Simonetta D’Amico: “Vi racconto la mia notte da profugo”

I consiglieri comunali Simonetta D'Amico, Alessandro Giungi e Diana De Marchi hanno passato la notte in Piazza della Scala come gesto simbolico di solidarietà per i richiedenti asilo che per effetto del Decreto Sicurezza perderanno la possibilità di avere una casa.

I consiglieri D'Amico, Giungi e De Marchi in una foto pubblicata su facebook
I consiglieri D'Amico, Giungi e De Marchi che hanno passato la notte in Piazza della Scala
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Una notte passata per strada. E non una notte d’estate, in cui trascorrere le ore di buio all’esterno può essere anche piacevole, ma una notte di metà febbraio, con le temperature ancora rigide. Si tratta del gesto simbolico messo in atto da tre consiglieri comunali di Milano, che per protestare – pacificamente – contro il Decreto Sicurezza hanno passato la notte in Piazza della Scala, come quei richiedenti asilo che il Decreto lascerà senza un tetto.

Intervistata da CiSiamo.info, la consigliera Simonetta D’Amico, che insieme ai colleghi Alessandro Giungi e Diana De Marchi ha passato la notte all’aperto, ci ha raccontato come è andata.

Ci parli di questa notte, com’è andata?

E’ andata bene, a parte il freddo. Anche se era una notte meno gelida di altre, comunque stando fuori il freddo si sente dopo un po’, quindi è stata dura. Poi sono venute varie persone a salutarci, ed eravamo in tre, quindi bene o male è andata. La nostra idea era basata sul “è solo per una notte”, ma altrimenti, ci siamo resi conto, è veramente dura. Oggettivamente, non si ha nulla, nemmeno la possibilità di usare un bagno. Noi siamo stati fortunati, e infatti non siamo assolutamente degli eroi, perché potevamo utilizzare i servizi di Palazzo Marino che rimane aperto tutta la notte con un custode. Ma immagino chi purtroppo è costretto a vievere sulla strada tutti i giorni. E’ una vita durissima. Quindi si rischia veramente di perdere la dignità. Secondo me bisogna sempre avere grande rispetto per chi vive sulla strada. Il gesto che è stato fatto dal vicesindaco di Trieste di buttare le coperte di un clochard è un gesto che disconosce che quella persona sia veramente un essere umano. La dignità è anche un po’ come la società ti guarda.

Qual è stato il motivo di questa iniziativa?

Il motivo è la protesta contro il Decreto Salvini. Un gesto simbolico ma anche forte, sebbene pacifico, che abbiamo fatto con il sorriso, per segnalare la gravità di questo decreto e i risvolti che avrà sui richiedenti asilo, su coloro che avrebbero avuto diritto ad un tetto, e verranno invece gettati sulla strada. A Milano si calcola che ci saranno 800 nuovi senzatetto, e questo è un grave problema per la città, ma anche per le persone che rimangono senza diritti. Volevamo fare un gesto di solidarietà, e simbolicamente rappresentare coloro che da un momento all’altro si ritroveranno sulla strada. Noi lo abbiamo fatto un giorno, ma ci sono già persone senzatetto che vivono tutto l’anno sulla strada. E ce ne saranno di nuove, questa è la cosa grave. Oltre ovviamente al fatto che rimarranno senza diritti. Su questo il Comune di Milano ha proposto di istituire un registro per i richiedenti asilo. Ed è un’ottima proposta.

Di cosa si tratta?

La proposta è stata presentata in Commissione settimana scorsa dagli assessori Majorino e Cocco. Si tratta di un registro di tutti i richiedenti asilo. Non degli irregolari: gli irregolari non hanno nessuna possibilità di venire inseriti in un registro che dia loro la possibilità di avere una residenza. E’ una misura che riguarda solo i richiedenti asilo, che con il Decreto Sicurezza non hanno più questa possibilità. Prima chi era richiedente asilo otteneva il permesso di soggiorno e poi si poteva iscrivere all’anagrafe: da lì discendevano tutta una serie di diritti. Invece con il Decrto Sicurezza questo non è più possibile. Però il registro, oltre a garantire il riconoscimento ai richiedenti asilo del diritto alla salute, di quello ad avere poi una casa,di un contratto di lavoro… oltre a questo garantirebbe anche una maggiore sicurezza della città. In questo modo infatti si saprebbe dove sono i richiedenti asilo, dove è possibile rintracciali. E’ anche un modo per garantire la sicurezza del territorio della città.

Quali potranno essere le ripercussioni di questo gesto?

Per un gesto soltanto non credo ce ne saranno, ma questa potrebbe costituire una sorta di rivoluzione civica. A questo gesto potrebbero seguire altre azioni, magari anche messe in campo da noi. Sempre pacifiche, ci mancherebbe. Noi vogliamo rispondere a questa legge che fomenta l’odio e l’insicurezza con gesti pacifici e con il sorriso. Potrebbe nascere però anche una mobilitazione civica che possa tenere alta la guardia sulla legge Salvini, che serve a calpestare tantissimi diritti e a causare tanta insicurezza soprattutto nelle grandi città come Milano.

Come mai eravate solo in tre?

L’idea è stata del consigliere Giungi, che mi ha chiesto di intervenire e io ho risposto subito con entusiasmo di sì. Poi è stata coinvolta anche Diana De Marchi. In verità era aperto a tutti, avrebbe potuto aderire chiunque, non era un evento chiuso. Solo che forse ci vuole anche una preparazione psicologica per affrontare una notte al freddo. Noi ci siamo messi lì che erano le 20.30 e siamo andati via che erano quasi le 7, non è stato semplice. Quindi capisco chi non se l’è sentita. Però magari vedendo noi che siamo riusciti a fare questo gesto pacifico e di estrema simbolicità, qualcuno poi potrà fare qualche altro gesto, sempre pacifico, di protesta contro questa legge. Speriamo, anzi, che qualcuno senta questa urgenza!



Elisabetta Riboldi
Nata il 15 luglio 1992, ho seguito il tipico cursus honorum della letterata milanese: diploma al liceo classico G. Berchet, laurea triennale in Lettere Moderne e magistrale in Filologia Romanza presso l'Università degli Studi di Milano. Fervente appassionata di tutte le arti, curioso nelle librerie, alle mostre, nei musei; per quasi dieci anni ho seguito corsi di teatro e, in seguito, di danza ottocentesca. Ma quella stessa curiosità che mi porta a indagare l'arte e la storia mi àncora fortemente all'attualità, di cui cerco di indagare processi e retroscena.