della Polizia Penitenziaria, non facendola esibire nei contesti idonei, ritardando le risposte alle richieste di partecipazione agli eventi e impedendone le attività. Il dubbio è quello che si vogliano nascondere delle proprie inadeguatezze.

Fabrizio Capecelatro
Sono nato a Milano nell’emblematica data 09/09/90. Napoletano di origini e di "spirito", è alla città partenopea che rivolgo gran parte della mia attenzione di giovane giornalista. Sono autore dei libri "Lo Spallone – Io, Ciro Mazzarella, re del contrabbando", edito da Mursia nel 2013; "Il sangue non si lava – Il clan dei casalesi raccontato da Domenico Bidognetti", edito da ABEditore nel 2017, e "Omissis 01 – La vera storia di Rosa Amato: camorrista per vendetta, pentita per amore", edito da Tralerighe nel 2018.