Tempesta emotiva, la sentenza con un’attenuante che fa indignare

Una riflessione sulla sentenza del tribunale che prevede una riduzione di pena a 16 anni per Michele Castaldo, l'uomo che uccise Olga Matei in preda ad una "tempesta emotiva".

Jakub Schikaneder, Omicidio in casa, 1890
Una riflessione sulla riduzione di pena per il femminicidio a causa di "tempesta emotiva"
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Cosa accade a seguito di una sentenza della Corte d’Appello che determina la riduzione della pena per femminicidio dichiarando l’attenuante di “tempesta emotiva”?

Accade che si resta esterrefatti: dai vertici istituzionali fino alle Associazioni, ai sempre più diffusi sportelli antiviolenza, agli addetti ai lavori del settore sanitario, al tessuto sociale, alle vittime scampate. E ci si incrocia in critiche feroci, dichiarazioni d’intenti, messaggi bellicosi intrisi di retaggi culturali e storici, tutti in un unico coro di profondo sconforto.

ne parliamo in pausa pranzo

La sentenza

Il pronunciamento della Corte di Appello di Bologna sulla pena di Michele Castaldo, condannato per il femminicidio di Olga Matei, è di riduzione da 30 a 16 anni (già ridotto dall’ergastolo). Tutti col collo alzato ed il fiato sospeso ad attendere di conoscere il motivo di cotanta sentenza ed ecco che arriva la tegola sulla testa: “tempesta emotiva determinata dalla gelosia”. Allarme rosso per le donne, in un tempo in cui si spera in un Codice Rosso che le tuteli.

Le valutazioni

Nella sentenza si spiega che la decisione deriva in primo luogo dalla valutazione positiva della confessione. E sebbene la gelosia dell’imputato fosse un sentimento “certamente immotivato e inidoneo a inficiare la sua capacità di autodeterminazione”, tuttavia essa determinò in lui, “a causa delle sue poco felici esperienze di vita“, quella che il CTU definì una “soverchiante tempesta emotiva e passionale”.Che in effetti, “si manifestò subito dopo anche col teatrale tentativo di suicidio“. Condizione che sembra essere stata considerata “idonea a influire sulla misura della responsabilità penale”.

L’omicidio

Occorre fare un respiro profondo per non essere presi da altrettanta tempesta emotiva ed analizzare i fatti. Michele Castaldo, 54 anni, il 5 ottobre 2016 strangolò a morte a mani nude Olga Matei,una donna moldava di 46 anni che viveva da molti anni a Riccione e con la quale aveva una relazione da meno di un mese. Quando Olga si accorse della gelosia estenuante dell’uomo che conosceva da pochissimo, tentò di allontanarlo. Fu così che Castaldo la raggiunse ed uccise, per poi prendere una grossa dose di antidolorifici intenzionato a togliersi la vita. Inviò un messaggio di confessione ad un’amica cartomante, grazie alla quale le forze dell’ordine hanno potuto far luce sulla vicenda.

Il movente della gelosia

Dopo la cattura, l’uomo ha poi dichiarato: “Ho perso la testa perché lei non voleva più stare con me. Le ho detto che lei doveva essere mia e di nessun altro”. Ecco, i fatti ci parlano ancora una volta della non accettazione di una separazione che diventa l’incipit del delirio che porta al femminicidio, nella stragrande maggioranza dei casi da parte di uomini rifiutati che decidono di eliminare la fonte del proprio dolore e della propria frustrazione, coadiuvati da uno stato d’animo ovviamente alterato.

Una doccia gelata

Seppur vada letta nel suo contesto di riferimento, resta il fatto che questa sentenza è una doccia gelata. Come dire che più si è disturbati e più si è tutelati, una brutta scivolata sul terreno già molto scosceso della legiferazione in materia di femminicidio. Se è vero che la sentenza fa giurisprudenza, validare a pieno titolo l’attenuante di uno stato d’animo da raptus di gelosia è ora più che mai una mossa pericolosa, interpretata da molti come un balzo nel passato ai tempi del delitto d’onore.

Il commento di Giulia Bongiorno

Così dichiara in un’intervista a La Stampa Giulia Bongiorno, Ministro per la Pubblica amministrazione: “Leggo che è stato valorizzato come attenuante il suo stato d’animo, determinato dalla gelosia. Ecco, tanto poco lo condivido, quel principio, che qualche anno fa presentai un disegno di legge che muove da una concezione opposta: e cioè che chi uccide in relazione ad un’offesa all’onore va punito più severamente, perché spinto da una concezione della donna come essere inferiore”.

In controtendenza

Siamo decisamente in “controtendenza” rispetto ai pochi passi in avanti fatti in giurisprudenza a favore della tutela delle donne vittime di violenza in questi ultimi anni. E purtroppo restano in cantiere molti disegni di legge che bisognerebbe attuare con una certa urgenza, a partire dal Codice Rosso – proposto proprio dalla Bongiorno – fino alla richiesta di pena certa per l’omicidio d’identità.

“Gravissimo e inaccettabile”

Dura anche la posizione della Commissione d’inchiesta sul femminicidio, i cui senatori considerano “Gravissimo oltre che inaccettabile che nel 2019 la sentenza di un tribunale consideri la gelosia un’attenuante. Enormi passi indietro sulla strada dell’emancipazione e della giustizia”.

Le parole di Valeria Valente

La Presidente della Commissione Femminicidio Valeria Valente, preoccupata afferma: “Così rischiano di annullarsi anni di battaglie e di conquista di diritti fondamentali per le donne. È forse poi giunta l’ora di aprire una riflessione e fare una verifica sulle modalità con le quali vengono eseguite perizie e consulenze, talvolta redatte in modo così burocratico da risultare poco accurate e puntuali, e che finiscono in ogni caso per essere determinanti nella valutazione del giudice“.

Freno a mano nell’emancipazione femminile

Un ritorno al passato remoto insomma, in cui ci sembra d’intravedere chiara la sagoma del fantasma della donna come essere inferiore e la gelosia come movente-attenuante simbolo di passione, tirando così il freno a mano nel percorso già tortuoso dell’emancipazione femminile.

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