“Il” TAV e i Magistrati “di Sinistra” alle 7 a danneggiarti la colazione

2 marzo. Il primo Telegiornale del mattino. La conduttrice illustrando i fatti di ieri definisce la TAV, che finora era femmina, al maschile; e colora le toghe di politica.

Giornale
Il secolo scorso ha determinato “i fatti separati dalle opinioni” e anche "dì ciò che è".
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Noi che abbiamo una certa età siamo cresciuti cercando di “acculturarci”, come si dice, con la consapevolezza di dovere saper  leggere anche “tra le righe”. Forse, per questa assunta abitudine, la TAV era naturalmente “la”: la “Ferrovia” del treno ad alta velocità. Com’erano prima la Ferrovia del Frejus, la Ferrovia Napoli-Portici, la Milano-Roma, la Torino-Lione. Ferrovia, per noi,  era sottinteso, era “tra le righe”, non c’era alcun bisogno che fosse scritta e citata.

“La” Tav cambia genere

Poi è arrivato Travaglio. Onnisciente Direttore di fatti e notizie nazionali, con preferenza a quelle politiche e giudiziarie, influencer potente e ascoltato,  in collegamento in rete sale in cattedra di filologia e sentenzia che il treno è maschio,  il traforo, dove secondo lui passeranno solo merci, pure, e la TAV, sappiatelo, deve cambiare genere.

Una dimenticanza

Riuscendo a influenzare, senza aspettare la Crusca, pure le conduttrici dei telegiornali del giorno dopo che s’allineano. Dimenticando che quel  treno ad alta velocità sarebbe solo “uno” dei tanti che potranno correre su quella “sottintesa” linea ferroviaria, che porterà sui suoi binari, passando da Torino e Lione, merci da Kiev a Lisbona. E sull’intera rete europea, se il Governo italiano non continuerà a fare le bizze, oltre i pomodori di Pachino, i limoni siciliani  e le cipolle di Tropea, velocemente e comodi, anche passeggeri verso Parigi, Londra o Amburgo Copenaghen Vilnius e Helsinki.

E’ il futuro!

E’ il futuro bellezza! Con buona pace del Ministro delle Infrastrutture che vuole infrastrutturale solo il metrò a Torino.

Toghe “colorate”

Dopo questa “travagliata” difesa della TAV femmina, sempre attaccata al telegiornale di stamattina, a noi di una certa età, s’apre un’altra considerazione, molto più grande rilevante e grave: ma… i Magistrati non sono, o devono essere, imparziali, equi, liberi da ogni vincolo? Il loro DNA non è la terzietà, non applicano solo la Legge, senza distinzioni e derivazioni, tanto meno di carattere politico ? E allora come fa la conduttrice a parlare di magistrati “di sinistra”?

I diritti, un baluardo

O non ci siamo accorti che al CSM e al Ministero della Giustizia, dopo Flick, Mastella e Alfano hanno tutti la testa girata dall’altra parte, violentando Costituzione, Codici di Procedura, Libertà e Sicurezza dei cittadini nei loro “Diritti”. Che sono, e devono rimanere il baluardo contro l’arroganza e la prepotenza di parti e collettivi associati a parteggiare, prendendo posizioni che da individuali diventano di gruppo invalidando quella obiettività e terzietà di ogni giudice.

E per concludere, chi è e cos’è oggi il o la  “giornalista” ?

Era, quando la stampa ha originato le prime Gazzette, uno che scriveva notizie, informava il lettore sui fatti accaduti, approfondiva con dettagli ottenuti sul posto, arricchiva intervistando i vicini, i negozianti, e soprattutto le portinaie.

Poi sono nati gli inviati speciali: di guerra, all’estero, presso i potenti da intervistare. In nome della notizia. Il secolo scorso ha determinato “i fatti separati dalle opinioni” e anche “dì ciò che è”. Veri vangeli del quarto potere.

I giornalisti di oggi

Oggi i giornalisti continuano a scrivere, ma non più solo di cronaca e di fatti, come quelli che qualcuno ha definito pennivendoli, e puttane dell’informazione. Questi sono “giornalista e scrittore” come li definisce un’altra conduttrice di vaglia. Scrivono pagine di libri-documento o paginate personali sui magazine; ma soprattutto sono “opinionisti”.

Commenti che diventano notizie

I commenti, con le opinioni, hanno surclassato fatti e avvenimenti, la notizia è pretesto per verbalizzare altro: il parere autorevole e presenziale in video dell’opinionista di turno al quale la solita conduttrice si rivolge con il “Lei che idea s’è fatto?”. E il giornalista, il Direttore, l’ex-magistrato, il giornalista-attore, la giornalisturnista – quasi sempre gli stessi che girano – impavidi e sicuri di sapiente verbo, rispondono, spesso dottorali, impartendo lezioni al volgo attento.

Come Travaglio, appunto.

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Ennio Testa
Nel mezzo del cammin di… sua ottava decade, e non sentirsela addossol, dopo averne viste, sentite, vissute, lette e meditate di tutti i colori, di luce e di buio. Nato e vissuto a Roma, la città del cuore, di cui ama persino i “sanpietrini”, con ascendenze e attiva tradizione milanese, trasferito poi nelle terre etrusche altrettanto amate. Libero e vagabondo ha calpestato e conosciuto le vie di tutta l’Italia e della mezza Europa dove l’impegno l’ha portato, sommando esperienza e saperi che oggi l’aiutano a scrivere.