No vax, a Trento la campagna choc che paragona i bimbi non vaccinati a quelli vittime dell’olocausto

Propaganda no vax che fa discutere a Trento: bambini no vax esclusi da scuola vengono paragonati agli ebrei che vennero esclusi dalle scuole con le leggi razziali.

Il cartellone no vax in una foto pubblicata su Facebook
Propaganda no vax che fa discutere a Trento
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Una campagna no vax che fa discutere. Non solo per il contenuto anti vaccini, ma per le modalità. Accade in Trentino, dove l’obbligo vaccinale che esclude i bambini privi di copertura dalle aule scolastiche è stato paragonato alle leggi razziali promulgate da Mussolini e Hitler, che escludevano i bambini ebrei dalle scuole.

Il cartellone

E, come riporta L’Adige, da qualche giorno a Trento campeggia in bella mostra un enorme cartellone, frutto di una colletta di famiglie no vax. Sopra, le immagini di due bambini. Da una parte un bambino che porta la divisa a righe dei campi di concentramento, la stella di David, e la scritta “non ariano“. Sopra campeggia la frase “La teoria della superiorità della razza ariana giustifica le esclusioni scolastiche“. Dall’altra parte una bambina di spalle, la scritta “non vaccinato“, e la frase ” La teoria dell’immunità di gregge vaccinale umana giustifica le esclusioni scolastiche”.

I promotori

Una campagna promossa dal movimento politico SìAmo, il cui fondatore è Dario Miedico, idolo dei free-vax. La campagna è stata spiegata dal coordinatore del movimento, Emiliano Gioia, che ha illustrato come il manifesto su basi “su una logica molto banale: si escludono bambini su base ideologica, e questa è la stessa cosa che accadeva con le leggi razziali“. E la scelta della divisa dei campi di concentramento? “Scelte grafiche“, a sentire Gioia, che riduce la questione a un mero espediente per “rappresentare l’esclusione“. “Sono cose che si fanno per scuotere, come provocazione“.

E lo stesso movimento, per il colmo del cattivo gusto, con il cartellone gioca, e apre una caccia al tesoro su Facebook. Che però ha scatenato commenti indignati anche da parte dei membri del movimento stesso, almeno sul social network.

Botta e risposta

Commenti a pioggia sulla campagna, ovviamente, bollata come irrispettosa visto il chiaro rifermento al genocidio. Ma le famiglie che hanno aderito alla proposta hanno ribadito che si tratta di un manifesto “forse un po’ provocatorio, questo sì, ma non è che ci sia poi tutta questa differenza tra le due situazioni“. Così, almeno, ha commentato Claudia Cattani, Presidente del comitato trentino Uniti per Oviedo. La quale, riporta ancora L’Adige, punta il dito contro “l’individualismo delle persone che pensano per loro e non sono interessate al fatto che i nostri figli siano rimasti fuori da scuola“. E spiega che “noi la stiamo vivendo come una violenza, non ci stanno sterminando ma quasi, come crede che iniziarono allora?”.

Il commento di Elisabetta Rossi

Il paragone ardito, per così dire, non è sfuggito alla Presidente della Comunità ebraica di Merano, Elisabetta Rossi, che risponde sottolineando le vicende storiche dello sterminio. “L’ho trovato un paragone aberrante e improprio, privo di senso: la Shoah è stata una tragedia unica, uno sterminio pianificato. Queste persone vogliono banalizzare e strumentalizzare. Da parte mia mi muoverò anche tramite l’associazione Figli della Shoah, presieduta da Liliana Segre, per bloccare in tutti i modi questo scempio. Queste persone dovrebbero vergognarsi“.

I commenti della politca

Ad indignarsi anche Luca Zeni, ex assessore provinciale alla Salute che osserva: “Trovo offensivo per la memoria di milioni di persone accostare una legge di salute pubblica alle leggi razziali che hanno portato allo sterminio di milioni di persone

Ma critiche arrivano non solo dal Pd, con Luca Zeni. Anche il consigliere provinciale Cinquestelle Filippo Degasperi ha espresso “sconcerto”, parla di «approccio controproducente anche per chi sostiene che le esclusioni vadano eliminate».

Elisabetta Riboldi
Nata il 15 luglio 1992, ho seguito il tipico cursus honorum della letterata milanese: diploma al liceo classico G. Berchet, laurea triennale in Lettere Moderne e magistrale in Filologia Romanza presso l'Università degli Studi di Milano. Fervente appassionata di tutte le arti, curioso nelle librerie, alle mostre, nei musei; per quasi dieci anni ho seguito corsi di teatro e, in seguito, di danza ottocentesca. Ma quella stessa curiosità che mi porta a indagare l'arte e la storia mi àncora fortemente all'attualità, di cui cerco di indagare processi e retroscena.